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STUDIO CONDOTTO DALLA CURIA

Si studiano le ossa
di tre santi reggiani

Ossa vecchie più di mille anni
sono di tre santi reggiani

Una ricerca scientifica svelerà i misteri dei santi venerati dalla Chiesa reggiana.
Sono state infatti dissigillate, nel palazzo vescovile, le antiche urne contenenti i resti di Santa Gioconda vergine, dell’eremita San Venerio e del vescovo Beato Tommaso, precedentemente sepolti sotto l’altare della chiesa di San Pietro, in città.
«Abbiamo aperto le cassette ieri notte, come da tradizione, ed è tutto nuovo anche per noi» racconta il vescovo ausiliare Lorenzo Ghizzoni.
Fabrizio Ambrosetti, medico anatomo patologo all’ospedale Santa Maria Nuova, è uno degli esperti che condurrà il lavoro di ricognizione dei resti mortali.
Perché vengono sottoposte a indagine le ossa dei santi? «Innanzitutto per verificare l’autenticità delle reliquie - dice Ambrosetti -, in secondo luogo per verificare anche l’attendibilità della tradizione popolare. Nel caso di Sant’Alfio, per esempio, gli studi scientifici ci hanno permesso di scoprire che non si trattava del cuore del santo a essere conservato, come tutti pensavano, bensì del suo calcagno».
«E’ possibile arrivare a stabilire le cause di morte, poiché alcune malattie lasciano segni ossei - spiega ancora il medico -. Queste reliquie necessitano di un trattamento conservativo, come la disinfestazione da spore e miceti. Il professor Gabrielli del Vaticano, quando venne a Reggio ha fatto questa battuta: «Spero di aiutare il Signore a conservare i corpi, per facilitarGli il lavoro in vista del giudizio universale e della resurrezione».
A studiare i resti sarà anche l’antropologa Alessandra Cinti, dell’università di Torino, grazie a una borsa di studio offerta dalla professoressa Ave Caraffi in memoria del figlio Giovanni, scomparso all’indomani della laurea in architettura: «Un grazie a tutti - aggiunge mamma Ave, con la voce rotta dalla commozione -. Spero che la dottoressa Cinti mi verrà a trovare».
La dottoressa Cinti annuisce affettuosamente con il capo. Spiega poi cosa è possibile scoprire dallo studio delle ossa: «Il sesso degli individui, siccome ci sono delle differenze scheletriche fra uomo e donna; poi la statura e la corporatura, ma anche le abitudini di vita, per esempio se era praticata o meno attività fisica. Lo scheletro è come un libro aperto che registra la nostra vita».
Verranno condotte ricerche approfondite e tecnologiche, come lo studio del carbonio 14 (per la datazione dei reperti) e le analisi del Dna. «Sicuramente offriranno risultati molto interessanti» osserva la ricercatrice.
Se per quanto concerne Beato Tommaso e San Venerio la documentazione storica a disposizione è nutrita, lo stesso non può dirsi per Santa Gioconda, di cui sappiamo poco o nulla.
Le prime indiscrezioni dai rilievi? «Sembrerebbe che quanto tramandato dalla tradizione popolare sia molto attendibile e coincida con i primi riscontri scientifici» rivelano i tecnici. Per dipanare il mistero che circonda la santa di Reggio, ci sarà da pazientare.

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