Menu

Vuoi la droga? Facciamo sesso

I carabinieri arrestano in montagna otto spacciatori

 CASTELNOVO MONTI. Per procurarsi la droga non si sottraevano a prestazioni sessuali, anche in gruppo. Ma per riuscire a pagare l'hascisc e la cocaina, svolgevano anche lavori come artigiani o manovali nelle aziende degli spacciatori che fornivano loro gli stupefacenti. Tantissimi i ragazzi e le ragazze (molti anche minorenni) a essere finiti nella rete dei pusher che, negli ultimi anni, hanno controllato il mercato dello spaccio sull'Appennino. All'alba di ieri - dopo tredici mesi di indagini serratissime - i carabinieri hanno arrestato otto persone e sottoposto altre tre (un 27enne di Carpineti, un 36enne e un 31enne di Castelnovo) alla misura cautelare dell'obblico di dimora.  A finire in manette, giovani conosciutissimi in tutta la montagna: il 34enne Sandro Salvatici residente a Busana (ex titolare del Gasoline di Castelnovo Monti), il 20enne Olsi Pire, un albanese residente a Castelnovo, così come il 21enne Emiliano Coku. Castelnovese è anche il 23enne Cristian De Lucia (cui il provvedimento è stato notificato in carcere). Vivono invece a Ligonchio i fratelli Giuliano e Graziano Scaruffi, rispettivamente di 36 e e 38 anni. A Busana è stato arrestato il 21enne albanese Valentin Gjoni e a Villa Minozzo il 23enne marocchino Hicham Saidi. Indagate a piede libero altre 36 persone.  A loro, gli investigatori - coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi - sono arrivati dopo aver raccolto le segnalazioni di abitanti di diversi comuni appenninici e dopo aver sentito, nel corso dei mesi, oltre 100 persone. L'inchiesta, non ancora conclusa, ha permesso di ricostruire attraverso quali canali si veicolasse lo spaccio della droga (per lo più cocaina e hascisc ma anche non indifferenti quantitativi di marijuana) in montagna. I clienti (65 quelli segnalati alla prefettura quali assuntori di sostanze stupefacenti) venivano contattati dai pusher nelle vicinanze del polo scolastico di Castelnovo, ma anche all'uscita di bar e locali. Se le giovani clienti non riuscivano a pagare, la droga veniva «barattata» con prestazioni sessuali anche di gruppo.  Non solo. Per pagare gli stupefacenti c'era chi svolgeva lavori artigianali o di manovalanza, retribuiti poi con dosi di cocaina,
nelle imprese dei pusher. Per alcuni di loro, infatti, lo spaccio era il lato nascosto di una vita all'apparenza priva di ombre.  L'inchiesta non è ancora stata chiusa e nei prossimi giorni altre persone potrebbero finire in manette.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro