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L’oculista guastallese che ridona la vista ai bambini malgasci

Dopo avere conosciuto il missionario don Emanuele Benatti ogni anno il dottor Lino De Marinis torna in Madagascar

GUASTALLA

Avere un sogno e poterlo realizzare è l’ambizione di molti. Quando ci si riesce il valore della vita stessa aumenta e le fatiche spese nel realizzarlo, vengono cancellate in un lampo. È quello che è accaduto a Lino De Marinis, medico oculista che dopo aver lottato a lungo per attrezzare una sala operatoria nel piccolo centro sanitario di Ihosy, cittadina molto distante dalla capitale del Madagascar, Antananarivo lo scorso dicembre ha finalmente operato i primi pazienti. Ora, De Marinis, a distanza di oltre dieci anni da quel 2000, data del suo primo viaggio nell’isola su cui operava don Emanuele Benatti, missionario luzzarese già direttore del centro missionario, tocca il cielo con un dito.

«Adesso stanno operando in Madagascar equipe provenienti da varie parti d'Italia facenti parte l'Amoa, associazione medici oculisti per l'Africa – dice il medico guastallese nativo di Chieti – Anch’io tornerò, assieme a una collega friulana a Ihosy. Il nostro prossimo obiettivo sarà istruire ed aiutare personale medico ed infermieristico locale affinché possano continuare in modo autonomo l'attività».

Come si sente?

«Posso affermare di aver realizzato un sogno di gioventù, quello di poter lavorare in una missione lontana e poter aiutare gente veramente bisognosa. Da questa meravigliosa esperienza ne sono uscito umanamente molto arricchito».

Nel senso più filosofico del termine, ovviamente.

«Ne ho ricavato utili indicazioni che rimando ai più giovani. Se si hanno dei sogni non bisogna mai abbandonarli: può sempre capitare, anche a distanza di molti anni, come è capitato a me, di vederli realizzati. Eppoi, se si hanno dei progetti validi, bisogna sempre cercare di portarli a termine, rispettando però sempre le abitudini, le usanze ed i tempi della gente locale: in campo umanitario ci sarà sempre qualcuno disponibile ad aiutare».

Che è quello che ha potuto constatare di persona, anche se ha dovuto bussare a molte porte.

«Ma sono stato molto fortunato. Tanti mi hanno aiutato. Alcuni con consulenze specifiche anche non sanitarie, altri donandomi apparecchi come la clinica Salus Hospital di Reggio Emilia e la sede centrale di cui essa fa parte, a Lugo di Romagna che mi ha procurato attrezzatura dismessa ma perfettamente funzionante. Inoltre, la Casa di Cura Villa Lieta di Verona, dopo la sua chiusura, ha donato la sua attrezzatura. Tutto il materiale, sufficiente per allestire la sala operatoria oculistica, stanze di degenza ed altre strutture, inviato via container, è arrivato in Madagascar la scorsa estate».

Lei, però, non si è occupato solo degli occhi, ma anche dei bambini.

«Chi ha saputo della mia iniziativa ha voluto aiutare anche i piccoli della zona, dandomi soldi, vestiti, giocattoli e tutto quanto avessi potuto mettere nel container. Con questa roba è stata organizzata una festa di Natale con tanto di regali per i più piccoli. Certo doni ben diversi da quelli che potremmo immaginare noi. Per ogni bambino c'erano un impermeabile, fazzoletti, fermacapelli e robetta del genere, poi biscotti, dolci e caramelle. E una pentola per le mamme, con cui cuocere il riso, ovviamente inserito nel pacco dono. Cose semplici ma molto utili. Anche questo è un valore che ho portato a casa».

Alessandro Zelioli

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