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Sanremo. Vince Tempera: Sembra una convention più che un festival della canzone

Sanremo. Vince Tempera: "Sembra una convention più che un festival della canzone

Lo storico direttore d'orchestra è anche autore di sigle di cartoni animati, come Ufo Robot, che compie 40 anni

Musicista, arrangiatore, storico direttore d’orchestra, Vince Tempera si aggira a Sanremo un po’ perplesso: «Sembra di essere a una convention, negli ultimi anni non è più un festival della canzone, è un evento televisivo che dura cinque giorni. Le canzoni non rimangono».

Sanremo 2018, i momenti imperdibili della quarta serata del Festival Dai bambini del Piccolo Coro dell'Antoniano che accompagnano Lo Stato Sociale, alla standing ovation per il duetto di Claudio Baglioni e Gianna Nannini, fino alla vittoria di Ultimo: i momenti da non perdere sul palco dell'Ariston


Maestro, quale festival ricorda con maggiore affetto?
«Quelli degli anni Settanta, ancora in bianco e nero. Eravamo al Teatro del Casinò, c’era il palco, l’orchestra in buca, il pubblico molto vicino. C’era uno scambio emotivo forte tra chi era in platea e i cantanti su palco».

A quali pezzi è più legato?
«Tanti arrivati ultimi o comunque non ai primi posti come “Vado via” di Drupi, “Donne” di Zucchero o “Non voglio mica la luna” di Fiordaliso. A Sanremo c’erano le canzoni che vincevano e quelle che venivano fuori nel tempo. “E se domani” non arrivò nei primi tempi ma poi prese il volo».

Cosa pensa dei brani di quest’anno?
«Sono lenti, lagnosi, tutti a piangersi addosso. Non rimangono».

Ma non salva nessuno?
«Solo i giovani. Nel 2016 ho diretto “Amen” con Gabbani. Convinsi la casa discografica a fare un arrangiamento melodico-dance. Ha funzionato».

Lei è anche autore di famose sigle di cartoni. Ricorrono quest’anno i 40 anni di Ufo Robot.  Come è nata?
«Era il ’78. Io e il mio amico Luigi Albertelli eravamo in attesa alla Fonit Cetra di un cantante che non è mai arrivato quando il direttore artistico ci ha chiamato per un’urgenza: bisognava fare la sigla di un cartone giapponese che sarebbe uscito da lì a un mese. Lo abbiamo visto, in giapponese, abbiamo capito che parlava di guerra tra il bene e il mare, alieni; la simbologia era simile a quella del western all’italiana. Non volevo però fare una canzone per bambini. Avevo in mente i grandi musicisti a cui ricorreva la Walt Disney e volevo la stessa cosa. Ho preso l’idea da “Rocky”, il film con Sylvester Stallone, che comincia con le trombe. Albertelli mi ha seguito subito dicendo: “Ufo robot, ufo robot”. È nata così: lui ha fatto il testo, io la musica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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