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Terremoto, la Regione sospende le ricerche di idrocarburi

Dopo la diffusione delle conclusioni  "segrete" Errani decide lo stop temporaneo. Il presidente: «Il ritardo di due mesi? Non volevo ingenerare allarmismo»

BOLOGNA.

«L’attività sismica immediatamente precedente il 20 maggio e l’evento del 20 maggio sono statisticamente correlati con l’aumento dell’attività di estrazione e re-iniezione di Cavone. Quindi non può essere escluso che le azioni combinate di estrazione e iniezione di fluidi in una regione tettonicamente attiva possano aver contribuito, aggiungendo un piccolissimo carico, alla attivazione di un sistema di faglie che aveva già accumulato un sensibile carico tettonico e che stava per raggiungere le condizioni necessarie a produrre un terremoto». «Non è possibile escludere, ma neanche provare, che le azioni inerenti lo sfruttamento del sottosuolo in atto in prossimità dell’area colpita dalla sequenza sismica del 2012, possano aver contribuito ad “innescare” l’attività sismica registrata in Emilia nel 2012».

Ecco i passaggi fondamentali delle conclusioni che la commissione Ichese ha elaborato e che aprono scenari nuovi sulle trivellazioni in Emilia Romagna, ma anche in tutto il territorio nazionale.

La Regione, infatti, ha già deciso di estendere, sino alla acquisizione dei risultati della nuova commissione – convocata dal ministero dello Sviluppo economico – la sospensione di qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione, come fatto dal 2013 nelle zone terremotate.

Si tratta perciò di 14 richieste di coltivazione ed estrazione di idrocarburi tuttora in corso di valutazione ambientale e sulle quali la Regione deve dare l’intesa al Mise. Per quanto riguarda le trivellazioni in corso e quelle già autorizzate, invece, non c’è margine d’intervento: proseguiranno senza che nessuno possa intervenire se non il governo con una decisione d’imperio, al momento impossibile anche solo da ipotizzare.

«Non c’è stato nessun cambio di rotta – protestano i comitati No Triv e i 5 Stelle – la strategia regionale è solo un contentino che non può soddisfare nessuno, né garantire la sicurezza dei cittadini in base al principio di precauzione».

Ma la convulsa mattinata di Assemblea legislativa doveva fare luce anche sul tilt informativo legato alla diffusione del report della commissione Ichese. Per due mesi – dal 13 febbraio al 10 aprile, giorno in cui la rivista americana Science diffuse le prime indiscrezioni – il rapporto è rimasto nascosto non solo ai cittadini, ma anche a chi, come l’assessore Muzzarelli che sta guidando la ricostruzione è parte attiva: «Il 20 marzo, quando vennero i No Triv in Regione, io non sapevo nulla di quelle conclusioni», ha detto il delegato alle Attività Produttive. E di quell’imbarazzante silenzio, divenuto inevitabilmente un boomerang sulla già traballante trasparenza amministrativa, si è assunto ogni responsabilità Vasco Errani che ha chiesto scusa.

«Nessuna sottovalutazione dei problemi, ma è necessario un approfondimento tuttora in corso; abbiamo sempre agito in buona fede per interpretare nel migliore dei modi le indicazioni della commissione – ha detto in Aula – Sappiamo bene che la ricerca scientifica su questo argomento ha posizioni anche radicalmente differenti. C’è un dibattito in corso al quale ho ritenuto necessario cercare di approfondire e capire perché, come da alcuni previsto, questa relazione non dava risposte risolutive. Ebbene, non rinuncio al fatto che in qualche modo bisogna comporre una relazione tra scienza, conoscenza e decisione. Non mi colloco tra chi dice che senza un risposta risolutiva si debba andare avanti oppure ci si debba fermare. Visto che nella relazione si parla di dati statistici rispetto alle condizioni

reali del territorio, ho pensato che per non ingenerare allarme si dovessero fare degli ulteriori approfondimenti. Nessun sospetto può essere avanzato sulla mia buona fede e sul mio operato, e se per caso questa vicenda ha ingenerato sospetti chiedo scusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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