Quotidiani locali

Vai alla pagina su Conosci l'italiano
Conosci l'italiano. Il giornalista e la nostra lingua, piccola guida illuminata

Conosci l'italiano. Il giornalista e la nostra lingua, piccola guida illuminata

Alcune tra le voci più illustri del giornalismo italiano raccontano il legame tra mestiere e lingua italiana. "Le parole dei quotidiani" è il quattordicesimo volume in uscita con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi, della collana sulla lingua italiana realizzata in collaborazione con l'Accademia della Crusca

Nell’ultimo volume della collana L’Italiano. Conoscere e usare una lingua formidabile, alcune fra le voci più illustri del mondo del giornalismo hanno raccontato un mestiere che con la nostra lingua e le sue evoluzioni cammina da sempre, necessariamente, di pari passo.

leggi anche:

Si va da Mario Calabresi, che apre le danze con Le nuove frontiere del giornalismo, a Vittorio Zucconi che, fra ‘bombe d’acqua’, ‘blitz’, ‘cambi di casacche’ e ‘clamorosi pali’, mette in guardia da L’irresistibile trappola del luogo comune, passando per Il Glossario dei giornali con cui Claudia Arletti e Matteo Tonelli tolgono i dubbi ai giornalisti all’opera. Ne viene fuori, firma dopo firma, una piccola guida illuminata e brillante su un lavoro tanto difficile, quanto celebrato e affascinante.

Chiudiamo così, allora, questo viaggio nell’italiano, passando la parola, infine, ai giornalisti:

1. “Oggi in un giornale non si spengono mai le luci e non esiste il silenzio, c’è sempre qualcuno che lavora, a ogni ora del giorno e della notte, e l’immagine del giornalista che si alza tardi la mattina perché ha fatto tardissimo la notte è ormai materia di vecchi film”. Mario Calabresi, Le nuove frontiere del giornalismo.

2. Tribù, jihad, califfato, fratelli musulmani, mezzaluna sciita, sahel, diseguaglianze, brexit, carneficina, mossos: sono queste, secondo Maurizio Molinari, Le dieci parole per descrivere i nuovi conflitti.

3. “Scoop – parola dall’etimologia incerta – sta per ‘grosso cucchiaio, mestolo’ ed è utilizzata per la prima volta relativamente al giornalismo nel 1874, quando viene appunto pubblicata per definire una ‘notizia pubblicata prima del rivale’; un significato che deriva dallo slang di metà Ottocento, dove scoop stava per ‘appropriato per escludere i rivali’”. Roberto Bernabò, Il codice segreto delle redazioni.

4. “Lo sport è un racconto di straordinarietà e di eccessi: tutto è sempre superlativo, eroico, colorato. Il minimal non è mai andato di moda. La retorica, l’iperbole, il barocco invece sì. Chi scriveva di sport era un testimone privilegiato. L’unico. Non c’era tv, non c’erano immagini, c’era solo, come concorrente, la voce della radio”. Emanuela Audisio, Mitologia dello sport.

5. “Chi scrive è alla quinta rubrica breve quotidiana della sua esistenza, e soltanto chi non abbia mai ricevere un incarico del genere può dire (e spesso lo dice) che siccome è breve ce la si può cavare in una mezz’ora. Non conosce - appunto - quel vecchio adagio che dice ‘sarò lungo perché non ho tempo’. Non conosce l’angoscia di scovare fra decine l’argomento adatto e di trattarlo all’altezza delle aspettative, del direttore, dei lettori, ogni santo giorno, e secondo la regola aurea che l’ultimo inciampo conterà più di cento precedenti prodezze. Non conosce, insomma, la condizione di avere un solo colpo a disposizione, e tocca fare centro”. Mattia Feltri, L’arte della brevità.

6. “Molte cose sono cambiate, da quando noi giornalisti scrivevamo delle ‘convergenze parallele’ di Aldo Moro o degli ‘equilibri più avanzati’ di Francesco De Martino, senza neanche lontanamente immaginare che avremmo finito per occuparci di ‘vaffa day’, di ‘bunga-bunga’ e di ‘gufi’ da ‘rottamare’. È cambiata la politica, certo. Sono cambiati i giornali, non c’è dubbio. Ma sono cambiati soprattutto i politici”. Sebastiano Messina, La politica: dal taccuino ai tweet.

7. “Se hai cominciato a fare il giornalista nella civiltà della stampa scritta e ti ritrovi prima, con la tv, nella civiltà delle immagini, e poi, con il pc, nella civiltà di Internet, hai il sacrosanto diritto di sentirti spaesato. A disagio in un’attività alla cui base c’è l’informazione, rivoluzionata da nuovi mezzi di comunicazione”. Bernardo Valli, Un inviato sempre speciale.

8. “All’incrocio fra la Via della Pigrizia e il Viale della Viltà, nel quartiere del Luogo Comune dove abitiamo noi giornalisti e coloro che aspirano a diventarlo, si parla un dialetto pietrificato chiamato giornalese. Giovani e anziani, professionisti decentemente retribuiti e irregolari ricattati con pochi euro al colpo, comunicano con i propri lettori attraverso un vocabolario che, se non fosse deprimente, sarebbe straordinariamente comico. Se il pubblico non ride, è soltanto perché la lingua di legno del giornalese è ormai talmente sedimentata nella comunicazione da apparire normale”. Vittorio Zucconi, L’irresistibile trappola del luogo comune.

Ecco tutti i titoli della collana e le date di uscita

  1. Bada (a) come scrivi - 23 settembre 2017
  2. La nostra lingua dalla @ alla zeta - 30 settembre 2017
  3. Scrivere nell'era digitale - 07 ottobre 2017
  4. Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere - 14 ottobre 2017
  5. La ricchezza dei dialetti - 21 ottobre 2017
  6. L'italiano e le lingue degli altri - 28 ottobre 2017
  7. Le parole nella Rete - 4 novembre 2017
  8. Giornali, radio e tv: la lingua dei media - 11 novembre 2017
  9. Da San Francesco al rap: l'italiano in musica - 18 novembre 2017
  10. Arte, design e moda: il mondo parla italiano - 25 novembre 2017
  11. Il linguaggio della politica - 2 dicembre 2017
  12. Leggi, contratti, bilanci. Un italiano a norma? - 9 dicembre 2017
  13. L'abc della grammatica: regole e uso - 16 dicembre 2017
  14. Il Glossario dei giornali- 23 dicembre 2017

TrovaRistorante

a Reggio Emilia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro