TANTI DUBBI DOPO LA RIFORMA SCOLASTICA
Incertezza sugli istituti da scegliere
I licei rischiano l'assalto
di Roberto Fontanili
Il Ministro dell’Istruzione decide la riforma, le Regioni e
le Provincie devono applicarla, ma è ancora tutto per aria e i
pareri non sono unanimi. Non solo per i tempi di attuazione e la
mancanza dei regolamenti: è sulla sua filosofia che centro e
periferia hanno idee diverse.
Per la presidente della
Provincia, che ne condivide la parte che razionalizza il sistema,
«questa riforma che taglia ore di insegnamento e insegnanti
preoccupa».
Ma l’allarme è sulla tempistica. «Per i decreti e i regolamenti ci
vogliamo ancora dieci giorni, poi due settimane per elaborare un
parere da dare alla Regione: perché la nostra assegna alla scuola
il compito di fare le proposte. Stiamo aspettando di capire le
nostre competenze, ma cerchiamo di arrivare a proposte che non
creino problemi» spiega Sonia Masini, che già da diverse settimane
ha avviato incontri con Provveditorato, scuole, sindacati, forze
sociali e Comuni.
La sua previsione è che migliorare la situazione sarà difficile:
«E’una riforma parziale che taglia insegnanti e orario e ci sono
sperimentazioni anche a Reggio che vanno mantenute e valorizzate.
Poi c’è il rischio che gli istituti professionali diventino un “
ghetto”. Dobbiamo invece puntare su queste scuole per creare nuove
professionalità e riconvertire l’economia». Per la Masini c’è il
rischio di assistere a una corsa ai licei, con penalizzazione di
istituti tecnici e professionali. «Occorre - prosegue - che vi
siano pari opportunità di qualità per tutte le scuole e serve
collaborazione tre scuola, istituzioni, famiglie, ragazzi e
insegnanti».
E a essere preoccupati sono anche i genitori.
Carlo Maccagnani, papà di Giulia che frequenta la terza media alla
Lepido, in città è tra quelli deve decidere. «Sono messo malissimo
- dice - con questa rivoluzione non sappiamo che pesci pigliare.
Fino a ieri nei vari istituti ci veniva prospettato un orario che
poi non sarà più così. Siamo a metà febbraio senza sapere come sarà
la scuola, mentre lo scorso anno a quest’ora si era già iscritti. L’
idea iniziale era scegliere il Bus indirizzo linguistico, anche
perché si poteva avere il biennio comune, ma con la riforma
scompare. Dobbiamo capire come diventa il Bus, con il rischio che
sia un tecnico-economico con una vaga infarinatura di linguistico.
Lo stesso ho l’impressione che valga per le magistrali e il liceo
Moro».
Anche da Emiro Endrighi dal Coordinamento genitori insegnanti di
Reggio arriva una serie di critiche, per i tempi e nel merito della
ristrutturazione, a cui saranno sottoposti in particolare gli
istituti tecnici e quelli professionali. «Siamo a ridosso delle
iscrizioni - commenta - e le famiglie non sono in grado di
orientarsi. Al di là del contenuto che non condividiamo, era
opportuno almeno dall’anno prossimo. Ma Tremonti vuole tagliare le
risorse alla scuola da subito». «La riforma si applica dalla prima
classe - ci spiega - ma la riorganizzazione degli orari, che vuol
ridurre da 36 ai 32 ore negli istituti tecnici, vale fino alla
quarta classe e le ore di insegnamento saranno di 60 minuti e per
coprire il monte ore servono meno insegnanti». A non convincere è
il modello, che prevede una riduzione delle ore delle materie
professionali e l’utilizzo dei laboratori come momento formativo.
«I guai grossi - è la previsione di Endrighi - li avremo negli
istituti tecnici e professionali, dove il taglio è proprio sulle
materie professionali e mancano le risorse per far funzionare i
lavoratori. Per i tecnici è una finta riforma».
(09 febbraio 2010)