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Papa Giovanni XXIII patrono dei militari, il no dei vescovi

Spira aria di rivolta tra i vescovi italiani per la proclamazione a Patrono dell’Esercito italiano di San Giovanni XXIII, il papa del Concilio Vaticano II e della Pacem in Terris. Dopo la cerimonia “laica” di consegna della bolla di nomina da parte della Congregazione del Culto Divino ai capi delle forze armate italiane nella sede del Palazzo Esercito di Roma, e in vista della celebrazione dell’11 ottobre prossimo nella basilica di San Pietro in Vaticano per il rito sacro che “benedirà” con una liturgia ad hoc il discusso riconoscimento, non sono pochi i vescovi che si dicono contrari e puntano a far saltare la proclamazione.

«Sorpreso» si dice il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana), ma non esprime giudizi perché, avverte, «non ne sapevo nulla e prima di parlare voglio documentarmi». Bassetti – da poco capo dei vescovi italiani – non sa che l’idea di nominare papa Roncalli patrono dell’Esercito fu avanzata nel 1996 dal suo predecessore, il cardinale Angelo Bagnasco quando era vescovo Ordinario delle Forze Armate. A questo punto – si apprende in Vaticano – «tutto è nelle mani di papa Francesco», forse anche lui preso in contropiede dall’iniziativa.

Tra quanti invece gridano allo “scandalo”, il più deluso è il presidente di Pax Christi, il vescovo di Bari Giovanni Ricchiuti che parla di «provvedimento irrispettoso, assurdo, anticonciliare», e non nasconde che sta lavorando per far annullare la nomina dalle stesse autorità che l’hanno proclamata mentre il Papa era impegnato nel delicato viaggio apostolico dei giorni scorsi in Colombia. «Non si può definire in altro modo questa proclamazione – lamenta Ricchiuti –, è un fatto indegno della memoria profetica di Giovanni XXIII».

«Non si fa – aggiunge il presule –, i vescovi italiani non sono stati consultati, non abbiamo saputo nulla, si è proceduto con una sorta di sotterfugio, ma che stile è? Non lo ammetto, non lo accetto». «È assurdo coinvolgere papa Roncalli a patrono dell’Esercito», cioè di colui che denunciò ogni guerra, il Papa che con la “Pacem in terris” mise in archivio il concetto di “guerra giusta”, e che viene nominato patrono dell’Esercito «solo per il fatto di essere stato da giovane cappellano nella sanità militare, all’epoca della “Grande guerra». «Quello che più ci rammarica – confessa Ricchiuti – è che questa decisione è stata assunta senza che se ne sapesse nulla. È un fatto inaccettabile». Monsignor Ricchiuti intende appellarsi ai vertici della Cei per bloccare tutto e si augura che «si alzino anche altre voci affinché non si faccia questo passo».

«Mi unisco all’appello di monsignor Ricchiuti e trovo come lui irrispettoso coinvolgere papa Giovanni come patrono delle Forze Armate», fa eco un altro vescovo, Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, ed ex presidente di Pax Christi. È «un’assurdità – dice – l’accostamento tra la figura di papa Roncalli e le forze armate, anche perché non rappresenta il “sensus fidei” di tanti credenti che hanno conosciuto il Papa come l’uomo amorevole e il Pontefice finalmente vicino, anche fisicamente, alla gente». Monsignor Valentinetti dice di non capire come «si possa giustificare questa operazione avviata nel lontano 1996, e per questo segnata da innumerevoli difficoltà e dubbi in seno ecclesiale, con il fatto che l’allora Giuseppe Angelo Roncalli rispose all’obbligo della leva in sostituzione del fratello. Si dimentica, però – prosegue Valentinetti – che lo stesso Papa, in diverse lettere, descriveva l’esperienza da militare come traumatica, tanto che tornato a casa volle staccare dai suoi abiti e da se stesso tutti i segni del servizio militare. Ed ora cosa fanno? Gli ricuciono addosso una mimetica. Assurdo».

Perplessità
e riserve da Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Giovanni XXIII, che parla di «forzatura» e sottolinea che «a questo punto bisognerebbe fare un passo in più: Roncalli diventi patrono dei giovani». Sarà ascoltato Oltretevere e alla Cei?

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