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'Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende

C’era una volta l’Emilia Romagna terra felice: ecco la mappa interattiva Open Data dei beni confiscati in Emilia-Romagna - Dossier in collaborazione con Dataninja e Confiscatibene - A cura di Paolo Cagnan

REGGIO EMILIA. Un tempo era un'isola felice l’Emilia-Romagna, terra tra l’altro di agricoltura, edilizia e turismo, tutti settori che fanno gola alle principali organizzazioni malavitose, che da tempo hanno spostato qui casa, famiglia e affari. In questa regione l’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati ha censito 112 beni sottratti ai circuiti illegali, 86 immobili e 26 aziende.

Il quadro nazionale -L'inchiesta dell'Espresso -L'addio del prefetto antimafia - L'allarme riciclaggio - Tutti gli articoli  -"Non è successo niente" -Cortocircuito, la video-inchiesta -La mafia del post-terremoto La cosca Grande Aracri - Nicolino "mano di gomma" - La mafia dei camion - "Accelerare le confische"

Numeri destinati a crescere se è vero che i frutti delle inchieste giudiziarie condotte tra il 2012 e il 2013 arriveranno in futuro. Secondo l’ultimo rapporto della Direzione distrettuale antimafia, cresce “l’attenzione dei clan campani nel ricco e produttivo tessuto economico della regione, dove investono le risorse acquisite attraverso le attività illecite”. E a muoversi è in particolare il clan dei Casalesi di Caserta, “la cui presenza è stata segnalata anche nelle province di Ferrara, Ravenna, Parma, Reggio Emilia e Rimini”.

La ‘ndrangheta, invece, è segnalata tra le province di Reggio Emilia, Modena e Ravenna. Il maggior numero di immobili confiscati alla criminalità organizzata insiste nella provincia di Bologna (21) appena sopra Forlì-Cesena.

I tentacoli di ‘ndrangheta e camorra su Reggio e Modena

“La provincia di Modena è caratterizzata da una rilevante presenza di ‘ndrangheta e di camorra, attive da anni sul territorio e oggetto di importanti operazioni di contrasto”: questo si legge nel rapporto “Le Mafie al Nord” dell’Università di Milano, presentato a luglio scorso dalla Commissione parlamentare antimafia. Eppure i numeri dell’Agenzia dicono tutt’altro, che in tutta la provincia di Modena non ci sono immobili confiscati alle mafie, ma solo due aziende, una nel capoluogo attiva nel settore agroalimentare e una a Formigine. E invece “sul territorio operano le famiglie di ‘ndrangheta dei Longo-Versace provenienti da Polistena (RC) e dei Nirta Strangio originari di San Luca (RC), a cui si affiancano i clan di camorra dei casalesi, dei Falanga di Gioia di Torre del Greco e i Fabbrocino di Napoli”.

Secondo il rapporto, Modena “insieme a Reggio Emilia, rappresenta la provincia con la più alta densità mafiosa, in cui si riscontrano singolari atti intimidatori e sospetti rapporti tra crimine organizzato e politica locale”. Le confische definitive forse arriveranno. La novità è che la magistratura emiliana ha cominciato l’aggressione ai patrimoni criminali delle organizzazioni meridionali.

Nel 2012 nel distretto di Corte d’Appello di Bologna (unico per tutta la regione) si sono registrati 18 procedimenti di sequestro e confisca, per un totale di 450 beni. Basti pensare che nel 2009 i beni immobili e mobili, compresi i conti correnti, oggetto di procedimento giudiziario erano appena 2 (Fonte: Banca dati del Sippi, Sistema Informativo Prefetture e Procure d’Italia).

Recentissima ad esempio la notizia di cinque confische tra Modena (1), Castelfranco (1) e Nonatola (3), emersa grazie alla mappatura dei beni confiscati in regione, realizzata tra gli altri da Federica Terenzi, ricercatrice del Master in Riuso dei Beni confiscati dell’Università di Bologna.

Una delle ultime importanti operazioni è stata condotta il 9 aprile 2014 nei confronti della cosca Arena Nicosia, originaria di Isola Capo Rizzuto. Un patrimonio da 13 milioni di euro, composto da auto, conti correnti, appartamenti e aziende nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna.

Meglio investire in periferia

Forlì è il comune con il maggior numero di immobili confiscati, 16, contro i 9 di Bologna. Per quanto riguarda le aziende, il capoluogo si riprende il primato (10), seguito da Ferrara (2).


In Emilia-Romagna sono presenti 26 aziende appartenute alla malavita (settimo posto in Italia), di cui 18 in gestione. In Riviera romagnola le mafie hanno agito nell’ombra, come sostiene il Gruppo Antimafia Pio La Torre, che ha effettuato un monitoraggio sui beni confiscati.

I proventi del gioco d’azzardo, dello spaccio di droga e delle estorsioni hanno portato nelle casse delle cosche denaro sporco da immettere in altri circuiti legali, questa volta con la copertura delle cosiddette “teste di legno” . Il maggior numero di aziende confiscate in Emilia-Romagna operava (o opera ancora) nell’ambito delle attività immobiliari, dell’informatica e dei servizi alle imprese: 8 aziende su 26.

Sei le aziende di costruzioni, 3 quelle commerciali. Sono 3 gli alberghi e i ristoranti: due ancora in gestione, a Bellaria Igea Marina e Cattolica, in riviera romagnola, e uno è uscito dalla gestione, a Pianoro (Bologna). Quest’ultimo con appena 17mila abitanti è il terzo comune della regione per beni confiscati: 7, tra case, terreni e società.

L'Antimafia convocata a Bologna il 18 settembre

Dopo il rinvio ad agosto a causa procrastinarsi del dibattito parlamentare sul disegno di legge di modifica della costituzione, il prossimo 18 settembre a bologna si riunirà la commissione parlamentare antimafia.

E' «una riunione nata su iniziativa del movimento 5 stelle che a gennaio richiese un incontro urgente sul tema delle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna», specifica Maria Edera Spadoni, parlamentare grillina, in una nota. Come ha spiegato il vicepresidente della Commissione antimafia Luigi Gaetti, vi saranno due incontri: uno dedicato all'Emilia e uno ai territori romagnoli.

I rappresentanti del Movimento 5 stelle in commissione «porteranno all'attenzione, tra gli altri, questi temi riguardanti il territorio di Reggio Emilia: brogli elettorali e relativi sviluppi delle inchieste della Dda, infiltrazioni negli appalti e nell'economia emiliana e reggiana, infiltrazioni nella raccolta dei rifiuti e nel gioco d'azzardo», elenca Spadoni ricordando che la relazione annuale della direzione investigativa antimafia «mette in luce un sistema di criminalità organizzata radicato sul territorio e conferma il consolidarsi degli affari di camorra, 'ndrangheta e mafia in emilia-romagna: sono inoltre allarmanti le gravi carenze di risorse per combattere questo fenomeno. ci muoveremo anche a tal riguardo».

Il (primo) prefetto antimafia lascia Reggio Emilia

Per Reggio è stata il primo prefetto antimafia. Quello che a colpi di interdittive– talvolta anche illustri – dalla white list per la ricostruzione post terremoto ha denunciato concretamente il pericolo di infiltrazioni mafiose nell’aggiudicazione di appalti pubblici. Ora, Antonella De Miro se ne va – è stata promossa prefetto di Perugia – e il suo trasferimento per la nostra città non è più un semplice avvicendamento (per ora l’incarico sarà assunto dal vicario Adriana Cogode). Ma l’occasione, con lo stesso prefetto, per fare un bilancio di questi 5 anni. Eccola riassumere la sua esperienza, in questo video:

Nessuna confisca a Reggio, ma il sequestro al clan Grande Aracri

Beni per tre milioni di euro sono stati sequestrati nel novembre 2013 dai Carabinieri di Reggio Emilia sull'asse Reggio-Catanzaro a Francesco Grande Aracri, 59 anni, residente a Brescello, elemento di spicco dell'omonima cosca della 'ndrangheta di Cutro capeggiata dal fratello Nicolino, detenuto.

Si tratta del primo provvedimento emesso in Emilia Romagna nonchè tra i primi nel Nord Italia nei confronti di una cosca calabrese, di sequestro patrimoniale preventivo, anticipato ai sensi dell’art. 22 del D.lvo 159/2011, il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, eseguito prima della fissazione dell’udienza di contraddittorio, sussistendo il concreto pericolo che i beni, di cui si auspica la confisca, possano essere dispersi, sottratti o alienati.

Leggi tutta la notizia qui

Il provvedimento - a firma del presidente del Tribunale di Reggio Emilia Francesco Caruso - è stato richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna in seguito alle indagini patrimoniali dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia sul pregiudicato, per altro a sentenza definitiva passata in giudicato per associazione di stampo mafioso a Reggio Emilia dal 2001 al 2003. Il sequestro, eseguito nei Comuni di Brescello e Reggio Emilia nonchè Botricello (Cz), concerne in beni per un valore di 3 milioni, 16 conti correnti e depositi bancari. Tra i beni sequestrati, 2 società del settore edile, 6 case, 9 negozi, 2 auto e un terreno rurale.

DOCUMENTI: LEGGI IL PROVVEDIMENTO

Il clan Grande Aracri

Francesco Grande Aracri è gravato da una sentenza definitiva passata in giudicato per associazione di stampo mafioso a Reggio Emilia dal 2001 al 2003. L'operazione rientra nel contesto dell'indagine Edilpiovra, che negli anni ha permesso di mettere in luce la penetrazione della 'ndrangheta del Reggiano, con estorsioni a gestori di esercizi pubblici e privati e fatturazioni seriali per operazioni inesistenti nei confronti di imprenditori, soprattutto del settore edile, destinate a occultare la 'dazione di denarò che il gruppo chiedeva alle vittime, anche con la minaccia di ritorsioni e azioni incendiarie. Secondo le indagini dei carabinieri, Francesco Grande Aracri sovrintendeva e dirigeva le attività del gruppo nel Reggiano.

NICOLINO "MANO DI GOMMA", LEGGI LA STORIA

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Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Emilia colonnello Paolo Zito dichiara: "L'attività conferma l'affinamento e la crescita della cultura investigativa delle indagini patrimoniali che ha portato, per la prima volta a Reggio Emilia nonché in Emilia Romagna, a un sequestro patrimoniale preventivo, anticipato ai sensi della nuova normativa del Codice Antimafia, in quanto eseguito prima della fissazione dell'udienza di contraddittorio. Siamo quindi ancora in una fase interlocutoria. E' bene tuttavia sottolineare che l'aggressione ai patrimoni illeciti della criminalità organizzata consente di destrutturare la capacità organizzativa dei mafiosi che accettano maggiormente la possibilità di finire in carcere ma molto meno quella di vedersi sottratti i beni che, come il caso in specie, sono affidati ad amministratori giudiziari in attesa dell'iter processuale che potrebbe concludersi con la confisca dei beni che saranno gestiti dall'Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati istituita nel 2010 e oggi recepita proprio dal Codice Antimafia".
 

La catena di roghi in provincia di Reggio Emilia

Ecco l'inchiesta integrale di "Non è successo niente. 40 roghi a Reggio Emilia", progetto firmato dai ragazzi del giornalino studentesco Cortocircuito, basato sull'inquietante serie di roghi dolosi registrati nell'ultimo anno a Reggio Emilia. Una produzione presentata alla città all'interno del progetto reggiocontrolemafie.it

Allarme riciclaggio

Società di comodo, riciclaggio di denaro sporco, traffici illeciti e usura. non scende di livello l'allarme sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna. La direzione investigativa antimafia ha depositato la sua relazione sul secondo semestre 2013, dalla quale risulta che il fronte emiliano-romagnolo della lotta alla criminalità organizzata è sempre più caldo.La Cgil di Modena si occupa da tempo, ormai, dei fenomeni collegati al riciclaggio della criminalità organizzata. Ecco Franco Zavatti, responsabile dell'Osservatorio Legalità e Sicurezza.

Appello all'Antimafia: "Accelerare le confische"

«Mediamente, la fase di transizione da un sequestro ad una confisca dura circa sette anni. Troppi, anche considerando che questa fase interessa decine di patrimoni: in che condizioni sono? Chi li gestisce? Servirebbe una riqualificazione ad uso sociale, magari non per tutti, ma per molti sì. E manca nella nostra regione una sede in cui si discuta di questi problemi». Il percorso è ancora lungo. Ma per Franco Zavatti, responsabile regionale Sicurezza e legalità Cgil, da sempre in prima linea nel contrasto della criminalità organizzata, la convocazione a Bologna della commissione parlamentare antimafia rappresenta «un passo avanti nella presa di coscienza che le mafie non sono solo al sud». Leggi l'articolo integrale

Per saperne di più - Chi combatte le mafie in Emilia

L'Emilia delle mafie discrete - Libera Informazione

La mappatura delle famiglie mafiose in Emilia - Narcomafie

La mappa interattiva - l'Espresso

In crescita il riciclaggio - Cgil Modena

Contatti: lettere.re@gazzettadireggio.it

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Nota metodologica

La presente inchiesta è stata realizzata dal network di datajournalism Dataninja.it. Del gruppo di lavoro fanno parte Alessio Cimarelli, Gianluca De Martino ed Andrea Nelson Mauro, con il supporto di Andrea Borruso. L'inchiesta è nata nell'ambito di "Confiscati Bene", progetto partecipativo per l'apertura dei dati sui beni confiscati avviato nel corso del Raduno 2014 di Spaghetti Open Data e oggi sviluppato da un gruppo di lavoro composto da Dataninja.it, Monithon.it e Twinbit.it. Tutti i contenuti pubblicati su www.confiscatibene.it sono rilasciati in Open Data con licenza CC-by 4.0 International, quindi liberamente riutilizzabili per qualsiasi uso.

Le fonti dei dati utilizzate sono: Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), Relazione ANBSC 2012, Relazione del Ministero della Giustizia (4 dicembre 2013), Relazione Roberto Garofoli "Per una moderna politica antimafia" (23 gennaio 2014), Relazione sulle prospettive di riforma dei sistema di gestione dei Beni confiscati (Commissione Antimafia, 10 Aprile 2014), Relazione sul semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea e sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea (Commissione Antimafia, 18 giugno 2014), "Mafie al Nord", relazione dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell'Universitàdi Milano (luglio 2014).

Per segnalazioni è possibile scrivere all'indirizzo info@confiscatibene.it.