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Dai muri alla pasta fresca: ecco le cose da non perdere visitando Fico

Mele all'ingresso, biciclette per spostarsi, semi da piantare e lieviti da festeggiare. Una selezioni delle esperienze da fare nel più grande parco agroalimentare che apre il 15 novembre a Bologna

A Bologna apre Fico, 10 cose da vedere Il 15 novembre a Bologna apre Fico, il parco agroalimentare più grande del mondo: ecco una selezione di cose da assaggiare, vedere, provare (di Cinzia Lucchelli)


BOLOGNA . Dai semi ai dolci, dalle spiagge alle galline. Ognuno dentro Fico può trovare il proprio percorso. Ecco mete ed esperienze da prendere in cosiderazione.



La bicicletta. Il mezzo di trasporto fa la differenza: da Fico la spesa si può fare con le biciclette a tre ruote disegnata da Bianchi, si prende all’esterno e poi via lungo la pista ciclabile interna.

I muri. C’è quello delle mele e quello dei cioccolatini. Il muro di mele si trova all’ingresso del parco, primo manifesto della “biodiversità” a cui il luogo si ispira. D’altra parte sono 1.200 le varietà di questo frutto e di queste mille sono italiane. Il muro dei cioccolatini invece è opera di Venchi, che invita anche a un’esperienza sensoriale: si sceglie un ciccolatino, lo si scarta e mangia mentre un software analizza le reazioni del viso al gusto e le proietta su uno schermo.



Gli animali. Galline ovaiole, oche, conigli, cavalli da tiro, asini, bovini. Le stalle sono rappresentative, vogliono raccontare la filiera, senza l’ambizione di riprodurla. Gli animali sono duecento, ma non tutti presenti contemporaneamente, ruotano. Spazi e collocazione sono stati studiati da veterinari e nessuno degli animali presenti, assicurano, sarà ucciso. Per scelta la macellazione è l’unico passaggio della filiera alimentare escluso dallo spazio di Fico.



Il rinfresco di Gino. Gino è il nome del lievito madre usato dal Forno Calzolari. «Ha 16 anni e ogni ottobre ne festeggiamo il compleanno – dice Matteo Calzolari –. A Fico ha una stanza tutta sua, climatizzata a 18 gradi». Per fare il pane il Forno usa grani “alti”, antichi, dell’Appennino, degli anni ’30 e ’40, poi macinati a pietra. Provate a chiedere dei ciccioli del fornaio.

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Il luogo della pasta fresca. C’è la fabbrica dei sughi di Amerigo serviti con la pasta Bologna. «La nostra storia è iniziata 84 anni fa in una trattoria di campagna – dice Alberto Bettini –. I classici? Tortellini in brodo e tagliatelle al ragù. Faremo anche paste legate ad altre regioni d’Italia».

La giostra del futuro. Ci sono sei giostre multimediali nel Parco, luoghi ludici, dedicate al fuoco, agli animali, alla terra, al mare, alla bottiglie. E al futuro. Quest’ultima è particolarmente suggestiva: chiunque può scegliere un seme, piantarlo e poi seguirne la crescita da lontano, tramite un’app da scaricare sul telefonino. I filmati proiettati nelle giostre sono a cura del Centro sperimentale di cinematografia diretto da Maurizio Nichetti.

La galleria di vigne italiane. C’è un vigneto con sessanta varietà di vitigni italiani e uno solo georgiano, divisi in due da un pergolato con uva da tavola. Una volta arrivati a maturazione si potrà vedere a occhio nudo la differenza tra i grappoli.



Tartufaia. Lo spazio di Urbani si individua prima con l’olfatto che con la vista. Oltre a degustare piatti con tartufi e comprare prodotti derivati, si può assistere a una dimostrazione: due cani appositamente addestrati scovano i preziosi cibi in una tartufaia. Urbani invita anche a pensare a un investimento, destinando una propria area di terra alla coltivazione di piantine. La resa, assicurano, si vedrà dopo cinque anni con i primi tartufi.

I giochi. Concentrati vicino al settore dei dolci ci sono aree dove fare sport, rappresentazione dell’importanza di abbinare l’attività fisica a una buona e sana alimentazione. Spazio dunque alla spiaggia romagnola, con la Spiaggia Fantini club: un campo di paddle tennis, uno di sabbia e un baretto adagiato davvero su una spiaggia di sabbia dorata.

Cosmesi. Organic way propone cosmetici per viso, corpo e capelli che nascono da piante coltivate sulle colline bolognesi con metodo biodinamico. Il packaging della linea contempla solo vetro e alluminio. Da Fico si va per comprare i loro prodotti ma anche per fare il colore ai capelli. Rappresentano la filiera della cosmesi dalla pianta al prodotto e portano la banidera della eco-sostenibilità.

La libreria. Molto fornita, in tema con il Parco. E con tracce di Expo: c'è una riproduzione, ridotta, dell'Albero della vita


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