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Froome, l'onore delle armi a Dumoulin

Froome, l'onore delle armi a Dumoulin

La maglia rosa: "Mi ha attaccato fino all'ultimo metro di corsa, un grande". E l'olandese ricambia

CERVINIA. Olio d’auto con puntine sulla strada del Giro. Agguato, annunciato, con tanto di bandiere Palestinesi contro la partenza da Israele, sabato mattina in val di Susa. Puntine come quelle messe sotto le ruote, e l’impresa, di Chris Froome a fine tappa.

Perché il superuomo è sotto inchiesta per doping, lui dice di essere innocente (“non ho fatto nulla, saprete per filo e per segno quali sono le mie mosse e quelle del mio team), e certe domande sono inevitabili. Chris i dati di Velon (la società che diffonde i dati sulle prestazioni dei ciclisti) non sono ancora in rete.

Lui meravigliato. “Mi devo portare in bici un trasmettitore di 18 grammi perhè diffondano quei dati, se non l’hanno fatto mi sentiranno…”. Ancora. Potenza sviluppata verso lo Jafferau. “Mi hanno detto 350 watt medi nelle ultime tre ore”. Un’enormità. Poi i complimenti a Dumoulin, che glieli aveva fatti a fine tappa dopo che a Gerusalemme gli aveva mandato a dire che avrebbe fatto meglio restare a casa vista l’indagine in corso. “Tom è stato formidabile, mi ha attaccato fino all’ultimo. Un gigante”. “Brutale”, ha usato questo termine spesso Froome per raccontare lo sforzo fatto per vincere.

“E’ stata dura, sono caduto due volte, ma non ho mai mollato: sapevo che il Giro si sarebbe deciso nelle ultime tappe. Mi dispiace per Yates, è stato grande ma le corse a tappe durano tre settimane non due e mezzo”. Poi il consiglio alle donne che il 14 luglio affronteranno lo Zoncolan al Giro donne. Con sorriso. “Faranno tanta fatica, usino rapporti più leggeri possibile”.

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