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Mafie, bloccate 10 ditte reggiane per la ricostruzione post stima

E’ il bilancio della Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, territori più a rischio nel cratere sismico

REGGIO EMILIA

Trentuno aziende non ammesse alle White list regionali per la ricostruzione post- sisma. Di queste, dieci sono state bocciate nel Reggiano, undici nel Modenese, sette nel Bolognese, tre nel Ferrarese. Sono i dati diffusi dalla Conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza, che si è riunita ieri a Bologna. Presenti tutti i vertici delle forze dell’ordine, i procuratori, i prefetti provinciali e il procuratore distrettuale antimafia Roberto Alfonso. Il prefetto di Bologna, Ennio Mario Sodano, ha evidenziato come a destare la maggiore preoccupazione in Emilia Romagna è il fenomeno della ’ndrangheta, che risulta quello più radicato.

In questo orizzonte, si colloca l’unico processo in corso per associazione mafiosa in regione e che riguarda Nicola Femia, l’uomo accusato delle minacce al giornalista della Gazzetta di Modena, Giovanni Tizian. Ma a Bologna hanno parlato anche della presenza della ’ndrina Grande Aracri. Insediata in provincia di Reggio, ma con propaggini nel Bolognese, Modenese e Parmense. Non solo: i mezzi intestati a soggetti ritenuti vicini al clan calabrese Arena hanno trasportato oltre il 26% dei conferimenti in regione, relativamente ai materiali di scavo. Appena due mesi fa, grazie all’operazione Zarina dei carabinieri reggiani in collaborazione con la Dda, erano state eseguite 13 ordinanze di arresto tra gli affiliati.

Al convegno si è parlato anche di strategie di contrasto. Di nuovi strumenti informatici. A illustrarli, è stato Luigi Curatoli, direttore del Servizio analisi criminale del Dipartimento di pubblica sicurezza. Come il «piano d’azione nazionale transnazionale contro la criminalità organizzata di tipo mafioso calabrese, cui è stato dato avvio anche in Emilia Romagna». Ma ha parlato anche del sistema di georeferenziazione dei reati, che fornisce informazioni qualitative e quantitative per le indagini di polizia giudiziaria oltre allo studio delle caratteristiche dei fenomeni criminali sul territorio e del Ma.Cr.O – Mappa Criminalità Organizzata – un supporto investigativo che mappa i soggetti e le organizzazioni criminali di tipo mafioso, italiane e straniere, presenti

sul territorio. Tra le aree risultate più a rischio da questo punto di vista, ci sono i territori del cosiddetto “cratere sismico”. Particolare attenzione è stata rivolta al fenomeno delle “cooperative spurie”, più a rischi infiltrazioni. E’ stato deciso di avviare controlli nel settore.

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