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Pallacanestro Reggiana, quarant’anni di storia

Tra emozioni, lacrime e successi, la società festeggia i suoi otto lustri di vita: ripercorriamola

REGGIO EMILIA. Otto amici e un sogno. Quello di riunire sotto un’unica bandiera i maggiori club cestistici cittadini. Quando Gianni Pastarini, Enrico Prandi, Pierluigi Codeluppi, Alberto Bertolini, Giorgio Bertani, Mauro Ponzi, Massimo Vernillo e Luigi Testa si riuniscono per firmare il documento non sanno che hanno appena dato vita a quella che sarà destinata a divenire una delle maggiori società cestistiche italiane. E’ il 3 settembre 1974 quando quel documento dà vita al club.

Il primo campionato che la neonata società si trova ad affrontare è la Promozione. Lo farà con il nome dello sponsor Magazzini Jolly e con una maglia bianco-azzurra destinata invece a finire presto negli archivi dopo pochi anni. Il primo campionato si chiude con la promozione in serie D, una categoria in cui il club resta solo un paio di stagioni. Con l’approdo in serie C inizia una nuova e importantissima avventura.

La stagione 1977-78 si apre con la fusione con la Cestistica Tricolore e l’arrivo dello sponsor Cantine Riunite, un binomio che porterà grande fortuna alla società. Prima dell’inizio della stagione, visto il nuovo sponsor, si decide di abbandonare il bianco-azzurro e adottare gli attuali colori sociali: bianco e rosso. In città cresce l’interesse verso l’ambiziosa formazione biancorossa che trova il proprio leader in Gianni Codeluppi. La stagione si conclude con la promozione in serie B.

Per affrontare la nuova categoria si arriva a un accordo con la Pallacanestro Correggio, all’epoca guidata da Adelmo “Jerry” Ferrari che sbarca nella società reggiana portando in dote un “certo” Orazio Rustichelli che farà impazzire la crescente tifoseria. La squadra è affidata a Beppe Ferretti, sostituito poi in corsa da Mondo Vecchi. Gli sforzi non vengono però premiati e la Pallacanestro Reggiana chiude il campionato all’ultimo posto che vuol dire retrocessione. Nel baratro però il club non sprofonda: in estate la società viene infatti ripescata e con l’acquisita esperienza e grazie alle risorse dello sponsor si allestisce per affrontare la stagione successiva una formazione giovane e forte. L’auspicato salto di categoria non arriva per un paio di stagioni ancora. Nonostante i risultati sperati non arrivino, quegli anni saranno fondamentali per la crescita societaria. In squadra entra l’esperienza di Mario Ghiacci e debutta un giovane promettentissimo dal nome di Piero Montecchi.

E’ solo al termine del campionato 1981-82 che il club riesce a salire nel basket professionistico. Ci riesce grazie al capitano Rustichelli, al sempre più lanciato Montecchi, al gigante Fuss, all’inossidabile Zonta. Alla guida della formazione che, in una notte magica a Udine batte il più quotato Necchi Pavia e sale in serie A2, c’è Gianni Zappi. La città è sempre più interessata al basket e l’interesse salirà ancora nelle due stagioni successive.

Ci crede la dirigenza reggiana: il presidente Enrico Prandi conferma Gianni Zappi  e punta sugli americani Roosevelt Bouie e Rudy Hackett. Reggio s’innamora di questa squadra che l'anno successivo, 1983/84, con Dado Lombardi in panchina e trascinata dalla leadership di Pino Brumatti, conquista la serie A1.

Le Cantine Riunite riescono a far tremare anche qualche grande squadra e quell'anno chiudono un ciclo magico raggiungendo gli ottavi di finale dei play off. Sono anni in cui cresce la febbre per il basket non più soltanto in città ma anche in tutta la provincia.

La stagione 1986-87 è particolarmente travagliata e si conclude con la retrocessione in A2, dopo l’avvicendamento in corsa in panchina fra Cesare Pancotto e Leo Ergelini che resterà al comando per le ultime tre gare del campionato. Piero Montecchi, diventato l’idolo di tanti ragazzini reggiani, viene acquistato dall’Olimpia Milano e con le scarpette rosse ai piedi farà grandi cose nelle stagioni che seguiranno.

Reggio riparte dal tecnico Piero Pasini che riporta il team biancorosso fra le grandi della serie A1. All’inizio degli anni ‘90 la proprietà societaria passa a Coopsette, arriva lo sponsor Sidis, e si allestisce una formazione ambiziosa. I risultati non sono però all’altezza delle (alte) aspettative. La squadra conquista l’accesso alla Final Four di Coppa Italia ma incontra gravi difficoltà nella seconda parte della stagione che chiude con la retrocessione in A2. Nonostante non sempre i risultati arrivino, la dirigenza societaria continua a crederci.

In quegli anni di saliscendi fra la A1 e l’A2 sbarca in città anche Joe Bryant, giocatore forte ed esperto, che porta con sé la famiglia. Il piccolo Kobe Bryant, destinato a collezionare anelli Nba, compie meraviglie nelle giovanili biancorosse, un settore su cui il club da sempre decide di investire grandi risorse.

L’annata 1992-93 si apre con l’arrivo del tecnico Virginio Bernardi e con quello di Mike Mitchell, leggenda dai gloriosi trascorsi sui parquet della Nba che resterà a Reggio per sette campionati. Il Professore conquista i cuori dei reggiani, sul campo e fuori. Grazie alle lezioni di grande pallacanestro impartite dal professor Mitchell, la Pallacanestro Reggiana riesce a tornare nel gotha del basket italiano. Al Bigi si registra di nuovo il tutto esaurito in ogni gara interna, ma dopo un paio di stagioni alcune scelte sbagliate nel roster riportano il club in A2. Si decide di puntare sui giovani: sul novellarese Alessandro Davoli e sul talento, ancora tutto da scoprire, Gianluca Basile.

Al termine del campionato 1996-97 la Cfm allenata da Giordano Consolini conquista una meritata promozione in A1. Per la stagione successiva, 1997/1998, la società lavora per riportare alla guida Dado Lombardi. Il suo vice è un timido e giovanissimo Max Menetti. Come accaduto qualche annetto prima, Lombardi compie il miracolo. Dopo una stagione di alti e bassi, la squadra riesce a qualificarsi per i play off e lì esplode. Prima Milano e poi Treviso cadono sotto i colpi di giocatori come Chris Jent, Diego Pastori, Marcelo Damiao, Gianluca Basile e, naturalmente, Mike Mitchell.

In una magica notte di pioggia a Treviso, la Pallacanestro Reggiana conquista il risultato più alto della propria storia: la qualificazione alla semifinale. Qui la squadra, troppo provata dalla fantastica cavalcata nei play off, esce (ma a testa alta) eliminata dalla Fortitudo Bologna. La qualificazione alla semifinale porta però un regalo grandissimo ai tifosi reggiani: la qualificazione alla coppa Korac. Il club si trova quindi, la stagione successiva, a disputare per la prima volta nella sua storia una coppa europea.

L’annata magica della semifinale si chiude però con l’addio al basket di Mitchell che a 41 anni decide di appendere le scarpette al chiodo e il trasferimento, proprio alla Fortitudo, del grande talento Basile: il miglior prodotto mai uscito dal prolifico settore giovanile della Pallacanestro Reggiana.

Ma quell’annata vede anche per la prima volta in società l’arrivo di Alessandro Dalla Salda, entrato come responsabile della comunicazione e destinato a ben altro negli anni che seguiranno. Gli anni ‘90 vissuti ballando fra l’A1 e l’A2 si chiudono con un cambio importante alla presidenza con l’avvicendamento fra Elio Monducci e Chiarino Cimurri all’alba del nuovo millennio. La squadra allestita per fare raggiungere la salvezza nella massima serie, non riesce a centrare l’obiettivo e l’annata si chiude con l’amarezza di una nuova retrocessione.

Si decide quindi di cambiare rotta chiamando in panchina Franco Marcelletti che fa viaggiare bene la squadra per la quasi totalità rinnovata. Il team capitanato da Sandro Dell’Agnello si rende protagonista di un ottimo play off. Nella finale per salire in serie A1 un canestro del livornese Gary Barlow a un niente dal gong gela le ambizioni reggiane e regala la promozione al Livorno.

L’anno successivo nasce ufficialmente il campionato di Legadue che vede la Pallacanestro Reggiana (sponsorizzata Bipop-Carire) ai nastri di partenza con una formazione forte e strutturata per provare ancora a risalire al piano superiore. In estate avviene un passaggio importantissima ai vertici della società, destinato a lasciare un segno profondo nella storia biancorossa. La presidenza passa all’imprenditore Stefano Landi (entrato nel club anni prima come responsabile del settore giovanile), ad affiancarlo un altro imprenditore (e grande amico) Ivan Paterlini, mentre Chiarino Cimurri esce dal club per assumere il ruolo di presidente della neonata Legadue. In società, fra le pochissime donne ai vertici di una società cestistica italiana, resta come consigliere Maria Licia Ferrarini, mentre Alessandro Dalla Salda viene promosso al ruolo di direttore generale del club.

La Bipop nel confermatissimo coach Marcelletti viaggia a mille. Alvin Young, l’americano che lo stesso tecnico s’è scelto alle Summer League di Las Vegas, è il nuovo idolo della tifoseria così come l’altro americano di talento Kris Clack. Il palasport si riempie all’inverosimile nel corso dei play off dominati come la stagione. Il sogno muore ancora una volta in finale. Questa volta a volare in serie A è Napoli. Si riparte con la volontà di creare uno squadrone per salire di categoria.

Marcelletti lascia il posto a Luca Dalmonte. Nel mercato estivo arriva il centro Stefano Rusconi, unico italiano assieme a Esposito, a essere sbarcato in serie A. Il team è forte, ma la chimica non c’è. Costruita per far paura a tutti, la squadra, impegnata anche nell’avventura della Champion’s Cup, è oggetto di tante critiche ed esce di scena già al primo turno play off contro Jesi.

La batosta porta a profonde riflessioni estive. Salutato senza rimpianti Luca Dalmonte, si decide di puntare su Fabrizio Frates (cui viene affiancato il vice Max Menetti). L’architetto milanese allestisce una squadra di giovani promettenti e giocatori affamati, in cerca di rilancio. Sin dalle prime battute della stagione 2003/04 si vede che la formula funziona. Con gli occhi di tigre, Kiwane Garris, Marco Mordente, Alvin Young, Marcelo Damiao e un giovanissimo Angelo Gigli fanno grandi cose. La promozione arriva evitando lo spettro dei play off, direttamente al termine della regular season.

Dopo anni di purgatorio in Legadue, la Bipop è di nuovo fra le grandi. Confermato il nucleo principale, il team approccia bene anche la categoria superiore. La prima parte della stagione si conclude con la qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia. A Forlì, nel febbraio 2005, la Bipop raggiunge la finale dove esce con grande onore battuta dalla corazzata Benetton Treviso. Ad assistere alla sfida al palafiera della cittadina romagnola e ad applaudire i biancorossi nella prima finale di coppa della storia ci sono più di tremila reggiani. La medaglia d’ argento in coppa Italia porta alla qualificazione all’Uleb Cup. A fine stagione, la squadra perde alcuni pezzi importanti ma si lavora bene sul mercato riuscendo comunque a mantenere una formazione competitiva e ambiziosa.

La stagione 2005/06 è ricca di soddisfazioni... lontano dall'Italia. La formazione biancorossa, sponsorizzata direttamente dall'azienda del patron Landi "Landi Renzo spa", raggiunge i quarti di finale dell'Uleb Cup mentre in campionato (che disputa con il nome del main sponsor Bipop) centra la salvezza chiudendo all'undicesimo posto.

L'anno successivo la stagione è negativa. Dopo tante sofferenze, la squadra retrocede in Legadue. Nella seconda lega nazionale vi resta per cinque stagioni. Alla guida del team, s'alternano Coen, Marcelletti, Ramagli fino alla decisione della società di affidare la gestione tecnica a Max Menetti, tecnico cresciuto nel club.

La tumultuosa stagione 2010/11 vede la Pallacanestro Reggiana rischiare la retrocessione nei dilettanti. La tragedia non si consuma. All'ultima giornata,la squadra (sponsorizzata Trenkwalder) strappa la salvezza battendo in casa Veroli e grazie alla concomitante sconfitta di Verona sul campo di Scafati. In campo c'è il capitano Alessandro Frosini che di lì a pochi mesi diventerà il nuovo direttore sportivo biancorosso. Dopo la grande paura, la Pallacanestro Reggiana decide infatti di affidarsi alle profonde conoscenze della pallacanestro di Frosini che, assieme al confermato tecnico Max Menetti, allestisce una squadra che trova subito un ottimo feeling.

La stagione 2011/2012 si risolve con una splendida galoppata verso la promozione in serie A, conquistata con una giornata d'anticipo al termine della regular season. Le soddisfazioni non sono finite. La stagione successiva, 2012/2013, si chiude con l'accesso ai play off: qui la Trenkwalder lotta con le unghie e con i denti e porta fino a gara 7 la serie con Roma.

Si riparte, l'ottobre successivo, sposando una nuova avventura: l'Eurochallenge 2013/2014. La squadra che prende il nome dal nuovo main sponsor Grissin Bon vede divenire leader il play azzurro Andrea Cinciarini e s'arricchisce in dicembre di un grande campione cone Rimas Kaukenas, riportato in Italia per sostituire il deludente Coby Karl dal ds Frosini. Gara dopo gara, la Grissin Bon riesce a far innamorare i tifosi. L'avventura in Eurochallenge si chiude con la conquista del trofeo internazionale (il primo della storia biancorossa) il 27 aprile 2014 al palaDozza di Bologna. L'impianto felsineo vede arrivare cinquemila tifosi reggiani che esplodono di gioia quando il capitano biancorosso Michele Antonutti solleva al cielo il trofeo. Disgraziatamente non finisce come sperato il campionato. La Grissin Bon viene infatti eliminata nell'ultima gara degli ottavi con la Montepaschi Siena che sparirà un paio di mesi più tardi.

Ma è il 2015 l'anno d'oro della Pallacanestro Reggiana, anche se l'inizio della stagione 2014/2015 è costellato da infortuni, che colpiscono uno dopo l'altro i giocatori biancorossi e costringono la squadra in più occasioni a scendere in campo con soli sette giocatori. L'arrivo di Drake Diener, Darius Lavrinovic (inizialmente sostituito dal fratello Ksystof) e Achille Polonara, oltre a un Amedeo Della Valle a disposizione dall'inizio, rendono subito la squadra consapevole delle proprie potenzialità: in campionato la partenza è buona ma la Grissin Bon paga in Eurocup (con l'eliminazione nella prima fase) lo scotto della matricola e il doppio impegno con un roster a ranghi ridotti.

A febbraio, nella Final Eight di Coppa Italia, i biancorossi vengono eliminati in semifinale da Sassari, che poi alzerà il trofeo, mentre in campionato la squadra di Menetti lotta nelle primissime posizioni, chiudendo la stagione regolare al terzo posto, risultato più alto mai conseguito nei quarant'anni di storia della società, ma il bello deve ancora venire....

Nei play off la Grissin Bon si trova subito ad affrontare l'Enel Brindisi, sesta classificata, e il passaggio del turno appare d'obbligo, ma non sarà così facile. Sarà infatti la squadra pugliese, in gara 4, in vantaggio 2-1 e davanti al proprio pubblico, a giocarsi il primo match ball. Ma è lì, in un infuocato palasport di Brindisi, che la Grissin Bon si scopre squadra vera e compatta, conquistando il punto del 2-2, con il passaggio alla semifinale che arriverà due giorni dopo, grazie a gara 5 giocata al PalaBigi.

Anche in semifinale, contro una fortissima Reyer Venezia (che può godere del fattore campo nell'eventuale gara 7), è una lotta all'ultimo sangue e la Pallacanestro Reggiana si trova a giocare gara 6, al Pala Bigi, sotto 3-2. Con due match point nelle mani di Recalcati, il sogno di centrare la prima, storica finale scudetto sembra destinato a interrompersi. Ma ancora una volta Cinciarini e compagni sovvertono ogni pronostico e prima centrano il punto del 3-3, per poi andare a espugnare il campo della Reyer nella decisiva gara 7. E' finale!!!

Tra la Grissin Bon e lo scudetto rimane la Dinamo Sassari, che ha fatto fuori la favorita EA7 Milano. Anche se gli uomini di Sacchetti hanno chiuso la stagione regolare al quinto posto e Reggio può contare sul fattore campo nell'eventuale spareggio, sono loro i favoriti della finalissima. Ma la Grissin Bon parte fortissimo, vince le prime due partite casalinghe e va in Sardegna sul 2-0: a Sassari sfiora per due volte il successo, ma cade sempre per pochissimo, all'ultimo tiro. Gli uomini di Menetti, decimati da infortuni e problemi fisici, non si arrendono: vincono un'epica gara 5 a Reggio Emilia e vanno a giocarsi il match point in Sardegna, dove però Sassari riesce a spuntarla, prima di venire a espugnare Reggio, dove non aveva mai vinto in tutta la sua storia, proprio nella decisiva gara 7. Il sogno dei reggiani si trasforma in incubo.

La nuova stagione, la 2015/2016 ancora tutta da vivere, ha visto subito

la Pallacanestro Reggiana aggiudicarsi un trofeo, il primo in Italia nella sua storia: la Supercoppa. A Torino, in semifinale, si prende subito la "rivincita" su Sassari, per poi affondare l'EA7 Milano dell'ec Cinciarini in finale e aggiudicarsi il trofeo.

 

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