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IL DISASTRO AZZURRO

Il gol dopo la rissa, così la Svezia inguaia l’Italia più brutta

Sbagliate tutte le scelte, decisiva la deviazione di De Rossi. A Milano serve un 2-0, un loro gol potrebbe essere letale

Non c’era il tappeto rosso di Hollywood sull’erba della Friends Arena di Solna, ma l’Italia non se n’è accorta ieri sera, nel primo round dello spareggio per andare ai Mondiali di Russia 2018. Era logico che la Svezia, nazionale di onesti lavoratori della pedata, la mettesse sul piano fisico, cercando il contatto con i nostri difensori – il primo già dopo 15 secondi, un record, col gomito di Toivonen sul naso di Bonucci –, la battaglia a centrocampo, il tackle ruvido in puro stile scandivano. Era logico, ma la nostra Nazionale non l’ha capito. E sul grande schermo che ci proietta verso la Coppa del mondo ha proiettato tutta una serie di film che non poteva tranquillamente risparmiarsi in vista della gara di ritorno a San Siro che lunedì sarà davvero complicata: bisognerà vincere con due gol di scarto e senza subire una rete svedese, altrimenti scatterà il regolamento delle coppe, dove segnare in trasferta vale il doppio (in caso di parità) nell’arco dei 180’.

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Ecco come siamo arrivati a rischiare un Mondiale senza Italia dopo 60 anni. Una serie di errori pesanti, dalla scelta di un ct che ora rischia di scalzare Fabbri dal piedistallo di peggiore della storia, fino a una classe dirigenziale inadeguata ben rappresentata da un presidente che vuol restare comunque al suo posto. Peggio di Oronzo Canà o del presidente del Borgorosso, solo che non è un film. E, soprattutto, c’è ben poco da ridere



Insomma, sarebbe stato utile come l’acqua nel deserto un golletto azzurro ieri in Svezia, ma il risultato finale è la giusta conclusione della pellicola del primo tempo, la Bella addormentata nel bosco, con un 3-5-2 volto più che altro al contenimento, al palleggio sterile tra i difensori, quelli della Bbc di juventina memoria (Barzagli, Bonucci e Chiellini) laddove la mediana di Gian Piero Ventura non ha avuto un’alzata di ingegno, nonostante la presenza dei nobili piedi di Verratti e l’esperienza di De Rossi. Troppo poco cercare degli sbocchi sulle fasce laterali, dove Candreva è a dir poco – stranamente – timido e il solo Darmian ha il piglio giusto.

Tanto che è proprio l’esterno del Manchester United l’uomo più pericoloso della Nazionale, in avvio con quel “cioccolatino” spedito per via aerea dalla linea di fondo per il colpo di testa di Belotti che, solo soletto, sbaglia il più facile dei gol per un centravanti. Pallone da una parte, portiere Olsen dall’altra, ma la mira non è da 100 milioni di euro, quelli che la scorsa estate il presidente del Torino Urbano Cairo chiedeva ai possibili acquirenti inglesi. D’accordo, è reduce da un infortunio al ginocchio, doveva giocare Zaza (ieri neppure in panchina, si cercherà di recuperarlo per il prossimo atto, al pari di Spinazzola), ma se l’Italia ora si ritrova con il fiato sospeso, con una polpettina svedese sullo stomaco, lo si deve proprio alla poca consistenza dei nostri attaccanti che non sono riusciti neppure a fare il solletico alla riserva delle riserve dello United di Mourinho – ieri in tribuna con Ibrahimovic –, il buon Lindelof, e l’ex genoano Granqvist, allora si capisce che saranno dolori anche a San Siro.

Sì, perché anche Immobile non ha incantato, anzi, ha vagato sul campo senza produrre né occasioni da rete, né suggerimenti invitanti o sponde per i centrocampisti. E chi è entrato in campo dopo e di mestiere fa la punta (Eder e Insigne, inghiottiti dalla grande paura dell’eliminazione che si è materializzata dopo il vantaggio svedese), non ha reso di più. Tanto che è stato sempre Darmian il più pericoloso dell’equipaggio di Azzurra: tiro e palo.

Ma non era aria. Anche perché sullo schermo della Friends Arena in quel momento aveva già mandato in onda Quella sporca dozzina, film fatto di colpi più o meno proibiti (come lo spintone di Berg su Chiellini per colpire Buffon in uscita), di calcio “da galeotti” che però ti devi aspettare quando la posta in palio è altissima.

Proteste, panchina effervescente, richiami all’arbitro e al quarto uomo. Preoccupandosi più che altro di questo, sul primo vero tiro nello specchio della Svezia, deviato da De Rossi, la nazionale di Andersson si è ritrovata in vantaggio, con l’Italia tramortita e incapace di reagire se non con quel jolly di Darmian. Così il finale stile Hollywood è servito: adesso e fino a lunedì il film sarà Ghostbuster, gli “acchiappa fantasmi”.

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