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A Veggia arrestati spacciatore e “sentinella”

Casalgrande: trovati con 11 ovuli di cocaina, negano ogni addebito ma il giudice li lascia in carcere

CASALGRANDE. Si chiamano Rachid Amar, 25enne residente a Milano, lo spacciatore, e Abdellatif Fatni, 30enne abitante a Sassuolo (Modena), la “sentinella”; entrambi clandestini. Sono stati arrestati lunedì, alle 18, in via Radici a Veggia dai carabinieri della stazione locale.

All’attenzione dei militari dell’Arma c’era già una Fiat Punto nera a bordo della quale – si raccontava nell’ambiente dei consumatori di droga – negli ultimi tempi arrivavano nella frazione degli spacciatori, che avevano scelto Veggia come base strategica per il loro mercato illegale tra le due province di Reggio e Modena.

I malviventi avevano anche adottato una modalità di spaccio particolare: utilizzavano cioè dei pali, vere e proprie vedette, che dal cavalcavia ferroviario erano in grado di dare loro l’allarme all’avvicinarsi delle gazzelle dei carabinieri.

Dunque lunedì sera l’arrivo a Veggia di una Fiat Punto nera con a bordo due persone non è passato inosservato.

La macchina si è fermata e ha parcheggiato. Un uomo è sceso con il cellulare all’orecchio. Ma appena ha notato la presenza dei militari è scappato, buttando a terra il cellulare e cinque dosi da un grammo l’una di cocaina.

Altre sei dosi, nascoste in un ovetto di plastica – di quelli tipo Kinder –, sono state trovate a bordo dell’auto sulla quale era rimasto il 25enne Amar.

Quest’ultimo è stato prontamente fermato dai carabinieri mentre altri militari inseguivano a piedi l’amico fuggitivo.

Fatni invece è stato notato dai militari, impegnati nell’inseguimento, mentre cercava di nascondersi dietro un cespuglio, nei pressi del cavalcavia ferroviario.

Il collegamento tra lui e i due spacciatori è stato presto confermato dall’analisi del traffico telefonico dei cellulari, quello abbandonato dal fuggitivo e quello di Fatni.

Ieri mattina si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto. Fatni e Amar, difesi dall’avvocato Enrico Della Capanna, che per loro ha chiesto le misure cautelari alternative al carcere, hanno risposto alle domande del giudice Andrea Rat, negando però di essere spacciatori e addirittura sostenendo di non conoscersi. «Il cellulare? – ha detto Fatni – La scheda è di un mio amico. L’uomo

fuggito non lo conosco e non l’ho neppure visto».

«Non sono convincenti», ha affermato Rat che ha disposto per loro la permanenza in carcere in attesa del processo fissato per il 22 febbraio. (m.f./t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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