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«Non mi sono intascata quei soldi»

Unicredit, l’ex vice direttrice di via Gattalupa commenta la condanna: qui un sistema come Monte Paschi, io solo un capro espiatorio

«E’ una sentenza veramente assurda. Hanno appurato tutti quanti che non ho mai preso un euro da nessuno. Nulla ho rubato, nulla devo restituire. E lotterò fino in fondo, arrivando a qualsiasi grado di giudizio affinché venga restituita dignità a me, alla mia famiglia e soprattutto ai miei due meravigliosi figli, che non meritavano un trattamento così orrendo».

Parla con tono deciso, ma nello stesso tempo sereno Maria Carmela Maniscalco, ex vice direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa dopo la sentenza civile di primo grado che, sul colossale ammanco, l’ha condannata a un risarcimento pari a 1,6 milioni di euro alla stessa banca. I suoi difensori – gli avvocati Giovanni Tarquini e Paola Fontana – sono pronti a fare appello. Mentre l’inchiesta penale è ancora in corso.

Come giudica la decisione del giudice?

«Innanzi tutto, la sentenza va letta e ancora non abbiamo visto niente. Ma ci sono numeri che non hanno senso: inizialmente si parlava di 30 milioni di euro e ora siamo arrivati a 1,6. Significa che uno lavora 35 anni per cercare di soddisfare i clienti, e poi deve pagare personalmente perché viene scelto come capro espiatorio. Perchè io l’ho sempre sostenuto, fin dal primo giorno: nelle mie tasche non è finito nulla. Mi hanno già crocifisso, di certo mi avrebbero massacrato se avessero trovato un solo euro nei miei conti. E può immaginare quali controlli ci sono stati. Ma io sono tranquilla».

Cosa è successo allora nella filiale di via Gattalupa?

«Perché quei soldi sono scomparsi? E’ come il caso del Monte Paschi. E’ lo stesso modo di operare, ma qui più in piccolo: quindi derivati, quindi fondi tossici... I grandi manager sbagliano e i piccoli uomini pagano. Hanno sbagliato i grandi e hanno scaricato le colpe sui piccoli. E non ci sono solo io: c’è chi si è suicidato o ha tentato di farlo. Ma io ce la metterò tutta perché anche queste persone abbiano giustizia. Perchè io pago, la mia famiglia paga, i poveri clienti pagano. Siamo stati usati e poi diventati capri espiatori».

Quindi, sente di essere stata usata come capro espiatorio di un sistema molto più complesso...

«Sì. E pensare che amavo tanto il mondo bancario. Adesso, invece, dico ad amici, parenti e ai miei figli di starne lontani. Non è un mondo che va bene per le brave persone. E’ un mondo malvagio, dove per l’arricchimento di pochi pagano in tanti. E’ stata una grossa delusione per me. Per 35 anni sono andata a lavorare felice, dalle 7 del mattino alle 19: ho dato 12 ore al giorno di lavoro per una banca che poi mi ha trattato così».

Adesso, non lavora?

«Per la pubblicità che ne ho ricavato, sfido chiunque ad assumermi. In più, ho 60 anni. Avrei dovuto andare in pensione ora, ma grazie alla riforma Fornero dovrò aspettare i 66 anni. Ma per fortuna, ci sono i miei familiari, gli amici, i parenti, i figli. Grazie a Unicredit la nostra famiglia è cambiata in un giorno... Era il 9/9/09. Nono sono supestiziosa, ma quel giorno resterà per sempre nella mia mente».

Come è cambiata la sua vita da allora?

«Tante cose sono cambiate. Siamo stati costretti a fare scelte diverse, anche i miei figli. Così come è peggiorata la salute di mio marito. Sfido chiunque, dopo quello che è accaduto. Molte relazioni sono cambiate. Io fortunatamente non odio nessuno, non auguro male a nessuno per principio, però ci sono state tante persone che sono scappate. Ho visto tanta ingratitudine. E sono state dette cose disumane: come che ero scappata con 30 milioni di euro, mentre si sapeva benissimo che ero in pellegrinaggio. Però, dall’altra parte, ho scoperto anche di avere tanti amici veri e che non sapevo di avere, dei parenti meravigliosi che si sono impegnati per aiutarmi in tutti i sensi. Per mia fortuna, ho avuto a sostegno la mia parrocchia, preti e frati che mi sono stati vicino, l’associazione Adusbef, l’onorevole Elio Lannutti che ha presentato ben due interrogazioni parlamentari sul mio caso: gente che ha capito immediatamente come erano andate le cose. Per questo, vado avanti. Devo assolutamente farcela per chi non ce la fatta, per la mia famiglia che non merita tutto questo. E per ridare dignità a loro e al mio nome».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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