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Gli alunni dello Zanelli e del Dall’Aglio seguono il processo a Verona

Lezione di storia in tribunale «Imputati assenti, perché?»

 VERONA. La gita è di quelle insolite. Non di quelle a cui si partecipa a cuor leggero, tanto per perdere una giornata di lezione. E' una gita in cui non ci sono guide da seguire o freddi monumenti da osservare ma si ascoltano testimonianze vere, di chi ha vissuto sulla propria pelle i tragici fatti del 20 marzo 1944. Gli studenti di alcune classi dell'Istituto agrario Zanelli di Reggio e del liceo scientifico Dall'Aglio di Castelnovo Monti hanno riempito i due pullman che ieri hanno raggiunto il tribunale militare di Verona, dove si è tenuta una nuova udienza per accertare i fatti e individuare i responsabili delle stragi di Cervarolo e Monchio.  «Conosco bene questo triste avvenimento - racconta Nicola Caniparoli della 5ªG dello Zanelli - perché sono di quelle parti. Sono curioso, non sono mai stato in un tribunale e spero che vi sia la possibilitá di fare giustizia e chiarezza sull'eccidio».  «Consideriamo questo episodio parte integrante della nostra storia - aggiunge Davide Rosati - perché è successo molto vicino a noi. Peccato che i responsabili siano perseguiti solo dopo tanto tempo, ma anche se sono trascorsi tanti anni è doveroso fare giustizia».  «Assistere a questa udienza ci permetterá di saperne di più - spiega Yuri Zanotti - e sono certo che sará una bella esperienza. Cosa sappiamo? Che è stato un episodio molto cruento, nel quale i colpevoli non si sono fatti scrupoli».  «Sará una giornata particolare - afferma Pietro Bertolini - Mi aspetto di imparare qualcosa in più su questo eccidio: nella mia famiglia se ne parla spesso, perché mio nonno scampó alla strage della Bettola».  «Mi aspetto di avere maggiori informazioni su quello che è successo - spiega Giacomo Corradi della 3ªI del liceo Dallaglio - e capire cosa abbia potuto generare una simile tragedia». «E' un'opportunitá per approfondire il tema della Resistenza - sostiene Irma Marconi - di cui oggi purtroppo si parla poco. E' interessante avere ancora testimoni che possano raccontare quello che avvenne così tanti anni fa. La cosa che non riesco a capire è come gli imputati non siano presenti in aula».  «Sono curioso di vivere questa esperienza - aggiunge Gianluca Sciaboni - anche per sentire testimonianze dirette. Da un lato credo abbia poco senso condannare persone così anziane, ma dall'altro è altrettanto doveroso punire chi ha commesso un crimine così
atroce».  «Mi piacerebbe poter sentire cos'hanno da dire i colpevoli - conclude Greta Boni - ma non sará possibile. Mi colpisce che in alcune intercettazioni abbiano fatto capire di non essersi pentiti. Conoscere questi fatti puó aiutarci a fare in modo che cose del genere non accadano più».

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