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Le opere di Gandini e Ferri battute all’asta su internet

La vendita di dodici lotti di olii e acquerelli e della villa di Bergonzano finanzierà un premio nazionale a cadenza biennale per giovani artisti

La villa di Bergonzano e i quadri dei pittori reggiani Gino Gandini (1912-2002) e Rina Ferri (1924-2006) saranno venduti per finanziare un premio a cadenza biennale per giovani artisti.

Ci sono voluti sei anni per vedere all’asta 72 tele tra olii e acquerelli dei paesaggi più cari alla coppia: le nostre colline, ma anche il mare di Castiglioncello. Tutto avverrà in via telematica, per raggiungere un pubblico quanto più possibile vasto. Per fare una offerta basta collegarsi al sito internet dell’Istituto vendite giudiziarie di Reggio (www.reggioemilia.astagiudiziaria.com) o alla sezione reggiana del portale www.benimobili.it. Il conto alla rovescia è iniziato il 29 settembre e per partecipare ci sarà tempo fino alle 15 del 17 ottobre. In vetrina, con foto e informazioni di ciascuna opera, 4 lotti da 8 tele ciascuno con un prezzo base di 2.800 euro, e 8 lotti da 5 tele con prezzo base di 4.300 euro.

Parallelamente resta sul mercato anche la villa della coppia a Bergonzano, immersa in un grande parco. Da lì amavano ammirare le colline e le campagne fonte di innumerevoli e sempre nuove ispirazioni.

Il ricavato dell’asta e della vendita della villa sarà consegnato alla Fondazione Studium Regiense, presieduta da Carlo Baldi, e finanzierà una borsa di studio, un premio a cadenza biennale da consegnare per almeno venti volte, destinato a premiare il talento di giovani artisti.

Il Tribunale di Reggio ha affidato al professionista Marco De Luca il compito, in qualità di curatore, di dare esecuzione al testamento che Ferri consegnò al notaio Benedetto Catalini di Scandiano. «Dispongo che il ricavato di queste vendite - scrisse l’insegnante e artista reggiana - venga assegnato alla Fondazione per organizzare, con la collaborazione dell’Istituto d’arte Chierici e dei Civici Musei, un premio nazionale biennale a nome mio e di mio marito Gino Gandini».

«Il nostro obiettivo - spiega il dottor De Luca - è rinvigorire l’interesse nei confronti dei due artisti e iniziare a raccogliere i primi fondi per dare corso al progetto della pittrice». Per questo è stato scelto l’istituto diretto da Rocco Russo per una vendita all’insegna della trasparenza e della economicità.

Le 72 opere rappresentano una ricca e importante selezione della produzione dei coniugi Gandini. Altre restano nei caveu, dai quali usciranno nei prossimi anni solo se sarà necessario per alimentare il premio.

Tutte le tele sono state sottoposte a una attenta analisi da parte di un perito nominato sempre dal Tribunale, Emanuele Filini, autore tra l’altro del dizionario degli artisti reggiani.

«Rina Ferri è stata una pittrice straordinaria, non compresa del tutto - spiega Filini - è arrivata prima di quanto evolvesse il gusto. E’ una pittrice figurativa, arrivata fino al limite dell’informale e dell’astratto senza superarlo. Gino Gandini invece ha tutta un’altra poetica, chiarista e molto intimista. Nei suoi paesaggi esprime la poetica del momento. Rina invece preferiva paesaggi marini, senza mai esagerare col colore. Amavano insegnare arte ai giovani. La pittura per loro era un piacere. Disegnavano per intima necessità. Si tratta di due pezzi da novanta del panorama artistico reggiano, conosciuti anche a livello nazionale grazie a mostre fatte a Torino, a Modena e in Toscana».

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