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Insegue e blocca in auto l’ex moglie e l’amante

Quattro Castella: un operaio 50enne sotto processo per violenza privata La figlia: «Chiesi al papà di fermare la mamma per parlarle, ma lo investirono»

QUATTRO CASTELLA

Solo tanta tristezza ieri in aula a Reggio per una vicenda di 4 anni fa che si colloca all’interno delle vicissitudini di una coppia scoppiata.

Il 25 giugno 2007, nel pieno delle liti coniugali, la moglie (44 anni) se n’era già andata di casa con il nuovo compagno 52enne (sono colleghi di lavoro), mentre la figlia allora 14enne era rimasta col padre: quel giorno l’adolescente vide passare la mamma col fidanzato e chiese al papà d’inseguire quell’auto lungo la strada Quattro Castella-Salvarano, per cercare di parlare al genitore che non vedeva da due settimane. L’inseguimento avrà successo, la coppia venne bloccata dall’auto dell’ex marito messasi di traverso. Di colloqui con la figlia neanche a parlarne e l’auto ripartirà nonostante l’ex marito si fosse messo davanti o sul cofano (il punto non è ancora chiaro), investendolo (sarà dimesso dopo 2 giorni dal Santa Maria). Risultato: l’operaio cinquantenne non denuncerà l’ex moglie, mentre finirà nei guai per violenza privata. Sin qui il racconto di un fatto di cui omettiamo i nomi per garantire la privacy della figlia minorenne, sentita oltretutto ieri dal giudice Silvia Semprini come testimone di quell’inseguimento. Carina e per niente intimorita, la ragazza dimostra nel comportamento più dell’età che ha: si sa, le sofferenze fanno maturare più in fretta . «Mio padre non se n’era neanche accorto che era passata mia madre – ha raccontato in aula la figlia che tuttora vive con il papà – e sono stata io a chiedergli d’invertire la marcia ed inseguire la macchina. Volevo parlare con mia mamma, non la vedevo da due settimane. Riuscimmo a fermarli e scesi dall’auto per parlarle, ma la portiera era bloccata e non abbassò nemmeno il finestrino. Non ricordo se mio padre fece altrettanto dall’altra parte, cioè nel posto di guida occupato dal nuovo compagno. Comunque – rimarca – mio padre non aveva intenzione di fare del male a nessuno, era solo seccato perché la sua auto era guidata da quell’uomo. Non ha dato calci o pugni alla carrozzeria, ma visto che non scendevano s’appoggiò al cofano». La storia è ormai in via di conclusione. Il padre, difeso dall’avvocatessa Monica Ranellucci, segue con attenzione le parole della figlia. «L’auto ripartì all’improvviso: mio padre venne colpito allo stomaco col lato destro del cofano e cadde per terra. Cercai di contattare mia mamma con un sms, ma senza risposta. A quel punto chiamai i carabinieri e l’ambulanza». L’avvocato

Giacomo Fornaciari – che tutela l’ex moglie e il nuovo compagno costituitisi parte civile nel processo – chiede alla ragazza del clima familiare di quei giorni: «Litigavano, rapporti non amichevoli, come del resto anche adesso...». Se ne riparlerà in tribunale a novembre.(t.s.)

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