I MORTI DEL PO
Da diciotto anni senza un nome
La struggente storia di «Maria Pia», la giovane donna che era stata inghiottita e poi restituita dal Po. Trovata nel 1991 e mai riconosciuta, ora riposa nel cimitero di Boretto
di Tiziano Soresina, Andrea Vaccari
BORETTO. Quel corpo dal macabro galleggiamento
venne avvistato nel Po il Venerdì Santo di 18 anni fa: lo
avvistarono gli operai di una ditta borettese d’escavazioni, poi il
mesto recupero del cadavere per sottrarlo dal lento e inesorabile
«viaggio» verso la foce.
Per la gente del fiume un tragico «rituale» a cui non ci si abitua
mai. Ma i giorni di passione per quelle povere spoglie fanghose non
si esaurirono, purtroppo, nella settimana pasquale del 1991.
Gli accertamenti medico-legali dissero che si trattava di una
giovane donna che nel Grande Fiume aveva trovato la morte.
A lungo la salma rimase in una cella frigorifera dell’obitorio
nella speranza che qualcuno si facesse avanti, che si potesse con
il test del Dna dare un’identità certa al cadavere riemerso dai
fondali nel giorno della primavera’91 in cui si ricordava l’agonia
di Gesù sulla croce.
Niente di tutto questo, solo congetture, cioè che si potesse
trattare di una ragazza senza famiglia (o che con i familiari aveva
troncato ogni tipo di rapporto), oppure di una straniera arrivata
da poco in Italia e annegata chissà in quale ansa del fiume.
Mistero fitto anche sulle cause di quella giovane esistenza
spezzata e poi «inghiottita» dalle acque limacciose del Po. Fu un
suicidio? Un delitto impunito? Un incidente o più banalmente un’i
mprudenza?
Ancora solo e soltanto piste investigative tutte da verificare,
perché a nulla portò lo spulciare l’elenco degli scomparsi da parte
dei carabinieri.
Un cadavere a cui non è possibile dare un nome è una condanna
ulteriore per la vittima, privata anche dell’affetto e del ricordo
dei suoi cari.
Ma un gesto di pietà c’è stato per questa giovane donna misteriosa
dal destino così atroce.
Il Comune di Boretto - come prevede la legge - ha sepolto quei
resti umani d’infinita tristezza nel cimitero locale. Una sepoltura
che strappa le lacrime, perché sulla lapide è riportato il nome di
Maria Pia. Un bel nome, ma di fantasia, per non dimenticare quella
vita spezzata troppo in fretta.
Maria Pia è scritto a pennello, forse per non fare morire mai la
recondita speranza di poter cancellare un giorno quel nome delicato
assegnatole dai manutentori del cimitero di Boretto, per
sostituirlo con quello vero.
Alla croce sulla lapide è stata affiancata una corona del rosario e
non mancano i fiori, a cui pensano gli inservienti che conoscono
benissimo la storia di Maria Pia e non perdono mai d’occhio quella
tomba a cui nessuno - a parte loro - fa una visita o si ferma in
preghiera. Sono loro i «suoi» congiunti, sono loro la mano
caritatevole che pulisce ed abbellisce - di tanto in tanto - la
tomba in marmo rosa che si trova nella parte nuova del cimitero di
Boretto.
Una storia struggente, lunga ormai più di diciotto anni: sarebbe
terribilmente ingiusto che finisse così...
(25 novembre 2009)