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Cappelletti e faraona, il Natale è già servito

I consigli dello chef Gianni D’Amato per un pranzo tradizionale ma raffinato: «Se si sceglie il pesce, punterei su un crostaceo al vapore al profumo di agrumi»

REGGIOLO. E finalmente il Natale arrivò. Dopo settimane e giorni di concitazione, dopo le folli corse che precedono ogni Natale che si rispetti, anche quando c'è la crisi: i regali, pochi o tanti, comunque da comprare, impacchettare, infiocchettare. E poi fare i biscotti in casa, gli auguri, portare un saluto alla zia, all'ex collega, all'amico che torna da lontano.

Ecco... Finalmente ci siamo. Possiamo tirare un sospiro di sollievo e lasciare che lo spirito natalizio, quello più genuino e lontano dal consumismo, entri in noi. Tanto ormai ciò che è fatto è fatto. E non si può più tornare indietro.

E' questo il momento dell'anno nel quale le famiglie si riuniscono: nonne, genitori, figli e fidanzati, giovani coppie e single impenitenti, si siedono attorno al tavolo - quello più grande della casa perché si è in tanti - e si concedono chiacchiere e pantagrueliche abbuffate, dimentichi delle fatiche perpetrate tutto l'anno in palestra.

E davanti a quali piatti sgraneranno gli occhi e tenderanno fameliche forchette? Lo abbiamo chiesto a Gianni D'Amato, il raffinatissimo chef de Il Rigoletto di Reggiolo, un ristorante che di certo non ha bisogno di presentazioni essendo presente nelle guide Doc con punteggi sempre all’altezza della fama.

«La cucina è sempre fondamentale - conferma D’Amato a proposito del Natale a tavola -. Per le feste sicuramente riusciamo a dare maggiore importanza al tempo da dedicare al cibo, sia in termini di qualità, sia a livello conviviale perché abbiamo più tempo per stare insieme».

A quali piatti della tradizione non si dovrebbe mai rinunciare?

«In primis ai cappelletti in un bel brodo di manzo e cappone. Poi ad un animale da cortile che per me è un vero e proprio simbolo delle feste: per esempio la faraona farcita cotta nel vino bianco o, per un gusto ancora più sofisticato, nel vino passito. Magari con un tocco di tartufo nero».

E come dolce?

«Due dolci tipici, panettone e spongata, non devono mancare mai sulla tavola del natale».

Un piatto da "osare", nel caso volessimo un proposta in controtendenza?

«Consiglierei un piatto di pesce molto semplice: un crostaceo al vapore al profumo di agrumi, visto che è stagione, accompagnato da una maionese leggera, sempre agrumata. Un piatto assolutamente di livello, ma alla portata di tutti».

Proprio tutti?

«Se vogliamo un piatto ancora più semplice propongo il salmone accompagnato da bacche di melograno e vinaigrette di arancia e mandarino, con una spolveratina di aneto. Consiglio di accompagnarlo a pane integrale, possibilmente speziato con gli odori tipici del Natale».

Ringraziandola per il prezioso contributo gastronomico le chiediamo per concludere un augurio ai lettori della Gazzetta…

«Auguro a loro quello che io stesso vorrei alla mia tavola:

innanzitutto un Natale sereno e tranquillo, soprattutto in questo anno così difficile per tutti quanti. E auguro ai lettori della Gazzetta - chiude D’Amato - di passare le feste assieme alle famiglie e agli amici più cari. Questo in fondo è l’mportante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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