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Il “Ghibla” confessa: mi sfotteva al bar dicendomi cornuto

Due ore sotto torchio in caserma davanti alla Pm Pantani Secondo gli inquirenti, si era invaghito ma lei lo rifiutava

CAMPEGINE. Una triangolazione mortale. Alessandro Rizzi detto “Ghibla” è un muratore in pensione di 71 anni, vedovo, appassionato d’armi, che si trasforma, all’improvviso, in un assassino. Poi c’è Alena Tyutyunikova, una moldava 42enne che aveva un lavoro stabile (presso una famiglia di Campegine ) e una relazione altrettanto stabile con un uomo del posto, oltre due figli in Moldavia da mantenere. Infine Fabio Artoni, un uomo di 43 anni, divorziato e con due figli, rifornitore di acque minerali, giunto ieri pomeriggio intorno alle 16.30 con il suo furgone all’incontro che gli è costato la vita nel bar Snoopy.

Tre persone unite da quale filo – spesso o sottile che sia – da sfociare in un duplice omicidio? E’ il nodo più complicato, su cui il pm Pantani ha lavorato incessantemente da ieri pomeriggio, coordinando in loco il lavoro dei carabinieri nei due punti-chiave di questa terribile storia: l’auto (un’Alfa Mito) del pensionato omicida con cui è giunto al bar Snoopy per completare il suo tragico disegno e il locale in cui è avvenuta la sparatoria. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti c’è innanzitutto “qualcosa” fra il 72enne e la badante: si conoscono, il pensionato s’è invaghito della bella moldava molto più giovane di lui. Ieri mattina si sono incontrati, sono andati insieme a fare la dichiarazione dei redditi: alle 13.30, in strada, Rizzi crivella di colpi la donna. La uccide per un rifiuto o perché roso dalla gelosia visto che la donna aveva una relazione con un altro? Per tre ore Rizzi si terrà il cadavere in macchina, finché non parcheggia davanti al bar di via Amendola. E qui si apre lo scenario più incredibile, che lascia attoniti. Il pensionato è già nel bar Snoopy quando arriva il 43enne per rifornire il locale di acqua minerale. Si conoscono e il 71enne – che ha già ucciso, ma ancora nessuno lo sa – si precipita in auto e prende la pistola calibro 38. Ha un conto da saldare anche con Artoni e per un motivo che si lega sempre alla moldava, ma appare pazzesco davanti ad un omicidio. Il 43enne sfotteva Rizzi al bar, sapeva di come l’anziano fosse preso dalla bella badante e gli avrebbe dato del cornuto, forse alludendo alla differenza di età fra i due che rendeva quell’amore impossibile. Una presa in giro forse ripetuta più volte, goliardica, da avventori semmai con un bicchierino di bianco in mano. Ma il muratore in pensione ha perso la testa per quelle derisioni e quando è tornato nel locale ha sparato più colpi, alle spalle, uccidendo Artoni. Una vicenda allucinante, raccontata per due ore da Rizzi agli inquirenti, in caserma a Castelnovo Sotto. All’uscita l’avvocato difensore Emilio Stagnini è sbrigativo: «E’ tutto prematuro, nell’interesse del mio assistito è meglio che non dica niente».

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