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«Presto una via dedicata ai Giampietri»

Il sindaco Giberti toccato dalla storia dei quattro fratelli morti al fronte. La promessa: «Albinea non li dimenticherà»

ALBINEA. «Sono venuto a conoscenza della toccante storia dei fratelli Giampietri direttamente dalla voce dei familiari, incontrati circa una settimana fa. Un racconto che colpisce per il coraggio e la dedizione dimostrati in un momento tragico come la Grande guerra, un racconto che dimostra quanto anche il nostro territorio venne colpito duramente da quell’immane tragedia».

È con queste parole che Nico Giberti, sindaco di Albinea, ricorda la famiglia Giampietri, albinetana doc, e la sua quasi cinematografica vicenda – incredibilmente simile a quella raccontata dal regista statunitense Steven Spielberg nel film “Salvate il soldato Ryan” – che proprio ieri è stata raccontata sulle pagine della Gazzetta di Reggio.

Quella dei Giampietri era una famiglia contadina come tante, che risiedeva precisamente a Fondo Oca, località che si trova sull’arteria stradale che congiunge le frazioni di Botteghe e Capriolo.

Era formata da cinque fratelli che, negli anni tra il 1915 e il 1918, quando in Europa infiammava la Prima guerra mondiale, furono spediti al fronte. Il primo a morire fu Ettore, il 28 agosto 1915. Il 27enne si era ammalato di tifo e non è riuscito a tornare a casa.

Il secondo a cadere, a qualche mese di distanza dal fratello, fu invece il 29enne Umberto, caporale maggiore del 26esimo reggimento fanteria.

Un anno esatto dopo la morte di Ettore morì anche Anastasio: il ragazzo, 29 anni, era stato ricoverato in un ospedale da campo a causa delle ferite riportate in battaglia.

Il 26enne Francesco, invece, morì di stenti in un campo per prigionieri in Austria. I suoi resti sono resti stati da poco localizzati in un cimitero italiano a Graz.

Dei cinque fratelli, l’unico in vita era Artemio, poco più che ventenne. Un giorno un comandante, incuriosito dai quattro nastrini neri che erano cuciti sulla sua giacca, gli chiese: «E quelli, soldato?».

«Questi quattro nastrini neri, signore – rispose il giovane Artemio – rappresentano i miei quattro fratelli, caduti tutti nel corso di questo conflitto».

Quella risposta fu la sua salvezza: il comandante lo fece immediatamente spostare dalla prima linea verso la retroguardia, permettendogli di tornare a casa sano e salvo. Artemio, dunque, fu l’unico tra i cinque fratelli Giampietri a sopravvivere a quella carneficina che fu la Grande guerra.

«La tua famiglia – gli disse quel comandante prima di spostarlo nelle retrovie – ha già subìto troppo».

Fino ad oggi, infatti, è risultato che “solo” nove famiglie in tutta Italia hanno pagato un prezzo di sangue così alto a causa del conflitto del ’15-’18.

«Se la storia della nostra famiglia – ha raccontato ieri alla Gazzetta di Reggio Ettore Giampietri, nipote – è rimasta nel silenzio per così tanti anni, credo sia stato per via del desiderio, da parte di chi l’ha vissuta, di lasciarsi alle spalle il dolore provato in quei momenti tanto drammatici. In tempi più recenti abbiamo però compiuto ricerche e raccolto informazioni e ora ci sembra doveroso raccontarla».

«Dopo aver ascoltato con attenzione la vicenda dei Giampietri ci siamo attivati immediatamente – ha aggiunto Nico Giberti – La questione era già stata presa in carico preliminarmente dal sindaco che mi ha preceduto, Antonella Incerti. Continueremo quindi su questa strada, e studieremo il modo migliore per tramandare ai posteri la storia dei

Giampietri, per esempio con l’intitolazione di una via di nuova edificazione, affinché tutti possano saper quanto la guerra sia crudele e, soprattutto, quanto possa entrare in modo tanto drammatico nella vita anche di una piccola comunità».

 

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