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Oltraggio ai partigiani «Atto da condannare»

Dura presa di posizione da parte dell’Anpi, dei Comuni e dell’Istoreco Il presidente Notari: «Gli atti di matrice neofascista devono essere puniti»

CAMPEGINE. Ha creato un’ondata di sdegno la notizia dello sfregio al monumento dedicato a cinque caduti della Resistenza e posto all’altezza dell’incrocio tra la strada provinciale che collega Castelnovo Sotto a Campegine e via XXV Aprile, in direzione della Lora. Il cippo commemora il sacrificio di Gianfranco Maiola, Aleardo Ferrari, Gino Poli, Alide Conti e Marino Bocconi.

Un adesivo che ritrae l’effigie del duce con il motto “Boia chi molla”, stampato su sfondo tricolore, è stato applicato da uno o più vandali, non ancora identificati, sul volto di Marino Bocconi, mentre residui di altri adesivi dello stesso tipo sono stati trovati sulle fotografie di Alide Conti e Gino Poli. «E’ una deplorevole provocazione che condanniamo fermamente – ha affermato Paolo Cervi, sindaco di Campegine – Non è la prima volta che a Campegine assistiamo ad atti studiati a tavolino da neofascisti. E’ complicato cercare di impedire che azioni di questo tipo si ripetano. In questo caso, il cippo oltraggiato si trova su una strada posta fuori dal paese e difficilmente sorvegliabile».

Dura anche la reazione dell’Anpi: «Fa molta amarezza constatare che esistano ancora persone che ignorano la responsabilità storica del fascismo – ricorda Enrico Orlandini, presidente Anpi Campegine – e deturpano i cippi di uomini che hanno sacrificato la loro vita per la nostra democrazia. Rimane, a parer mio, soprattutto un problema di formazione: la conoscenza storica da parte delle nuove generazioni è molto limitata. L’Anpi continua a fare molto per la divulgazione della storia partigiana, ma ciò non basta».

E’ pienamente d’accordo con l’idea di Orlandini anche il presidente provinciale dell’Anpi, Giacomo Notari: «Finché l’antifascismo non si imporrà al centro del dibattito pubblico, la questione rimarrà drammaticamente aperta. La consapevolezza di vivere in una Repubblica retta prima di tutto da una Costituzione antifascista dovrebbe essere ormai interiorizzata in ognuno di noi, ma così non è. L’Anpi ha da poco rilanciato una campagna nazionale che sostiene l’esigenza di una nuova iniezione di antifascismo nella società civile, ma soprattutto nelle istituzioni. Sono appunto le autorità che hanno troppo spesso sottovalutato e lasciato impuniti atti di violenza inaudita, di matrice neofascista».

«Gianfranco Maiola (uno dei cinque caduti, ndr) era lo zio di mio padre – spiega Gianni Maiola, sindaco di Gattatico – Era nato nel 1928 come mio padre e morì ancora 16enne, quel 23 aprile 1945. So poco di lui: mi hanno sempre raccontato che era un ragazzo intelligente, appassionato di politica e bravo a scuola. Porto il suo nome e la notizia del suo cippo oltraggiato mi ha lasciato senza parole».

Maiola, come Marino Bocconi, visse la sua giovinezza a Poviglio. «Ogni anno, il giorno prima della Liberazione, ci rechiamo al cippo di Campegine per commemorare la memoria del nostro concittadino Bocconi – ricorda Giammaria Manghi, sindaco di Poviglio – Lo sfregio al monumento ai caduti non può essere considerato una semplice goliardata, ma va condannato come grave oltraggio agli ideali di libertà e di democrazia».

Mirco Carrattieri di Istoreco puntualizza che il moltiplicarsi di episodi di questo tipo denuncia un abbassamento della guardia rispetto ad alcuni valori fondamentali, spesso trascurati, e sono pericolosi.

Valentina Barbieri

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