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Confcooperative denuncia: «Ci sono delle tariffe minime che devono essere rispettate»

Sotto accusa il contratto firmato per il facchinaggio: distorce il mercato

 REGGIO. Una paga oraria che non superi i 5 euro netti vìola la dignitá della persona e la sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino (con il suo richiamo all'art. 36 della Costituzione parlando della dignitá del lavoratore) a parere di Confcooperative di Reggio, toglie ogni dubbio o alibi, a chi stipula contratti con imprese che sottopagano i propri soci lavoratori e che fanno concorrenza sleale. La cifra, quella prevista dal contratto di Unci (la quarta centrale cooperativa italiana) che è ben lontana dai 6,3 euro pagati da altre cooperative reggiane, anche in periodi di crisi come questa, a cui si aggiunge il parziale pagamento del lavoro straordinario, notturno e festivo.  Per il responsabile del settore lavoro e servizi di Confcooperative, Mario Lucenti, «questa sentenza, rappresenta un punto di chiarezza dal quale far ripartire un serio confronto tra cooperazione, sindacati, organizzazioni datoriali e istituzioni per far uscire il comparto del facchinaggio delle secche di una crisi senza precedenti nella nostra provincia».  Per Confcooperative, il tavolo di lavoro istituito da pochi giorni in Provincia, sará il banco di prova per valutare se continueranno le forti conflittualitá di questi mesi o sará possibile raggiungere nuove intese che salvaguardino l'attivitá e il futuro delle cooperative e dei loro soci.  Sotto accusa, il contratto Unci-Cnai per le cooperative di logistica (settore del facchinaggio), che distorce il mercato con una concorrenza sleale e con imprese che «sottopagano i lavoratori, indipendentemente dall'andamento dell'azienda, non pagano la quattordicesima, le maggiorazioni per lavoro festivo e notturno e riducono di molto le ferie».  Il risultato, sottolinea ancora Lucenti, è che «la stragrande maggioranza delle cooperative reggiane, è costretta a proclamare lo stato di crisi, con danni che per prima pagano proprio i soci». Una situazione questa, che si trascina da anni e per la quale, spiega ancora Confcooperative, «chiediamo ai sindacati e agli organi di controllo una presa di posizione dura nei confronti di queste strutture, il cui comportamento consente alla committenza (che affida all'esterno la logistica), di stipulare contratti al di sotto degli accordi provinciali».  Questa è l'occasione - conclude Confcooperative - di aprire un duplice confronto. Con i sindacati, che disconoscono la crisi nel settore, anche di fronte a dati chiari e con la committenza «troppo refrattaria al rispetto delle tariffe minime, che pur in una situazione molto difficile, consentono di remunerare in modo dignitoso il lavoro, come prevede la Costituzione».

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