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Le nostre angurie tipiche chiedono il rango di Igp

GUALTIERI. Anche l'anguria ha tutto il diritto di essere considerata un prodotto tipico delle nostre zone, tanto che l'intento è quello di arrivare a richiedere l'Indicazione geografica protetta (Igp) all'Unione europea. E' a questo scopo che ieri, alla cooperativa agricola «La libertà» (meglio conosciuta come la tenuta Bigliana) di Santa Vittoria si sono sfidate diverse varietà di anguria, per verificare, sia in campo sia a livello di gusto, quali siano le migliori specie per le nostre zone maggiormente «vocate» a questo tipo di produzione.
L'obiettivo di queste iniziative è quello di migliorare il livello produttivo delle cucurbitacee, preparando nel contempo, appunto, la strada per un'eventuale richiesta di Igp.

All'incontro hanno partecipato diversi produttori della zona, oltre a esponenti e tecnici della Provincia (con l'assessorato all'Agricoltura in prima fila), che ha direttamente coordinato il progetto, che di fatto aveva preso il via già l'anno scorso.
«La nostra _ ha spiegato l'assessore Roberta Rivi _ è una di quelle province in cui la produzione di angurie è maggiormente pregiata e di valore. Ottenere l'Igp su questi prodotti costituirebbe una garanzia per il consumatore, oltre che un'opportunità per avere più reddito».

Soddisfatto di questa occasione di confronto anche il presidente della Coldiretti reggiana Marino Zani: «La nostra zona non è fatta solo di solo viti e formaggi, è giusto che anche l'anguria venga riconosciuta a tutti i livelli: un prodotto tra quelli che più hanno risentito della globalizzazione. La nostra vuole essere una politica legata alla valorizzazione dei prodotti a »chilometri zero«, del made in Italy e della tradizione. Quella reggiana è un'agricoltura che si può distinguere per competenza».

Il tecnico agrario e funzionario della Provincia Luigi Pacchiarini: «In un territorio in cui dei capisaldi come il pomodoro e la barbabietola sono andati in crisi, l'anguria può senz'altro essere un' importante risorsa, in un territorio che in questo senso ha una tradizione secolare».

Il progetto,

oltre che dalla Provincia, è seguito dal Centro ricerche produzioni vegetali dell'Emilia Romagna e dalla dottoressa Cristina Piazza dell'azienda agricola Stuard di Parma. Gli attori sono i produttori associati che da poco sono confluiti nell'Apar (associazione produttori anguria reggiana).

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