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IL CALCIO DEI GIUSTI 

Elogio di Rino Gattuso, voce diversa nell’orchestra del calcio ipocrita

Se ci fosse uno scudetto per la miglior lezione di vita impartita da un allenatore, questo andrebbe assegnato a Rino Gattuso, tecnico del Milan, i cui  meriti fuori dal campo vengono ancor prima dei risultati nella fase iniziale del suo incarico. La sua non è una voce piegata all’ipocrisia e al pararsi il culo in un mondo dove va di moda parlare di «bidoni dell’immondizia al posto del cuore», trovare le scuse più strane o addossare responsabilità o all’arbitro o al Var

Questo non è un abbraccio allo sconfitto in difficoltà. No, è un grazie di cuore a chi riesce ancora a dare lezioni su come ci si comporta di fronte alle avversità. Se ci fosse uno scudetto per la miglior lezione di vita impartita da un allenatore, questo andrebbe assegnato a Rino Gattuso, tecnico del Milan, i cui meriti fuori dal campo vengono ancor prima dei risultati nella fase iniziale del suo incarico.

Bastava guardarlo, sabato sera, con quel suo faccione afflitto, mentre pronunciava parole da uomo distrutto: «Oggi provo una vergogna pazzesca, ma devono provarla anche loro». Loro sarebbero i suoi giocatori, quelli che hanno perso a San Siro contro il Benevento ultimo in classifica e a poche ore dalla Serie B. Non cerca scuse, Gattuso: «Stasera c’è stata un’involuzione di una squadra senz’anima. Sono il capo della baracca, quindi il primo responsabile. Ci può stare la stanchezza, ma bisogna cambiare registro. Non possiamo pensare di affrontare il Benevento senza rabbia agonistica. Creiamo tanto, ma diamo la sensazione di fare il solletico agli avversari. Bisogna chieder scusa ai tifosi per questa figuraccia».

Non è la prima volta che Gattuso si prende le colpe, lo ha fatto anche dopo l’infortunio bis del difensore Andrea Conti: «Ho sbagliato a non lasciarlo tranquillo». Ma non è solo questo, basta guardare la sua ineguagliabile mimica facciale quando Beppe Bergomi, dallo studio tv della Congrega dei Pindari, fa partire un fantozziano «il Milan gioca il più bel calcio d’Italia». O quando riprende Leonardo Bonucci, uno che alla Juventus ha già dimostrato di non saper stare nel proprio recinto e che poche ore prima aveva finito di consigliare altri top player alla dirigenza: «Leo deve pensare a fare il capitano e il giocatore, c’è la società che deve scegliere i calciatori e l’allenatore li deve allenare. Non mi sono piaciute le sue parole».

In un mondo di falsi, comunque la si pensi sulle sue qualità tecniche, Gattuso è uno vero, perbene, come dovrebbero essere tutti o almeno i più. Rino è la voce diversa in un’orchestra piatta, omologata verso il peggio, piegata all’ipocrisia e al pararsi il culo in un mondo dove va di moda parlare di «bidoni dell’immondizia al posto del cuore», trovare le scuse più strane (proverbiale il «poi oggi è piovuto» di Walter Mazzarri dopo una sconfitta della sua Inter a Verona) o addossare responsabilità o all’arbitro o al Var. Se ne sono viste e sentite di tutti i colori, cose che farebbero inorridire in qualsiasi contesto. Nel calcio no, piacciono quelli che si fanno ombra con le scuse, che sputano e prendono a calci l’avversario.

E poi, in coda, va anche detto che Rino Gattuso al Milan ha saputo dare un senso a una squadra che non ne aveva: fino a poche settimane fa il rendimento della sua gestione era a ridosso di quello di Juve e Napoli. Adesso stanno emergendo le contraddizioni di una rosa costruita male in estate ma il tecnico è lì a metterci il faccione e anche qualche idea. Non ho difficoltà ad ammettere che ero molto scettico sulle sue possibilità. I fatti hanno detto altro a favore di Rino, mi pare doveroso chiedere venia. E lo faccio quando in tanti gli stanno dando addosso. Vale di più.

twitter: @s_tamburini

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