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Conosci l'italiano, cinque parole di altre lingue da usare con consapevolezza

Conosci l'italiano, cinque parole di altre lingue da usare con consapevolezza

"L'italiano e la lingua degli altri" è il titolo del sesto volume in uscita con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi della collana sulla lingua italiana realizzata in collaborazione con l'Accademia della Crusca

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Quante e quali lingue parliamo, mentre parliamo in italiano? E sappiamo davvero quello che diciamo? Nell’epoca delle conference call, dei brunch, degli influencer e dei like, ecco una comoda lista, in cinque punti, per capire che cosa può accaderci, quando strizziamo gli occhi, con disinvoltura, a certe parole che non sono le nostre.

"L'italiano e la lingua degli altri" è il titolo del sesto volume in uscita con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi della collana sulla lingua italiana realizzata in collaborazione con l'Accademia della Crusca.

Cinque parole di altre lingue da usare con consapevolezza

  1. Control room

Utile per capire che usiamo l’inglese, talvolta, per darci un tono, e non per necessità. L’espressione indica, infatti, una sala di controllo, quella della Nasa, ad esempio. Di recente, tuttavia, è abitudine diffusa chiamare control room qualunque portineria (condomini inclusi). Ma perché, se la parola portineria, comoda ed esatta, esiste già? E perché chiedere un abstract, agli studenti, invece del vecchio riassunto? E perché aspettare il coffee break, invece della pausa caffè?

  1. Mister

Utile per evitare figuracce, quando andiamo in Inghilterra. Perché l’allenatore, per esempio, noi lo chiamiamo mister, ma il mister, lassù, non ha nulla a che vedere con il coach (così, invece, lo chiamano loro). Facciamo attenzione, dunque, e ricordiamoci sempre che il nostro footing serale, nel Regno di Elisabetta, si chiama jogging.

  1. Flirtare

Utile per ricordare che una dittatura può cambiarci anche le parole. Ai tempi del fascismo, infatti, era vivamente consigliato di evitare gli anglicismi. Le parole italiane che li sostituirono, tuttavia, raccontano tutta la goffaggine spericolata dell’operazione: fiorellare, al posto di flirtare; arlecchino, invece di cocktail… Per non parlare degli amanti del tennis, che, in quel periodo, dovevano praticare il giuoco delle racchette.

  1. Backuppare, forwardare, downloadare, upgradare

Utile per evitare quell’effetto ibrido, particolarmente di moda, fra italiano e inglese. Sarebbe bello, dal momento che pure la nostra lingua possiede i termini precisi per dirlo, salvare, inoltrare, scaricare e aggiornare; tuttavia, se proprio non ci riesce, l’Accademia della Crusca consiglia, almeno, di fare un backup, fare un forward, fare un download, fare un upgrade. Di evitare l’infinito, in buona sostanza.

  1. Élite

Utile per renderci conto di quanto anche il francese dia, e abbia dato, alla nostra lingua. A parte i cosiddetti prestiti integrali (èlite, appunto, ma anche chic, toilette parvenu… ) ereditiamo dal francese, pur se italianizzate, moltissime parole comuni nel nostro vocabolario: mangiare, parlare, cravatta, gioia, noia… Il caso più curioso, di certo, è quello della velina: arrivato nel nostro italiano all’inizio dell’Ottocento, direttamente dall’espressione papier-vélin (tipo di carta molto leggera), il termine ha cominciato a indicare, nel periodo fascista, il mezzo che il regime usava per comunicare agli organi di stampa (su fogli di carta velina, appunto) quali notizie dare e quali censurare. A dare un nuovo significato alla parola, ci ha poi pensato “Striscia la Notizia”, tanto che oggi, nell’immaginario collettivo italiano, la velina è una via di mezzo fra una valletta e una ballerina: bionda o bruna, spesso fidanzata con un calciatore.

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