Menu

Vai alla pagina su La cucina reggiana

Celebrato alla “Maialata” il re della tavola reggiana

Tradizione gastronomica e contemporaneità fuse alle Cucine del Popolo. Tanta gente a Massenzatico, tra piatti del passato e i dibatti degli esperti sul “divin porcello”

REGGIO EMILIA. È il re della tavola emiliana, protagonista di una cucina saporita che fa il verso ai dietologi mettendo in fila una lunga serie di appassionati. È il porcello, animale che unisce tradizione e contemporaneità culinaria, servito ieri alla Maialata organizzata al Circolo Arci Cucine del Popolo di Massenzatico.

Del maiale, animale che ha accompagnato tutta la storia dell’uomo, si ha notizia sin da circa 40.000 anni A.C., come testimoniano i graffiti delle grotte del Paleolitico Superiore di Santillana del Mar in Cantabria (30 chilometri ad ovest di Santander). Animale conosciuto da tutti i popoli e apprezzato per le sue carni, è stato in molte epoche l’unica fonte di sostentamento delle popolazioni.

Con la giornata di ieri gli organizzatori hanno voluto riportare in auge gli antichi sapori per stuzzicare anche il palato delle nuove generazioni. Una maialata preparata da Carla Dazzi, moglie del maestro norcino (Magister Porcarius) Italo Sanfelici, che ha messo insieme un menu di prim’ordine: grustèin cun pistéda ‘d lèrd, grasò, salam frét in vèin bianc, peperoni, ris e vérza in bròd fat cun y’ òs, còdghi e fazò, sampèt, òs boyu e, per finire, torti dla cà.

Oltre a riempire le pance gli amanti del “Divin Porcello” hanno saziato anche le menti con gli interventi di Luigi Rigazzi, autore del “Viaggio nella storia del più antico amico dell’uomo “al nimel”, Ivanna Rossi promotrice de “I porci comodi” prima iniziativa italiana sul divin porcello: Porco – Cane. Il tutto alla presenza di Alberto Capatti (uno dei massimi esperti italiani di scienze gastronomiche). «Il maiale bisogna continuare a pensarlo - ha detto Capatti - è sempre stato fondamentale. Ma non bisogna solo pensarlo al passato, bisogna pensare al maiale in prospettiva».

A tavola non c’erano

solo integerrimi adepti della carne di porco. Per chi non amava lo stile, era stato predisposto infatti un menu vegano, approccio agli antipodi rispetto la cucina che celebra lardo e affini. Un evento che ha fatto sedere alla stessa tavola gli amanti della storia gastronomica reggiana.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro