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Vino, sei calici su dieci dalle cooperative

Cantine protagoniste al “Vi.vite” di Milano. La scelta dei millennials

ROMA. Motore di sviluppo sostenibile, rigenera i territori, incarna l’eccellenza dell’Italian food, il vino è un ambasciatore nel mondo dell’Italian way of life. Quello cooperativo narra le storie di 148.000 soci produttori di 498 cantine che fatturano 4,3 miliardi di euro, di cui 1,8 arrivano dall’export. La speciale classifica Mediobanca fotografa 3 cantine cooperative tra le prime 5 cantine italiane e 10 tra le prime 20. Oltre 6 bicchieri di vino su 10 vengono dalle nostre cantine. Il vino italiano parla cooperativo. È il quadro che emerge dai dati diffusi dal Censis in occasione della presentazione di Vi.vite, la prima festa nazionale del vino cooperativo in programma a Milano il 25 e 26 novembre. «L’obiettivo è quello di celebrare e promuovere tutta la cooperazione vitivinicola, che produce il 60% del vino italiano. Il nostro intento è di dare protagonismo alle cantine e ai territori, ai viticoltori e alle loro storie, al lavoro che c’è dietro ognuna delle bottiglie prodotte», dice Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Il vino rappresenta valori materiali e immateriali che si stanno diffondendo tra i millennials secondo un consumo consapevole orientato alla qualità. Nel 2016 i consumatori in Italia hanno superato i 28 milioni. Si è ridotta la quantità di grandi bevitori. La sorpresa viene dai millennials (18/34 anni): uno su due è consumatore di vino. Si distinguono nettamente dai loro coetanei del Nord Europa dove prevale un consumo di alcol elevatissimo e di bassa qualità. Gli indicatori sul vino segnalano una grande ripresa del settore. Negli ultimi due anni, mentre i consumi dell’alimentare sono cresciuti dello 0,5%, il vino ha accelerato con balzo del +9%. Nella spesa individuale quella alimentare è aumentata dello 0,3%, quella per il vino dell’8%.

Per 9 italiani su 10, la qualità e l’italianità rappresentano i driver nella scelta del vino. Il vino di qualità è uno status simbol sociale. Gli italiani riconoscono al vino di qualità la capacità di incarnare la distintività di feste e celebrazioni. Nella scelta la qualità va a braccetto con l’italianità che per i consumatori di tutto il mondo è garanzia di eccellenza. Lo stesso vale per il 91,2% degli italiani. Di questi, il 59,9% dice che l’italianità è “molto” importante e il 31,2% che è “abbastanza” importante. In fatto di qualità i vini cooperativi rappresentano uno scrigno di Dop (52%) e di Igp (65%).

«Al di là dei numeri di ciò che il vino cooperativo rappresenta – sottolinea Ruenza Santandrea, coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari – ciò che è sempre mancato finora è un racconto del valore aggiunto che le cantine cooperative rappresentano in termini di tutela del territorio e di salvaguardia della bellezza dei tanti paesaggi agricoli del nostro Paese».

Il vino è uno dei motori più potenti del nostro export agroalimentare.
Pesa per oltre 5,6 miliardi di euro nel 2016, con un incremento del 27,6% nel quinquennio 2011-2016, 1/3 è esportato dalle cantine cooperative. La Francia ha una vendita per ettolitro più redditizia rispetto a noi, ma i cugini d’oltralpe hanno iniziato a esportare decenni prima di noi.

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