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IL CALCIO DEI GIUSTI 

La diseducatija con Barabba libero che pontifica su giornali e tv

Il dopo Madrid peggio del dopo Cardiff per chi ha mal gestito una partita comunque epica e soprattutto per una parte dell’informazione che è riuscita a diffondere cosmica ignoranza. Da noi Barabba impunemente parla al popolo di come si sta al mondo e per giudicare un rigore alcuni giornali e tv chiamano ex arbitri puniti per rapporti poco chiari con Moggi

Molto più che una sagra della diseducatija. A Madrid sono riusciti a fare peggio che a Cardiff; in campo no, almeno fino a un attimo prima dell’indecorosa canea post-rigore ma dopo sì. Chi era protagonista ha perso una grande occasione per dare un senso a una partita epica, così come quella parte di informazione che è riuscita a diffondere cosmica ignoranza. Sembrava impossibile, invece ce l’hanno fatta a minare ancor più che nello scorso giugno la credibilità del calcio italiano e di chi lo racconta in tv, alla radio e su una parte dei giornali. A Cardiff, per il Real-Juve della finale 2017, ci si era arrivati sulla scia di colossali sciocchezze come «Ronaldo a Torino farebbe il tornante o la riserva» e a intere serate tv della Congrega dei Pindari a mettere in piedi folli confronti Messi-Dybala. Stavolta il peggio l’hanno dato dopo: la Juve ha dato vita a una serata così immensa da entusiasmare anche i “non tifosi” ed è arrivata a un passo dalla favola. Anzi, favola sarebbe stata lo stesso se non ci fosse stato quel “dopo”. Perché la gloria viene anche dall’assalto all’impossibile.

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A Cardiff sconfitte anche la credibilità del calcio italiano e di chi lo racconta  

Prendiamo la copertina di Tuttosport con la notizia della sconfitta abilmente nascosta o i commentatori che dicono che a Torino Ronaldo farebbe la riserva o che Dybala è meglio del portoghese. È un mondo autoreferenziale che si autoalimenta grazie a personaggi che sono “dentro” al meccanismo, che ne fanno parte. Sparito quel sano distacco che aiuterebbe a capire e a spiegare meglio



Peccato: grande partita, anche se non la passeggiata descritta da RadioRai, una sceneggiata in pieno stile ministero della Cultura popolare d’epoca fascista. Fin qui il “durante”. Poi c’è lo sciagurato “dopo”. Ed è peggio che aver perso 20 a 0. C’è il gesto di Chiellini che mima i soldi e rincara con un «siamo stati bravi a non mettergli le mani addosso» (all’arbitro). E, mentre in alcune redazioni si preparavano incredibili prime pagine con la parola “furto” (su che basi? Il rigore non era un’assurdità), si è visto e sentito Andrea Agnelli, presidente bianconero e uomo Uefa, inscenare un attacco maleducato al designatore arbitrale, una specie di regolamento di conti pregressi. L’Avvocato, l’Agnelli originale, non l’avrebbe mai fatto.

E non si può neanche sorvolare sull’ex portiere Stefano Tacconi che impunemente rimprovera l’attuale numero uno «perché non ha spaccato la faccia all’arbitro». E men che meno sulle pernacchie social all’indirizzo di Alex Del Piero che con molta educazione fa notare a Gigi Buffon che dare dell’animale a un arbitro non è affatto cosa buona. Pernacchie difese dalla disinformatija che bacchetta il vecchio capitano perché «Gigi andava capito».

Prima si era assistito al delirio di un giornalista Mediaset intento a mostrare banconote al pubblico e per questo cacciato dalla tribuna stampa del Bernabeu, al negazionismo dell’ex arbitro Graziano Cesari, ora moviolista, che nel ’98 fu uno dei tre sanzionati per contatti illeciti con il giornalista Danilo Di Tommaso, quello che andava in tribuna con l’ultrà er Mortadella, Luciano Moggi e il designatore Fabio Baldas. E proprio a Baldas un quotidiano chiede un parere sul rigore di Madrid, scordandosi che era il moviolista ventriloquo di Moggi al processo di Biscardi. Già, lo stesso Moggi opinionista di un quotidiano e venerato ospite in tv senza che mai nessuno ricordi che è Belzebù.

Da noi il calcio dei giusti è in croce e Barabba non solo è libero ma parla al popolo di come si sta al mondo. Da noi spunta all’improvviso una crociata per diffondere il Var anche in Europa organizzata da quelli che fin qui lo hanno demonizzato con sciocchezze tipo «ma così è pallanuoto», «ma così sparisce la poesia», «liberiamo gli arbitri dal mostro». Tutto viene diffuso senza un minimo di spirito critico che faccia notare a chi parla che se non fa ammenda il bidone dell’immondizia non ce l’ha nel cuore ma nella coscienza. Qui non celebriamo una sconfitta calcistica, qui stiamo perdendo tutti. Da noi c’è ancora chi venera il massaggiatore del Napoli Salvatore Carmando che, per vincere a tavolino, nel 1990 disse «stai giù» ad Alemao colpito da una monetina. In Inghilterra, Welbeck che ruba un rigore viene invece spernacchiato dai propri tifosi. Ne abbiamo di strada da fare: meglio mettersi in cammino ripulendo la scena dagli slogan sciocchi della diseducatija. Perché vincere nello sport non è l’unica cosa che conta.

twitter: @s_tamburini

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