IL DRAMMA DELLA POVERTA'
Una famiglia bisognosa di tutto
Sofia ha due grandi occhioni neri, e oggi compie cinque mesi. I
suoi genitori non hanno potuto regalarle nulla, ma la solidarietà
dei ferrovieri reggiani ha fatto sì che alla bambina non mancasse
il necessario: latte, pappe, vestitini e pannolini.
La vicenda ha inizio una decina di giorni fa. Santo, sua moglie
Rosa, la figlia più grande Renata e la più piccola Sofia, partono
da Catania senza un soldo in tasca. O meglio: quel poco che hanno -
dicono - finiscono per dedicarlo tutto alla neonata. Santo faceva
il muratore, ma anche a Catania la crisi economica miete le sue
vittime: un bel giorno l’azienda chiude, l’uomo si ritrova senza
lavoro e i soldi per pagar l’affitto non ci sono più. «Andate a
Reggio Emilia - gli dicono gli amici - là il lavoro si
trova».
Giunta a Reggio, però, la famigliola si ritrova senza un tetto
sopra la testa. Raggiungono un primo albergo, ma dopo un paio di
giorni non se lo possono più permettere. Tornano in stazione, dove
finiscono per dormire un paio di notti. La loro presenza però, non
passa inosservata. Soprattutto, non passa inosservata la piccola
Sofia. Che scatena la tenerezza di chi in stazione a Reggio ci
lavora quotidianamente: i ferrovieri, uomini e donne che si danno
da fare per aiutarli tutti e quattro.
«Ora alloggiamo all’hotel San Marco - racconta Rosa mentre stringe
la bambina in braccio -, ma possiamo starci soltanto perché i
proprietari hanno deciso di ospitarci senza farci pagare». Con l’i
ntercessione di Polfer, carabinieri e ferrovieri stessi, infatti,
un tetto sopra la testa di Sofia è stato possibile metterlo. «Ma
non possiamo restare qui a lungo - continua Rosa -. Mio marito e
mia figlia sono andati a cercare un lavoro. Lo cercano da giorni,
ma neanche qua si trova qualcosa. Per dormire e mangiare ci siamo
rivolti al Comune, alla Caritas, a molti preti, ma tutti ci hanno
risposto la stessa cosa: siamo pieni, non abbiamo posto. Chiediamo
soltanto un aiuto iniziale, e di riuscire a trovare lavoro. Io sono
disposta a qualsiasi occupazione, anche andare a lavare i bagni,
pur di dare qualcosa a questa piccola. Se io lavorassi, Sofia
potrebbe rimanere a casa con la figlia più grande: tra le due,
preferisco lavorare io».
Ieri, intanto, in stazione è partita l’ennesima colletta
quotidiana: quella dei ferrovieri, che per sfamare la famiglia, e
per trasformare i primi cinque mesi della bambina in un giorno un
po’ più felice, sono andati a comprare pizza. E vestitini
nuovi.
Il sorriso di Sofia li ripagherà. (mi.sc.)
(20 giugno 2009)