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Conosci l'italiano, cinque parole per raccontare la storia della moda

Conosci l'italiano, cinque parole per raccontare la storia della moda

Da corsetto a jeans, la moda passa anche dalle parole per raccontarne la storia e di questo parla il decimo volume della collana "L’Italiano. Conoscere e usare una lingua formidabile" realizzata in collaborazione con l'Accademia della Crusca, in edicola dal 25 novembre con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi

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Siamo fatti di acqua, per lo più, e di parole. Parole per raccontare, per ricordare, per lavorare, per mangiare, e per stare al passo con il mondo che intanto cambia. Ma non solo: usiamo le parole, da sempre, anche per vestirci. E alcune arrivano da lontano, sia nel tempo, che nello spazio.

Ecco allora, in cinque punti (e molti abiti), una piccola storia della moda.

1. Toga

Un tempo vinceva la semplicità. Sia i greci che i latini indossavano vestiti ampi e unisex: lo scopo era, essenzialmente, quello di coprirsi. A fare la differenza fra un capo e l’altro (ed era una differenza sociale) non era, dunque, il modello, ma la qualità e il colore del tessuto utilizzato. Tipico capo d’abbigliamento latino, allora, era la toga, che prendeva il nome dal verbo tegěre, che voleva dire, appunto, ‘coprire o ricoprire’.

2. Roba o vestire

Nonostante l’avvento della camisa, di provenienza franco-normanna, e delle brachae, che sono celtiche, la semplicità nel vestire fu prerogativa del mondo latino e neolatino fino al Trecento. Tanto che una mise completa, detta roba o vestire, era composta, all’epoca, da tre elementi fondamentali: una gonnella (per la parte di sotto), una guarnacca (per la parte di mezzo), e un mantello (per il sopra).

3. Mutanda

Dal Medioevo in poi, il comune modo di vestire si complica decisamente. Arrivano il fazzoletto (che prende il nome dal latino parlato faciŏlu(m), a sua volta derivato da făcies, ovvero ‘faccia’), la sottana (da subtānu(m), perché ‘sta sotto’) e la mutanda, che si chiama così per via del latino mutandum, che vuol dire ‘che si deve cambiare’.

4. Corsetto

Rispetto alle parole di derivazione latina, i francesismi si riferiscono a capi di lusso, ben più eleganti e ricercati. E così, dritti dal francese, arrivano i bottoni, la pellanda, il tabarro e il corsetto (da corset) che, se in principio indicava un generico indumento femminile, dal Settecento in poi prende le sembianze, che tutti conosciamo, del celebre bustino con le stecche.

5. Jeans

Il Novecento è pieno di internazionalismi. I più noti? Nel 1959 vengono commercializzati i primi jeans (derivato da Genova, dove si produceva la famosa e robusta tela blu); dieci anni prima, invece, un nuovo costume da bagno a due pezzi è talmente esplosivo, alla vista, da prendere il nome di bikini: come l’atollo su cui, nel 1947, vennero fatti gli esperimenti atomici.

Ecco tutti i titoli della collana e le date di uscita

  1. Bada (a) come scrivi - 23 settembre 2017
  2. La nostra lingua dalla @ alla zeta - 30 settembre 2017
  3. Scrivere nell'era digitale - 07 ottobre 2017
  4. Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere - 14 ottobre 2017
  5. La ricchezza dei dialetti - 21 ottobre 2017
  6. L'italiano e le lingue degli altri - 28 ottobre 2017
  7. Le parole nella Rete - 4 novembre 2017
  8. Giornali, radio e tv: la lingua dei media - 11 novembre 2017
  9. Da San Francesco al rap: l'italiano in musica - 18 novembre 2017
  10. Arte, design e moda: il mondo parla italiano - 25 novembre 2017
  11. Il linguaggio della politica - 2 dicembre 2017
  12. Leggi, contratti, bilanci. Un italiano a norma? - 9 dicembre 2017
  13. L'abc della grammatica: regole e uso - 16 dicembre 2017
  14. Le parole dei quotidiani - 23 dicembre 2017

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