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Italiano, ecco come evitare gli errori grammaticali più comuni

Italiano, ecco come evitare gli errori grammaticali più comuni

Sbagliare non è poi così insolito: ecco un vademecum per usare apostrofi, congiuntivi e forme intransitive senza rischiare figuracce

L'italiano, conoscere e usare una lingua formidabile: la collana in edicola

Quanti errori commettiamo, ogni giorno, mentre parliamo e scriviamo? Molti, anche se non sempre ce ne accorgiamo. Ecco allora un volume di grammatica nuovissimo, che, in rigoroso e comodo ordine alfabetico, ci rinfresca la memoria su punteggiatura, tempi verbali, virgolette, congiunzioni e figure retoriche. Da tenere sul comodino, da infilare nella borsa, nello zaino, da regalare agli amici che fanno ancora a botte con accenti e pronomi. Cominciamo da qua, allora: da questo piccolo vademecum che ci mette al riparo dai tre sbagli grammaticali più comuni.

  1. A di apostrofo

Simile a una virgola posta in alto, questo segno indica la mancanza di una parte di parola.Quando è posizionato a destra (quell’uomo, per esempio, oppure un po’), segnala l’assenza della vocale, elisione, o della sillaba finale, troncamento. Se posto a sinistra, invece, e si chiama in quel caso aferesi, vuol dire che a mancare sono la vocale o la sillaba iniziali. Comunissimo, in quest’ultimo caso, è l’apostrofo che segnala l’abbreviazione di espressioni temporali: il ʼ700, per esempio, per dire il 1700. Sono due, i gravi mali che affliggono l’apostrofo: succede, talvolta, di vederlo adoperato anche se il sostantivo in questione è maschile (se un anno, scritto con l’apostrofo, meriterebbe una punizione, un’annata, invece, è corretto); e succede spessissimo, specie nell’era delle chat, di trovarlo come sostituto dell’accento: per esempio e’, invece di è. Attenzione, dunque! Sono entrambi errori molto gravi e diffusi.

 

  1. C di congiuntivo

Quanti nuovi possibili amori sono finiti per colpa di un se potrei?

Il congiuntivo è senza dubbio il nemico numero uno degli italiani. Ecco allora questa piccola scheda sul suo utilizzo: può essere presente, passato, imperfetto e trapassato. In una frase indipendente può indicare un comando, un invito, un consiglio (è il caso di si ripari sotto al mio ombrello, per esempio, ed è un congiuntivo esortativo), ma anche esprimere un desiderio, un augurio (riuscissi a finire in tempo!, ed è allora un congiuntivo desiderativo oppure ottativo). Il congiuntivo è d’obbligo quando la frase è introdotta da affinché e benché, mentre divide quando segue verbi come credere, pensare e i cosiddetti “verbi di opinione”. Se per alcuni, infatti, è necessario dire non so se sia partito, per altri può essere accettato anche il non so se è partito.

Nel periodo ipotetico, il congiuntivo trapassato può essere sostituito dall’imperfetto indicativo: è corretto dire se lo avessi saputo, non ci sarei venuto, ma anche se lo sapevo, non ci sarei venuto o se lo sapevo, non ci venivo.

 

  1. I di intransitivo

Il verbo intransitivo è quello che non ammette un complemento oggetto e, di conseguenza, una coniugazione passiva. Sono intransitivi i verbi di stato (essere, stare), di cambiamento di stato (crescere, impallidire), di moto (andare, arrivare). Alcuni verbi intransitivi ammettono un complemento oggetto che richiami la loro radice o il loro contenuto (si può infatti vivere una vita felice, per esempio, o correre la maratona), mentre ci sono dei casi speciali in cui il verbo intransitivo può diventare transitivo cambiando il significato: se piangere, infatti, è rigorosamente intransitivo nella frase scoppiò a piangere, diventa a tutti gli effetti transitivo nella frase piangere le vittime.

Infine, uscire il cane, scendere i bagagli, entrare le buste della spesa non si può dire! Oppure sì, ma purché si sappia bene che si tratta di forme regionali (diffusissime) che tendono a sostituire il ‘portare fuori’, ‘portare giù’ o ‘portare dentro’ con l’intransitivo corrispondente.

 

Ecco tutti i titoli della collana e le date di uscita

  1. Bada (a) come scrivi - 23 settembre 2017
  2. La nostra lingua dalla @ alla zeta - 30 settembre 2017
  3. Scrivere nell'era digitale - 07 ottobre 2017
  4. Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere - 14 ottobre 2017
  5. La ricchezza dei dialetti - 21 ottobre 2017
  6. L'italiano e le lingue degli altri - 28 ottobre 2017
  7. Le parole nella Rete - 4 novembre 2017
  8. Giornali, radio e tv: la lingua dei media - 11 novembre 2017
  9. Da San Francesco al rap: l'italiano in musica - 18 novembre 2017
  10. Arte, design e moda: il mondo parla italiano - 25 novembre 2017
  11. Il linguaggio della politica - 2 dicembre 2017
  12. Leggi, contratti, bilanci. Un italiano a norma?
    - 9 dicembre 2017
  13. L'abc della grammatica: regole e uso - 16 dicembre 2017
  14. Le parole dei quotidiani - 23 dicembre 2017

 

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