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Una società fittizia in Spagna
per una truffa da 34 milioni

Per rendere più credibile agli occhi del Fisco la loro attività di esportazione, hanno creato una società fittizia in Spagna con l’obiettivo di fatturare il venduto, in realtà distribuito in Italia «sgravato» dall’Iva. Una truffa scoperta dalla Finanza

Per rendere più credibile agli occhi del Fisco la loro attività di esportazione, hanno creato una società fittizia in Spagna con l’obiettivo di fatturare il venduto, in realtà distribuito in Italia «sgravato» dall’Iva. Una truffa scoperta dalla Finanza: nei guai due imprenditori.
Al termine dell’indagine, sono stati denunciati il 36enne reggiano D.N. e il 37enne J.C. di origine venezuelana.
I due imprenditori sono accusati di frode fiscale e truffa ai danni dello Stato.
Il meccanismo studiato dalla coppia per eludere il Fisco, era semplice e redditizio.
Grazie ad un complesso sistema di fatture false, i due imprenditori riuscivano a piazzare sul mercato prodotti elettronici - in particolare computer, componenti informatici e software - oltre a macchinari e prodotti per l’edilizia ad un prezzo più basso rispetto a quello di mercato.
Per riuscire a vendere a prezzi minori rispetto ai propri concorrenti, i due imprenditori dichiaravano ai propri fornitori che la merce sarebbe poi stata rivenduta all’estero. Questa procedura, permette a chi compra materiale per poi rivenderlo all’esterno dei confini nazionali, di non pagare l’Iva.
La merce invece - come hanno dimostrato le indagini della Finanza coordinate dal sostituto procuratore Luciano Padula - non veniva esportata, ma venduta in Italia. Operazioni che la coppia, rendeva trasparenti, grazie all’emissione di regolari fatture che poi, in realtà, venivano distrutte.
L’indagine delle Fiamme gialle, iniziate lo scorso anno grazie ad una normale verifica fiscale, hanno «costretto» gli uomini del colonnello Alfonso Di Vito, ad analizzare con cura tutti i movimenti bancari dei due imprenditori, con un accertamento di circa 7mila operazioni che hanno poi permesso di riscontrare non solo un’evasione alle imposte dirette di 260 milioni di euro, ma anche una frode all’Iva per oltre 34 milioni di euro.
Durante le indagini, i militari hanno anche scoperto che la coppia di imprenditori, per dimostrare la loro attività di esportazione di materiale informatico, avevano anche creato in Spagna una società fittizia. Una società che permetteva alla coppia di dimostrare ai propri fornitori come la merce fosse realmente spedita all’estero.
Un meccanismo solo di facciata e che in qualche modo - ma questo deve ancora essere appurato dall’inchiesta - potrebbe aver coinvolto anche altri imprenditori e operatori di mercato. Quello che emerge, però, è come ancora una volta la fatturazione falsa sia alla base di quasi tutte le truffe ai danni del Fisco. L’emissione di documenti contabili «gonfiati» a Reggio continua
ad essere all’ordine del giorno e nonostante le continue indagini della Finanza - negli ultimi due anni particolarmente attenta a questo fenomeno - il fenomeno pare sia in ascesa. Soprattutto in un momento di crisi economica. La fattura falsa, infatti, permette agli imprenditori di fare cassa.

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