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Dal mondo a Reggio sotto il segno dell’equo-solidale

Quindici ragazzi stanno partecipando al campus in vista della fiera nazionale che inizia venerdì

E' il caso di dirlo: la solidarietà non ha né spazi né confini. Dalla Bielorussia, dall'Italia, dal Kyrgyzstan, dalla Grecia, dall'Inghilterra, dalla Germania, dalla Corea, dalla Francia, dalla Spagna, dal Portogallo e dall' Uganda: arrivano da tutto il mondo i quindici ragazzi che hanno deciso di partecipare al V campo internazionale sul commercio equo e solidale “Tuttounaltrocampo”organizzato dall'associazione Botteghe del Mondo. Il campo, una fucina di amicizie, idee e progetti per il futuro tutti dedicati ai paesi in via di sviluppo, è inserito nell'ambito di “Tuttaunaltracosa”, la fiera nazionale del commercio equo e solidale che si terrà alle ex Reggiane da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre.

«Il meeting è diviso in due parti: la prima formativa in cui all'esposizione dei principi e del funzionamento del commercio equo, si alternano momenti di dibattito, simulazioni, proiezioni di video e altre attività - spiega Lisa Proserpio, responsabile del campo -. Ieri ad esempio abbiamo discusso su come comunicare il commercio solidale al mondo, sfruttando l'uso dei social media. La seconda parte invece si svilupperà all'interno della fiera. I ragazzi lavoreranno a contatto sia con gli standisti italiani sia con i produttori provenienti da Senegal, Ecuador e Madagascar che giungono a Reggio per vendere i loro prodotti e per raccontare la propria esperienza». E per osservare da vicino come questi giovani con maturità ed entusiamo si confrontino sui temi legati alla giustizia economica e sociale, sugli stili di vita sostenibili e sulle realtà solidali reggiane, siamo andati a trovarli nella loro sede operativa: lo spazio Gerra.

«Io vengo d a Goa, in India, ho saputo di questo campo attraverso una donna italiana che lavora in India nell'ambito del commercio equo e ho deciso di partecipare - spiega Mark Rodrigues -. Il mio obiettivo è quello di capire a fondo che cosa sia il commercio solidale che è tanto bello quanto complesso. Avevo già fatto un'esperienza di questo tipo in America, nella catena di supermercati Whole foods ma non mi aveva soddisfatto, là i prodotti equo vengono venduti all'interno di realtà troppo grosse, io preferisco le piccole botteghe che avete qui perché si comprende meglio il rapporto di unione tra produttore e consumatore». «L'equo è il modo migliore di spendere i propri soldi e non essere vittima delle grandi catene. Nel mio paese il commercio solidale non è molto diffuso, sono qui per raccogliere testimonianze e conoscenze utili da portare a casa - ci racconta la greca Ioanna Tsipira -. Ieri abbiamo visto un video sulla condizione lavorativa delle donne in Bangladesh. Lavorano nelle industri tessili quattordici ore e vengono pagate 40 dollari al mese. Per provare che cosa significhi questo sulla nostra pelle abbiamo simulato a gruppi una condizione lavorativa simile, è stato istruttivo».

«Sono contenta di aver l'occasione di conoscere persone

molto differenti tra loro - afferma Adiba Haitmatova, del Kyrgyzstan -. Nel mio paese ci sono degli artigiani con doti sorprendenti ma il commercio non è molto prospero quindi mi piacerebbe arrivare a fare da tramite tra la realtà italiana e quella del Kyrgyzstan».

Giulia Rossi

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