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«Sisma e trivellazioni: fuori la verità». Esposto in procura  dei comitati

I cittadini mobilitati di Reggio, Modena e Ferrara non si fermano: «Troppi misteri sugli studi effettuati»

REGGIOLO (REGGIO EMILIA)

Un esposto depositato alle Procure di Modena, Reggio, Mantova, Rovigo, Ferrara e Bologna per chiedere di fare chiarezza su quanto avvenuto «realmente nel nostro territorio».

L’hanno presentato il comitato Ambiente e Salute di Rivara, l’associazione Riprendiamoci il pianeta, i comitati No Triv di Ferrara, Reggio e Modena insieme a Ferraria Salute e Terrambiente e sottosuolo e si tratta di una decisione maturata ben prima delle due scosse di terremoto che, soltanto pochi giorni fa, hanno fatto ripiombare la Bassa nella paura.

Commistione fra controllori e controllati – Regione e società Padana Energia – mancato monitoraggio dei giacimenti di idrocarburi da parte di un ente terzo, il laboratorio di indagini Cavonelab che non agisce in modo adeguato. Queste e altre le perplessità sollevate dai comitati nati in tutta l’area del “cratere sismico” emiliano nell’incontro che si è svolto ieri a San Felice sul Panaro (Modena) ora più che mai sul piede di guerra, dopo che il cosiddetto “rapporto Ichese” non ha escluso l’ipotesi che le trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, con il metodo del “fracking” possa essere all’orgine della sismicità dell’area.

«Perché la Regione non ha detto una sola parola a difesa dei propri esperti?» – si chiedono i comitati di fronte alla campagna denigratoria del rapporto Ichese che «non poche difficoltà ha creato al settore petrolifero, scoperchiando in Italia la pentola del silenzio sulla correlazione tra sismicità indotta e attivata e attività legato all’estrazione-stoccaggio idrocarburi e geotermia. Perché non dice una parola dal momento che la stessa Regione ha stanziato 50mila euro del fondo dei terremotati per il rimborso spese ai componenti della commissione Ichese?»

I comitati pongono l’accento sul tema, quando non ci sono certezze scientifiche, del principio di precauzione, un principio “dimenticato”, che ha «fatto bloccare le istanze per nuovi permessi di ricerca, ma non purtroppo tutte le concessioni di coltivazione in corso di attesa».

In pratica, al Cavone, il principale centro di sperimentazione delle trivellazioni, posto tra i Comuni di Concordia, Mirandola e Novi, non si è mai smesso di estrarre.

Ed è «inquietante che la profondità dell’evento sismico dei giorni scorsi sia ad una profondità di 3,5 chilometri, a fronte dei 3,4 del Cavone» – afferma Luigi Gasparini, medico igienista di Ferrara.

È la mancanza di trasparenza che i comitati, ancora una volta, contestano alle istituzioni oltre al fatto che, nonostante le ripetute richieste di un incontro con il governatore della Regione Vasco Errani, questo incontro non sia mai avvenuto. In aggiunta, Maria Teresa Pistocchi, del comitato No Triv Ferrara, si è detta «scandalizzata» dalle parole del sindaco di Mirandola, Maino Benatti. Il primo cittadino, ai tanti che tramite facebook hanno richiesto di bloccare i test al Cavone, ha replicato che «i terremoti c’erano anche prima e ci saranno dopo. E Benatti ha chiesto che il rapporto Ichese dia risposte chiare...».

I comitati, inoltre, evidenziano come «un monitoraggio a

posteriori in un giacimento compreso in un territorio dove si sono già scaricati oltre 2mila terremoti in due anni è sicuramente in condizione diverse e non ripetibili rispetto a quelle che si sarebbero potute registrare nel 2012 o negli anni precedenti le tragiche scosse del 20 e 29 maggio».

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