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E Chiara diventa Anna, il “Boss in incognito”

La Nasi, presidente Cir Food, ieri protagonista del nuovo format in onda su Rai2: «Ne è valsa la pena: volevo entrare nei processi e ho conosciuto persone speciali»
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REGGIO EMILIA. Trucco e parrucco e Chiara Nasi è diventata semplicemente Anna. «Non sei la mia mamma. Perché hai i baffi?...» le ha chiesto ridendo il figlio Riccardo di 7 anni, per poi ammettere che «sì sembri più giovane», poco prima che la presidente Cir Food, in jeans e sandali con le zeppe, salisse sul treno per Milano; qui si è trasferita per una settimana di riprese come protagonista del programma “ Boss in incognito ” andato in onda ieri sera su Rai2 e condotto da Costantino Della Gherardesca . Alla fine però, tornata a Reggio Emilia, Nasi ha gettato la maschera davanti alle telecamere e ai suoi dipendenti – rimasti a bocca aperta – con i quali ha lavorato in incognito fino a poche ore prima.

Sette giorni intensi che la Nasi ha rivissuto ieri sera guardandosi alla tv. «Non mi ero ancora vista – confessa – È stata un’emozione. Il progetto mi è piaciuto fin da quando ce lo hanno proposto ma avevo qualche dubbio sul titolo del programma. Io non sono la proprietaria di Cir food, ma un presidente pro tempore. La parola “boss” mi ha dato un po’ da pensare, ma l’esperienza, poi, si è rivelata molto bella e intensa».

Con chi ha guardato la puntata?

«Con dei miei amici. Hanno organizzato loro la serata. Non posso dire di non essere stata emozionata».

Come mai avete girato le puntate a Milano e non a Reggio Emilia?

«A Milano sono meno nota. Siamo una cooperativa, faccio un sacco di assemblee in giro per l’Italia ma a Reggio tutti conoscono il mio viso. Abbiamo quindi deciso di girare in alcune strutture lombarde, per evitare problemi al primo colpo».

E l’hanno riconosciuta?

«No. O meglio: le persone con le quali ho lavorato gomito a gomito no. Altri sì, ma sono subito stati resi complici del gioco».

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Che ruoli ha ricoperto?

«Sono stata in più strutture, durante una settimana di riprese, che sono avvenute lo scorso settembre. È stato piuttosto impegnativo, anche dal punto di vista fisico. Ho servito al banco self service di una mensa aziendale, poi sono stata addetta in un ospedale dove caricavo i pasti per chi necessita di diete speciali. Poi ho fatto un turno di notte lavando piatti e stoviglie. Sono anche andata a lavorare in un bar pubblico, sempre all’interno di un ospedale e infine ho prestato servizio in un centro pasti per i bimbi delle scuole».

Tutto fuori città quindi?

«In realtà la produzione è venuta a casa mia all’inizio, come si vede nel programma. Sono rimasti un giorno e mezzo. Poi a Reggio c’è stata la scena finale, girata nella nostra sede. I nostri dipendenti, inconsapevoli protagonisti del programma, sono stati chiamati da Milano a Reggio e qui hanno scoperto chi ero in realtà».

Da presidente a operaia è stato un bel salto?

«Devo dire di sì, una fatica fisica ed emotiva molto forti. Ho lavorato insieme a quattro donne e un uomo, che non conoscevo, ma che mi hanno fatto apprezzare ancora di più il frutto del nostro lavoro».

Perché ha deciso di partecipare?

«Perché spero di aver portato un valore aggiunto a Cir food. Non solo: in tanti pensano che il nostro lavoro sia umile, ma è solo apparenza. Siamo un’azienda in prevalenza femminile e dotata di grandi professionalità».

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