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Paola Fontana ha deposto tre volte: «Ogni volta è una sofferenza»

«Quello che mi dá più fastidio è che nessuno si sia pentito»

 REGGIO. Sono passati 66 anni, ma riparlare di quei tragici giorni provoca ancora lacrime e singhiozzi tra i parenti delle vittime. Sul pullman c'è chi ha perso genitori, zii, nonni o cugini, tutte persone che portano nel cuore una forte sete di giustizia. Proprio per questo, viaggiano verso Verona con grande speranza, confidando che i loro cari possano essere in parte ricompensati da un'equa sentenza. Tra queste persone, una di quelle ad avere una tra le storie più toccanti è Paola Fontana, 68 anni. Non abita più in zona, vive da anni a Viareggio ma conserva un forte legame con Cervarolo dove, nell'eccidio, ha perso il nonno e lo zio, di 56 e 32 anni. All'epoca Paola era una bambina di due anni e ovviamente non puó avere ricordo di quanto avvenne quel giorno, ma grazie ai resoconti dei familiari è riuscita a ricostruire un quadro completo. «Mia madre - racconta commossa la donna - mi ha sempre raccontato quello che avvenne. Mio padre è stato quasi il primo a scoprire i cadaveri: impaurito, andó a chiamare un suo amico e insieme scoprirono che tra i morti c'erano anche i nostri cari. E' giá la terza volta che vado a deporre, mi costa tantissimo in termini di emotivitá e di energie, e non so se ce la faró. Ma è giusto arrivare alla conclusione, anche per rispetto nei confronti di mia madre, che ha sofferto tanto e che era legatissima a mio zio Giovanni. Ora abito lontano ma questo terribile fatto mi tiene legata arcor più a Cervarolo. Confido che il processo possa arrivare a una conclusione: il nostro era un paese di brava gente che non aveva fatto nulla di male, ci conoscevamo tutti e dopo la strage siamo piombati nella miseria. Quello che mi dá più fastidio è che gli autori del massacro non si siano pentiti».  Grande soddisfazione per gli sviluppi che sta prendendo il processo è stata espressa da Italo Rovali, uno dei legali dell'accusa e professore allo Zanelli: «Dopo tante sofferenze da parte del paese e grande lavoro istruttorio, si arriva ai resoconti dei testimoni che hanno vissuto i fatti in prima persona. Sono soddisfatto non soltanto per la posizione assunta
dal tribunale, che sta lavorando bene, ma anche per il fatto che si sia creata una rete tra i vari legali e l'Istoreco. Mi fa inoltre piacere che i ragazzi abbiano voluto essermi vicino. Per gli imputati è soltanto questione di tempo, perché sono stati inchiodati dalle intercettazioni». (a.v.)

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