Mr. Openpolis: obiettivo trasparenza

Al parco Cervi stasera Vincenzo Smaldore, fondatore del sito che “controlla” i politici, invitato alla festa reggiana dei Giovani democratici 

    di Evaristo Sparvieri

    REGGIO.

    «I giovani? Sono loro la speranza di una futura classe politica trasparente e partecipativa, la cui formazione è imprescindibile dalle nuove tecnologie. E magari proprio Reggio sarà tra le prime realtà ad aderire ad Openmunicipio». Vincenzo Smaldore è uno dei fondatori di Openpolis, la piattaforma web che si pone l’obiettivo di avvicinare i cittadini alle istituzioni, sfruttando le potenzialità della rete: monitorando l’attività di oltre 150mila politici italiani, grazie ad Openpolis chiunque con un clic può venire a conoscenza di atti, interrogazioni, ordini del giorno e votazioni, tracciando un quadro della produttività di un politico nella vita pubblica.

    Per ora deputati e senatori. Ma all’orizzonte c’è il grande salto che porterà alla nascita di Openmunicipio, con la possibilità di monitorare anche l’operato dei consiglieri comunali. Obiettivi condivisi dai Giovani democratici reggiani, che hanno invitato Smaldore ad un incontro pubblico della festa provinciale Reggio 2020. “Trasparenza è partecipazione” il titolo dell’incontro, in programma stasera alle 20 al parco Cervi, al quale parteciperà anche il capogruppo Pd in consiglio comunale Luca Vecchi. E proprio parte del gruppo consiliare Pd, circa un anno fa aveva presentato una mozione per aderire ad Openmunicipio, facendo propri gli obiettivi di trasparenza e partecipazione del progetto.

    Smaldore, com’è nata l’idea di monitorare l’attività dei nostri politici?

    «Openpolis nasce sei anni fa da un gruppo di persone preoccupate dal fatto l’amministrazione della cosa pubblica sia spesso distante dai cittadini, che non hanno accesso ai processi decisionali, nè ai meccanismi della politica. Abbiamo iniziato a porci semplici domande, del tipo “sappiamo chi sono i nostri rappresentanti?”, oppure “Cosa fanno?”. Ci siamo accorti di non essere in grado di darci risposte».

    Di qui l’idea di sfruttare l’opendata, cioè la pubblicazione online di informazioni pubbliche?

    «Volevamo rendere consapevoli i cittadini dell’operato e degli incarichi degli eletti. Prima abbiamo iniziato con una lista “anagrafica”, con informazioni generali sui 150mila “nominati”. Poi abbiamo dato vita a Openparlamento, dove su dati ufficiali di Camera e Senato teniamo sotto osservazione tutta l’attività dei parlamentari, a cominciare dalla loro presenza in aula. Pian piano abbiamo raggiunto una comunità di 21mila utenti che ci seguono e ci sostengono».

    Ora il grande passo di Openmunicipio. Quanto è importante la trasparenza anche nei Comuni?

    «Quando abbiamo pubblicato Openparlamento, abbiamo ricevuto molte richieste per declinare il nostro lavoro anche su Regioni e Comuni. Per i Comuni, poi, la pubblicità dei documenti è particolarmente importante. Non solo perchè rappresentano l’istituzione più vicina ai cittadini, ma anche perchè l’attuale legislazione, con la pubblicazione dell’albo pretorio, rende i documenti accessibili solo dietro condizioni e per un limitato periodo. Penso che non debba essere così. Il nostro progetto è no profit: ci sono solo spese di gestione che vanno dagli 8 ai 16 mila euro l'anno. Il loro sforzo consiste solo nel darci i dati ufficiali. Uno sforzo che comunque può aiutare a superare la crisi di rappresentanza, cavalcando quel concetto dinamico di “democrazia” che oggi non può prescindere dalle nuove tecnologie».

    29 giugno 2012

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