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«Ci sarò, dobbiamo farci sentire»

Loretta Giaroni, compagna di lotte di Nilde Iotti: sono triste e arrabbiata

REGGIO. Molto più di una scommessa. Perché la posta in gioco non è di poco conto: qui si gioca il presente e il futuro della dignità della donna. Ma anche della dignità di un Paese intero. Non a caso sono state tante e pluraliste le adesioni alla mobilitazione nazionale «Se non ora quando» che a Reggio si svolge oggi, dalle 15, in via Martiri 7 luglio. Una giornata di testimonianze portate da donne che lavorano, donne imprenditrici, madri e mogli, studentesse, ma anche dagli uomini che voranno intrevenire.

E ancora letture e canti legati dal filo rosso dell'opposizione a una cultura in cui la donna è rappresentata come nudo oggetto di scambio sessuale. Si scende in piazza per affermare la dignità e per riconoscere la realtà di milioni di donne che ogni giorno partecipano alla crescita della società civile. Le donne italiane lavorano. Le donne italiane studiano. le domme italiane si prendono cura delle relazioni affettive e familiari. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che hanno costruito la nazione democratica e conquistato la parità almeno nei diritti.

La donna-oggetto rappresentata dall'oggi è la cancellazione di questa ricca e varia esperienza di vita. Qualcosa di non più tollerabile. A parte le adesioni personali, vanno ricordare quelle di Cgil, Spi, Cna Impresa Donna, Nondasola, Donne in Nero, Anpi, Pd provinciale e regionale, Arci provinciale.

«Dalla voce che ha sembra giovane, ma non la invidio sa?».

Gli anni di Loretta Giaroni, coordinatrice provinciale dell'Unione Donne d'Italia (Udi) dal 1957 al'67 e compagna di Nilde Iotti nelle lotte di piazza degli anni Sessanta, sono più di ottanta, ma la grinta è quella di una ragazzina. E' perfettamente al corrente della manifestazione Se non ora quando indetta per le 15 di oggi in Piazza Martiri 7 luglio e «certo che ci sarò - conferma - è proprio ora che si torni in piazza, in questo momento politico bisogna farsi sentire».

Dopo un passato di lotte, che effetto fa guardare oggi la realtà?
«Una tristezza infinita e una rabbia fortissima. Non siamo micca tutte escort, sa? Certo ci sono anche quelle, ma la maggior parte delle donne vuole essere rispettata, avere un lavoro ragionevolmente retribuito e non dove firmare fogli dove ci si rende disponibili ad autolicenziarsi in caso di maternità. Non è legale, ma purtroppo succede ancora».

I passi avanti fatti non sono quindi ancora sufficienti?
«Le donne ora sono più istruite, competenti eppure faticano a trovare lavoro. Il problema sussiste anche per i loro colleghi maschi, sì, ma ogni donna in più deve fare il conto con il doppio ruolo che le ha affidato la natura, il lavoro dentro e fuori casa. Se non ci sono garanzie è difficile realizzare le proprie aspirazioni».

Tra Nadia, Ruby e i festini di Arcore, il primo a sostenere la donna-oggetto, valida solo per la sua bellezza sembra il Premier...
«Guardi, non parliamo di Berlusconi perché non se ne può più di vedere la sua faccia su tutti i giornali ogni giorno. Anche la sua schiera di cortigiani è indecente: voglio dire, noi quando c'è stato da lottare all'interno dello stesso partito comunista per contrastare il nubilato al San Lazzaro lo abbiamo fatto, ci vuole il coraggio di dire basta quando è ora. E adesso è ora».

Bei tempi quelli al fianco di Nilde Iotti, eh?
«Abbiamo messo a ferro e fuoco l'Italia per conquistare i diritti delle donne a partire dall'assistenza per l'infanzia. E' basilare per una donna, a meno che non ci siano i nonni pronti a intervenire: se non ha il sostegno di nidi e materne una madre è fregata, inchiodata alla casa e ai figli. Certo l'amore per la famiglia non si discute, nessuno lo vuole mettere in dubbio, ma ci vogliono le opportunità per realizzarsi anche sul lavoro fuori».

Quando è importante ricordare, riflettere, testimoniare?
«Noi vecchie siamo qui apposta, a disposizione dei giovani. Oggi non riusciamo più a trascinare le donne in piazza ma le nostre voci possono fare ancora molto. Da almeno due decenni a questa parte c'è troppo silenzio, bisogna riportare l'attenzione sui problemi delle donne e riscattarne l'immagine».

Sta alle donne muoversi in prima persona quindi?
«Certo, altrimenti non c'è speranza perché purtroppo gli uomini sono ancora troppo maschilisti per comprendere la complessità del ruolo femminile. Per fortuna nelle nuove generazioni qualche apertura positiva c'è, ma basta aprire i giornali per vedere
come siamo ancora lontane dalla vera parità, anche solo a livello di immagine e di considerazione: senza generalizzare nè cadere nella falsa retorica, dobbiamo tornare in piazza per far sentire la nostra voce».

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