I reggiani sempre più esperti nel truffare le casse del Fisco
Evasioni di imposta con una media di 15 mila euro. Indagini a tappeto di Finanza e Agenzia delle Entrate: «Occorre una tassazione sostenibile»
REGGIO. I «furbetti» sono di casa anche a Reggio. Lo dimostra il
lavoro della Finanza e dell’agenzia delle entrate che ha appurato
oltre un centinaio di casi (104) con un’evasione di imposta
accertata di oltre 2milioni di euro.
«In apparenza, normali contribuenti: nella realtà, agiati
proprietari di immobili di prestigio, auto di lusso e yacht. Sono
quasi 1.500 - si legge in una nota - gli accertamenti sintetici
realizzati dall’agenzia delle entrate in Emilia-Romagna nei primi
dieci mesi del 2009, utilizzando il redditometro. I controlli,
aumentati del 191% rispetto allo stesso periodo del 2008 (1.490
contro i 512 dell’anno scorso), hanno portato alla luce una
maggiore imposta accertata di 22 milioni di euro. Attraverso questa
attività di controllo, basata sul confronto tra i redditi
dichiarati e l’effettiva capacità di spesa (consumi e incrementi
patrimoniali manifestati), è stata accertata una maggiore imposta
media di 15mila euro: nel 78% dei casi, l’accertamento è stato
eseguito su contribuenti che avevano presentato la dichiarazione
dei redditi, mentre il restante 22% aveva completamente aggirato l’o
bbligo di dichiarazione, nonostante un tenore di vita molto
elevato».
L’INDAGINE. Negli ultimi dieci mesi, la Finanza
reggiana ha accertato come diversi imprenditori - legati in
particolare al mondo dell’edilizia - abbiano presentato
dichiarazioni dei redditi fittizie rispetto al tenore di
vita.
C’è chi poteva permettersi auto di lusso, nonostante dichiarasse al
Fisco di guadagnare meno di 30mila euro. C’è anche qualcun’altro
che ha studiato bene la legge, intestando i beni di lusso a società
di comodo, per poi godersi quegli stessi beni, nonostante in realtà
dichiarasse un reddito da impiegato.
REDDITOMETRO E CETE. I finanzieri ora si
concentrano sulle posizioni delle persone fisiche e sui redditi
personali. E per farlo i militari, in collaborazione con l’agenzia
delle entrate, hanno «rispolverato» il «redditometro», un metodo di
controllo istituito con un decreto legge del 1992 che permette l’i
ncrocio dei beni posseduti con quanto realmente dichiarato.
Nelle maglie dei finanzieri, proprio grazie a questi controlli
incrociati, sono finiti, negli ultimi dieci mesi circa 25 evasori,
tutti imprenditori di medio e piccolo livello, ma con una buona
capacità reddituale.
Per tutti sono scattate sanzioni amministrative: la legge infatti
non prevede la contestazione di reati penali nel caso in cui l’e
vasione sull’imponibile non superi i 100mila euro. La Finanza,
però, per incastrarare gli evasori, si serve anche di una nuova
metodologia di controllo che si base su un sistema informatizzato,
il Cete (controllo economico del territorio). Un’enorme banca dati
nella quale i militari possano verificare anche il tenore di vita
di coloro che dichiarano meno di quanto in realtà sono capaci di
spendere.
GLI ESEMPI. Il lavoro svolto dall’agenzia dalle
entrate, in realtà è una minima parte rispetto a quanto scoperto
dalle inchieste della Finanza. La più clamorosa - emersa lo scorso
giugno e con una seconda tranche a ottobre - aveva permesso ai
militari di incastrare qualche «furbetto». Dodici imprenditori,
infatti, denunciavano un reddito che raggiungeva a malapena i
30mila euro, ma nonostante uno stipendio apparentemente modesto,
nel fine settimana si dividevano tra ville al mare e appartamenti
di lusso in montagna o al lago. E per raggiungere quei posti
esclusivi, aprivano le rispettive rimesse tirando fuori gioielli
della meccanica come Ferrari d’epoca, Porsche e Lamborghini. Quei
dodici imprenditori reggiani ora dovranno restituire al Fisco
quanto evaso negli ultimi cinque anni. I militari erano partiti
nella scorsa primavera con la semplice annotazione di alcuni numeri
di targa legati ad auto quali Ferrari, Porsche e Lamborghini. Un’o
perazione che aveva poi permesso loro di contestare a dodici
imprenditori oltre 4,5 milioni di euro sottratti al Fisco.
FINTE FATTURE. C’è poi tutto il capitolo legato
alle indagini della Finanza in merito alle fatture false che
permettono non solo di eludere il Fisco, ma anche di avere, grazie
ai rimborsi Iva, liquidità a disposizione in un momento così
delicato di crisi economica.
Spesso la Finanza si trova davanti a situazioni che hanno del
paradossale, in cui aziende e fornitori di proposito si accordano
sulle false fatturazioni. Un modo per lievitare i costi e
dichiarare meno profitti.
(18 novembre 2009)