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Il sindaco Luca Vecchi: «Parco Ottavi, una cazzata storica»

Il primo cittadino riconosce gli errori del passato. «Ora serve discontinuità, i segnali arriveranno presto»

REGGIO EMILIA. Passato e presente a confronto, nella tavola rotonda organizzata da Boorea sulla «metamorfosi del modello emiliano». Si discute anche del rapporto tra il partito e la cooperazione. La provocazione è facile: in passato, è accaduto o no che il partito commissionasse opere pubbliche alla cooperazione, e che questa rispondesse all’appello senza troppo preoccuparsi della loro percorribilità finanziaria?

Il convitato di pietra è Parco Ottavi, e il sindaco Luca Vecchi usa toni lontani dal suo tradizionale aplomb istituzionale: «Parco Ottavi - dice - è stato un errore. Una cazzata storica». La storia è nota: nel 2005 il Comune di Reggio approva un piano edilizio che prevede la costruzione di 1.400 appartamenti, di cui 400 destinati al residenziale sociale. Ma anche commercio, scuole, biblioteche e strutture sportive private. A costruire, la Coop Muratori Reggiolo. Parecchi milioni di euro investiti: il 100% del capitale sociale di Cmr viene investito in quella zona a sud-ovest della città. Poi arriva la crisi, la Cmr affonda lasciando a Parco Ottavi soltanto desolazione.

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Ma non è che a sua volta, Vecchi sia ricaduto nel «vizietto», chiedendo a Sicrea di intervenire direttamente nella complessa operazione di restyling del PalaBigi? Il sindaco smentisce seccamente: «Noi stiamo dando segnali di discontinuità, e nelle prossime settimane porteremo il frutto del lavoro di questi mesi, anche in un’ottica di segno opposto rispetto alla cementificazione che c’è stata. Quanto al PalaBigi, diciamo innanzitutto che il referente è il Comune, ovvero l’istituzione che rappresento, e non il partito. In secondo luogo, noi non abbiamo cercato Sicrea, ma è stata la stessa Sicrea che si è presentata con una sua proposta».

Ndr: normalmente, non pubblichiamo parolacce, né sul sito né sul giornale. Ma il sindaco Vecchi, il cui linguaggio è sempre molto istituzionale e "politicamente corretto", questa volta ha voluto usare un'espressione forte. L'ha fatto a una tavola rotonda pubblica, ragione per cui abbiamo deciso di lasciare il termine di cui al nostro titolo, perché a nostro avviso ha un valore politico

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