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M5s. La lezione della politica all'atto di fede grillina

Quando una scelta ponderata diventa un atto di fede, puoi permetterti di tutto. Se sei il presidente di una squadra di calcio puoi vendere i tuoi migliori giocatori per monetizzare, anche a rischio di retrocedere in serie B, ma i tifosi ti verranno dietro lo stesso.

Se sei un leader religioso puoi cambiare i dogmi esistenti da secoli o introdurne di nuovi, fare il contrario di quello che predichi, piegare i valori alla realpolitik, ma i fedeli continueranno a pregare e a celebrare con te le feste comandate. Se sei il capo del Movimento Cinquestelle puoi mandare all’aria anni e anni di meet up, di uno-vale-uno, di diversità antropologiche, di rifiuto della politica tradizionale, e gli iscritti daranno comunque il via libera a un’operazione spregiudicata come quella di allearsi in Europa con chi dice, da sempre, l’esatto opposto di quello che pensi tu.

L’alleanza fallita tra Cinquestelle e Alde al Parlamento europeo è la dimostrazione che, anche in tempi di crisi, la democrazia rappresentativa può ancora fare la differenza. Da un lato, c’è una forza politica controllata da un uomo di spettacolo e da una società di comunicazione, che può permettersi un’inversione a U senza preavviso (con Bersani, nel 2013, erano aperte le porte dell’incontro in streaming ma chiuse quelle dell'intesa; con Verhofstadt, nel 2017, è stato il contrario) mantenendo però una costante: la decisione viene sempre presa altrove, anziché nei luoghi istituzionali della rappresentanza. Dall’altro, c’è un partito a struttura più tradizionale - per quanto l’Alde di oggi somigli a un refugium peccatorum - che deve confrontarsi, in primo luogo, con i suoi rappresentanti eletti.

Nel primo caso, appunto, basta un atto di fede della base nei confronti dei vertici; nel secondo, entrano in gioco l’esperienza e le competenze del gruppo parlamentare. Ciò che Grillo definisce “opposizione dell’establishment” è, nel metodo, la vittoria di quel corpo intermedio che dà fastidio ai populismi di destra e di sinistra. Quanto al merito, per una volta la ragionevolezza ha battuto la spregiudicatezza e la mera convenienza, che i due leader - il comico italiano e l’ex capo del governo belga - avevano adottato come criterio assoluto. Può dispiacere, soprattutto a chi conosce l’Alde dagli anni di Rutelli e Bayrou, che un progetto con un obiettivo preciso si sia trasformato in un gigantesco gruppo misto senza capo né coda; ma se dalla politique politicienne te lo aspetti, e da un personaggio navigato come Verhofstadt puoi metterlo in conto, dai cittadini che della politica rifiutano persino il vocabolario (non partito, ma movimento; non parlamentari, ma portavoce) ti sembra impossibile.

Il lato positivo della vicenda, secondo alcuni osservatori, è che i Cinquestelle hanno finalmente scoperto la politica: dopo anni di battaglie sterili, condotte con il camice verde e la mascherina per non farsi contaminare dall’aria di Palazzo, potrebbero aver capito che le mani pulite - per dirla con don Milani - non servono a niente se le tieni in tasca. Potrebbero aver capito che la mediazione non è necessariamente inciucio e che alcune volte, come insegna il proverbio milanese, piuttosto che niente è meglio piuttosto: i post su Facebook di alcuni eurodeputati grillini, per giustificare la richiesta di unirsi all’Alde, sono stati il segno che tre anni di politica vissuta in un parlamento e non dietro a una tastiera smussano anche le pietre più appuntite. Ma poi ripensi al metodo, a quel plebiscito popolare cercato senza nemmeno confrontarsi con i deputati e i senatori italiani, né con la simil-dirigenza del partito, e ti chiedi se la lezione l’abbiano imparata davvero.

L’ipotesi più verosimile, dopo aver letto l’analisi sul sacro blog, è che alla fine la parentesi si archivierà in fretta, almeno fino alle prossime Politiche: si riprenderà, come se niente fosse, la linea

dei duri e puri, che in termini di voto paga sempre, e si attenderà la nuova legge elettorale. Sapendo che le possibilità di vincere restano intatte, rispetto a una settimana fa: il vantaggio di un atto di fede, infatti, è che non ha bisogno di troppe spiegazioni.

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