Soldi agli asili, il Comune costretto a tagliare

Tra 2011 e 2012 i trasferimenti dal Comune diminuiranno di 1,2 milioni di euro In Sala del Tricolore arriva il bilancio di previsione dell’Istituzione nidi

    di Michela Scacchioli

    REGGIO. Duecentoventuno bambini contro centoquarantasette. Tanta, infatti, è la differenza che corre tra le due liste d’attesa. La seconda, e cioè quella più bassa, è datata 1° gennaio 2011. La prima invece è di quest’anno. Stiamo parlando delle scuole e dei nidi dell’infanzia. Che - tra lattanti e piccoli di 3-5 anni - a Reggio vedono aumentare lo stand-by di 74 unità. Come se non bastasse, però, a scuole e nidi dell’infanzia quest’anno arriveranno anche meno soldi. Tra 2011 e 2012, insomma, i trasferimenti dal Comune diminuiranno di 1,2 milioni di euro (700mila più 500mila euro).

    Gli indirizzi all’Istituzione per la predisposizione del bilancio di previsione 2012 dovrebbero approdare domani in sala del Tricolore. Un panorama che non fa sorridere dal punto di vista economico anche a causa del Patto di stabilità. «I trasferimenti del Comune di Reggio nei confronti dell’Istituzione - si legge nelle linee guida che il consiglio comunale è chiamato ad analizzare e approvare - in questi anni si sono sempre mantenuti intorno al 15-16% della spesa complessiva del bilancio comunale», alias parte corrente. Questa l’incidenza percentuale del trasferimento dal 2004 a ieri: nel 2004 era il 16,3%, nel 2005 il 15,7%, nel 2006 il 16,3%, nel 2007 il 15,2%, nel 2008 il 15,5%, nel 2009 il 16,3%, nel 2010 il 16% e nel 2011 il 15,5 per cento. Proprio nel 2011 l’Istituzione ha approvato il bilancio di previsione con una riduzione del trasferimento del Comune di 700.000 euro rispetto all’anno precedente: 22.165.000 euro nel 2011, mentre nel 2010 il trasferimento era stato di 22.865.000 euro. Tra le problematiche più forti, tanto la manutenzione degli edifici quanto la questione degli organici: «Sottolineiamo - si legge infatti negli indirizzi - che la scarsità di risorse economiche e i vincoli imposti dal Patto di stabilità hanno impedito, in quest’ultimo anno scolastico, di realizzare nuove e necessarie opere di manutenzione straordinaria. In tema di personale si sono succedute, negli ultimi anni , numerose disposizioni normative, non sempre di chiara interpretazione e a volte persino contraddittorie. Norme che impongono vincoli spesso lesivi dell’autonomia costituzionale, che dovrebbe essere riconosciuta agli enti locali. I limiti riguardano sostanzialmente: il tetto di spesa di personale in rapporto alla spesa corrente complessiva del Comune. Dalla percentuale del 50%, infatti, si è passati al 40% e successivamente , di nuovo,al 50%; le assunzioni a tempo indeterminato, che possono essere effettuate nei limiti del 20% della spesa relativa al personale dimissionario nell’anno precedente; le assunzioni a tempo determinato, che una norma di indirizzo nella legge di stabilità definisce nel 50% rispetto al costo sostenuto nel 2009 (norma che il decreto mille proroghe in discussione ora in Senato rimanda al 2013 per il personale scolastico ed educativo). Oltre a questi vincoli le assunzioni sono subordinate al rispetto del patto di stabilità e alla riduzione della spesa di personale, rispetto a quanto speso l’anno precedente. Nei servizi dell’infanzia comunali si è negli anni attuata una politica orientata alla stabilità del personale. I posti vacanti sono pochi, tuttavia sono numerose le situazioni di assunzione a termine dovute alle “normali” assenze del personale. E’ pertanto importante portare al dibattito nazionale il tema delle assunzioni. Le attuali disposizioni mettono a rischio le positive esperienze di gestione diretta, attuate dalle amministrazioni comunali».

    ©RIPRODUZIONE RISERVA

    12 febbraio 2012

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