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Atroce morte di un cane impigliato in una rete

E’ accaduto a Montecchio

MONTECCHIO. E’ morto dopo ore, forse un giorno intero di agonia. Strozzato dal suo collare rimasto incastrato nella recinzione, che delimita la cava Spalletti, tra i Comuni di Montecchio e Sant’Ilario.

E’ la fine terribile e straziante che ha fatto un cane da caccia, un segugio tre colori che domenica era in zona con il suo proprietario.

A fare la macabra scoperta sono stati il lavoratori della stessa cava, martedì mattina. Quando sono andati al lavoro hanno subito notato il cadavere dell’animale e hanno dato l’allarme.

Ma la notizia ha fatto in fretta il giro del paese, scatenando la rabbia di tante persone a cui sta a cuore il benessere degli animali. E ora il caso è sotto la lente della Forestale, che sta verificando se ci sono responsabilità da parte del proprietario per quello che è accaduto.

Il cacciatore in questione è un toscano di Massa, autorizzato a sparare nel territorio reggiano dall’Atc 3. E che domenica, evidentemente, si trovava non lontano dalla cava, in cui è vietato cacciare.

Tale area è delimitata da una rete, ma l’animale in qualche modo è riuscito a infilarsi dentro al perimetro. E’ stato nell’uscire che il cane è rimasto agganciato con il collare alla recinzione.

Deve aver abbaiato, latrato. Deve essersi dimenato a lungo, cercato di strappare quella trappola mortale, di mettersi in salvo. Invece, niente. Non ce l’ha fatta. I suoi sforzi sono stati inutili. E alla fine il fiato è venuto meno e il povero animale è morto. Da solo. E disperato.

Gli interrogativi, ovviamente, ora riguardano il proprietario. Possibile che non si sia accorto di nulla? Che nel non vedere ritornare indietro il suo compagno fedele – tra l’altro dotato di campanello al collo proprio per rimanere sempre “in collegamento” sonoro con chi lo guida – non si sia allarmato e non si sia messo sulle sue tracce?

Forse lo ha fatto, ma senza trovarlo. Lo accerteranno gli uomini della Forestale di Gualtieri, competenti per territorio. Come accerteranno se ci sono estremi per eventuali sanzioni - anche di natura penale - nei confronti del cacciatore. Certo, agli uomini della cava non è sfuggita la presenza del cadavere – ormai tumefatto per le diverse ore passate sotto il sole – impigliato alla rete. E testimoni riferiscono, che fosse visibile anche da una certa distanza. L’identificazione del cacciatore, proprietario dell’animale,

è stata possibile grazie al microchip di cui l’animale era dotato. E che immediatametne ha fornito il numero identificativo relativo alla registrazione all’anagrafe canina del Comune di residenza.

Il proprietario ora deve venire a recuperare la carcassa del suo cane.

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