Senzatetto, la rete di accoglienza si struttura così 

L’assessore Matteo Sassi traccia un quadro della solidarietà cittadina tra Caritas, Papa Giovanni, Comune, Casa Bettola e privati, tutti volontari

    di Francesca Manini

    REGGIO

    Si incontrano di giorno e per un attimo capita di chiedersi dove passeranno la gelida notte seguente; poi la frenesia quotidiana porta a rimuovere subito il pensiero, che il freddo ha ricordato a tutti. «A scongiurare une vera e propria “emergenza senzatetto” è stata la sorprendente - o forse no - rete di solidarietà che i reggiani hanno saputo tessere» spiega l’assessore al Welfare Matteo Sassi, che ci aiuta a tracciare un sorprendente quadro di volontari e posti letto, povertà e ricchezze.

    Assessore Sassi, partiamo dal Mirabello: quanti ospiti? «Nei locali gestiti dalla Caritas e dalla Papa Giovanni XXIII in convenzione con il Comune, proprietario dei locali assegnati alla Fondazione dello Sport, sono mediamente presenti tra le 15 e le venti persone. Questo punto di accoglienza è attivo dal primo gennaio, mentre già da metà dicembre abbiamo attivato anche l’appartamento di via Dalmazia, di proprietà del Comune, che grazie alla disponibilità degli Adoratori Perpetui della Cappella del Santa Maria Nuova ospita sei o sette persone per notte. Gli stessi Adoratori da una settimana gestiscono anche una Casa Vacanza da 16 posti in via Davoli messa a disposizione di un privato».

    Tre punti di accoglienza? «No, i punti in tutto sono cinque: Mirabello, via Dalmazia, via Davoli, la sede di Rifondazione Comunista, aperta per la notte da sabato sera, e il dormitorio di via Agosti con i suoi 12-14 posti usuali. Prima che fosse messa a disposizione la Casa Vacanze di Santo Stefano i volontari di Città Migrante avevano messo a disposizione anche Casa Bettola, che ospitava 8 persone, spostate poi tra Santo Stefano e via Gandhi».

    Si è messa in moto una grande rete di solidarietà.

    «Sì, il nostro territorio sta dimostrando di avere una grande ricchezza, senza contare la storica rete di parrocchie che rientrano nel progetto di accoglienza studiato dalla Caritas e dal Comune per accogliere in tutto un altro centinaio di persone. Anche un signore di Quattro Castella ha messo a disposizione un appartamento dove vengono ospitate due persone da alcune settimane: non si contano poi i cittadini che hanno donato coperte, lenzuola, vestiti e alimenti».

    Il «solito» progetto di accoglienza non è bastato.

    «Purtroppo no, i bisogni sono in aumento: se l’anno scorso bastavano il dormitorio e le parrocchie, quest’anno è solo grazie a un tempestivo potenziamento della rete che non ci troviamo in emergenza. La convenzione del Comune con Caritas, che prevede sempre un potenziamento per l’emergenza freddo, da quest’anno si avvale del fondamentale aiuto della Papa Giovanni XXIII che per il Comune gestisce l’Unità di Strada, al momento impegnata nella distribuzione di sacchi a pelo, bevande calde e a segnalarci i casi di difficoltà».

    Ma cos’è cambiato dallo scorso anno?

    «Intanto le temperature: questa ondata di freddo siberiano nel 2011 non c’era stata, ma più grave è il tema della crisi, ricorrente nei racconti di questi poveri. Hanno tutti storie diverse ma al centro c’è il problema del lavoro, molti di loro avevano una professione e sono scivolati nella povertà».

    Situazioni limite che non si scioglieranno in primavera.

    «Ed è questa la vera sfida. Una volta superato il gelo, dovremo lavorare molto soprattutto sul tema del lavoro per offrire a queste persone concrete opportunità per risollevarsi. In questo non disperdere la rete di solidarietà che si è creata è fondamentale».

    12 febbraio 2012

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