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“Non è successo niente. 40 roghi a Reggio”.
La videoinchiesta di Cortocircuito

Presentato il progetto del giornalino studentesco. Il vicesindaco Ferrari: «Appoggio pieno ai cutresi, sono le prime vittime. Ma devono denunciare»

REGGIO EMILIA

Ignorato, sottovalutato. Fino ai 40 roghi dell’ultimo anno nell’isola felice Reggio. Fino a una Sala del Tricolore da tutto esaurito in platea e nei tre ordini per l’incontro di Reggiocontrolemafie.it  voluto dai ragazzi del giornale studentesco Cortocircuito che, unendosi al prezioso lavoro quotidiano di istituzioni e forze dell’ordine, hanno denunciato il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella nostra provincia con il merito di arrivare dritti alla coscienza della gente e di farla alzare dal divano. Con il merito di stimolare un dibattito cittadino altrettanto diretto che ha portato il vice-sindaco Ugo Ferrari a rispondere all’avvocato Carlo Taormina che aveva letto atteggiamenti discriminatori verso la comunità cutrese dietro alle interdittive antimafia assunte dalla Prefettura e dagli organi inquirenti. «Voglio rassicurare l’avvocato Taormina - detto Ferrari -. Conosciamo bene questi organismi, chi vi opera ogni giorno, e sappiamo che non agiscono certo sulla base di pregiudizi, ma sulla base di evidenze e fatti accertati. Conosciamo altrettanto bene il valore della presenza storica della comunità cutrese a Reggio e il contributo che ogni giorno offre all’economia, ai servizi, alla cultura. Questa comunità è la prima vittima delle mafie. Chiediamo però a tutti i cittadini, quindi anche alla comunità cutrese, alle sue forze migliori, di essere in talune circostanze meno silenti, più espliciti nelle prese di posizione. Noi saremo al fianco di chiunque intenda liberarsi da ogni pesante condizionamento. Ci sono valori su cui Reggio non intende negoziare – ha concluso il vicesindaco- perché sono l’essenza della democrazia e nessuno che scelga di stare dalla parte della legalità verrà lasciato solo». Il binomio legalità-comunità è stato ripreso anche dalla presidente della Provincia Sonia Masini che, pur senza fare nomi né riferimenti diretti, ha denunciato la necessità di fare chiarezza. «La difficoltà oggi è capire quali sono gli onesti e vale per tutti, non solo per la comunità cutrese – ha detto – il fenomeno è stato sottovalutato troppo a lungo sul nostro territorio, ora è tempo di parlare chiaro. A Reggio la politica è inquinata o no? Le attività economiche sono pulite o no? Qualcuno insinua che non lo siano. Si verifichi». A fare nomi e cognomi sono stati i giornalisti di Cortocircuito che, come ha sottolineato l’assessore alla Sicurezza Franco Corradini «hanno aiutato la città a scrivere una pagina importante di democrazia e partecipazione, un esempio di dialogo costruttivo tra istituzioni e giovani a partire dal quale ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità». La proiezione pubblica della loro video-inchiesta dal titolo “Non è successo niente” ha ripercorso i 40 roghi verificatisi in città e provincia negli ultimi dodici mesi e ha dato il via a un ciclo che si terrà in Sala Tricolore. «Il messaggio che vogliamo lanciare – ha detto Elia Minari per Cortocircuito – è che ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa».

La video inchiesta. Hanno ricevuto minacce e gli è stato impedito di effettuare le riprese dei roghi dolosi che per ben quaranta volte nell’ultimo anno hanno illuminato a giorno le notti reggiane. «A minacciarci sono state proprio alcune vittime di questi incendi. Gente che preferisce il silenzio invece che denunciare questi atti nei loro confronti, segno della gravità di questo incredibile fenomeno reggiano» ha raccontato martedì sera dai banchi del consiglio comunale di Reggio Elia Minari, uno dei giovani filmakers gemmati dall’esperienza di Cortocircuito, giornalino studentesco che ha firmato “ Non è successo niente. 40 roghi a Reggio Emilia ”, presentato in municipio davanti a oltre 300 persone. Proprio il controsenso generato dall’esperienza giornalistica maturata sul campo, è il sale della video inchiesta firmata dagli studenti. Una ricostruzione carica di contenuti e immagini - con contributi da parte del procuratore capo di Reggio Giorgio Grandinetti e del capo della Mobile di Reggio Domenico De Iesu - con la quale viene tracciata la fitta geografia di reati ai danni di imprenditori che hanno visto andare in fumo cantieri, macchine e proprietà senza però battere ciglio. Un male che grava soprattutto sull’edilizia reggiana, realtà guidata in alcuni casi da «una logica di controllo e predatoria», ha avvertito il magistrato della procura di Modena Marco Imperato. Non tutti i roghi sono legati alla malavita organizzata (’ndrangheta in primis), ma si tratta comunque di una dinamica basata sulla violenza. «Le estorsioni - ha spiegato Imperato - avvengono ai danni di persone provenienti dal territorio di origine di questi

malfattori. Perché percepiscono la gravità delle minacce e temono ritorsioni». Un primo estratto dell’inchiesta è disponibile sul sito della Gazzetta in attesa di essere pubblicato integralmente on line ( reggiocontrolemafie.it )

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