CARLA RUFFINI (SEL)

«Le istituzioni si mobilitino per ripristinare la legge 188»

Anche le istituzioni reggiane si mobilitino per il ripristino della legge 188 contro le dimissioni in bianco». A dirlo è Carla Ruffini, coordinatrice di Sel (Sinistra Ecologia Libertà) di Reggio. Ed...

    Anche le istituzioni reggiane si mobilitino per il ripristino della legge 188 contro le dimissioni in bianco». A dirlo è Carla Ruffini, coordinatrice di Sel (Sinistra Ecologia Libertà) di Reggio. Ed è con una lunga nota che Carla Ruffini ripercorre un altrettanto lungo percorso.

    «Il 17 ottobre 2007 - si legge - venne approvata la legge 188, per combattere l’abuso di potere che viene spesso compiuto nei confronti di giovani lavoratrici e lavoratori al momento dell’assunzione, aggirando il divieto di licenziamento che vige nel nostro ordinamento in assenza di giusta causa e giustificato motivo (di aggirare dunque l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori). È al momento dell’assunzione infatti che un datore di lavoro può richiedere di firmare una lettera di dimissioni volontarie, definite in bianco perché senza data. La data verrà messa successivamente, quando quella ragazza sarà incinta, o quel ragazzo avrà avuto un infortunio o una lunga malattia».

    «La legge 188 (relatrice Titti Di Salvo e prima firmataria Marisa Nicchi, che si battono oggi per il suo ripristino a fianco del movimento delle donne e dentro la formazione politica di Sel) - prosegue - aveva una funzione preventiva basata su un’autodichiarazione codificata e non su norme che agivano a posteriori, illiberali e crudelmente repressive, e venne votata all’unanimità alla Camera e a maggioranza al Senato, dove l’opposizione principale fu condotta dall’allora senatore e poi Ministro del lavoro Sacconi. Appena insediato il governo Berlusconi (si è trattato infatti di uno dei primissimi provvedimenti di quello sciagurato governo), cancellò con un colpo di spugna la norma nonostante la ferma e ampia protesta delle donne. Le principali vittime della pratica delle dimissioni in bianco sono infatti le lavoratrici, costrette a firmare una lettera di licenziamento senza data, usata come una vera e propria spada di Damocle soprattutto in caso di maternità».

    «È stato dunque - ricorda Ruffini - il debutto di un governo ostile alle donne, vero e proprio atto  simbolico contro la loro autonomia. Un fatto sprezzante, tra i tanti che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni e mesi, come l’obbligo di innalzare l’età della pensione delle donne (anziché l’impegno per farla maturare alle giovani), come la cosiddetta “liberalizzazione” degli orari degli esercizi commerciali, o come le spudorate intenzioni dichiarate da dirigenti d’azienda (vedi il clamoroso caso di Indago) di licenziare solo donne: “Così possono stare a casa a curare i bambini”».

    «Ma una nuova importante mobilitazione è in corso – si legge - e, a partire dalla raccolta simbolica di 188 firme (in realtà sono migliaia le donne che in questi mesi hanno fatto sentire la loro voce chiedendo il ripristino di questa legge), si è aperto un confronto serrato con il nuovo governo»

    Non è accettabile secondo Sel la posizione assunta dalla Ministra Fornero, «che ha sottolineato la necessità di agganciare (e subordinare) il ripristino eventuale della legge alla riforma del mercato del lavoro. La connessione con la riforma del mercato del lavoro non è necessaria, è anzi impropria e fuorviante, perché si tratta in questo caso di impedire un abuso odioso, perseguendo un obiettivo di civiltà, di rispetto dei diritti inalienabili del lavoro e della persona, che dovrebbe essere condiviso da tutti i soggetti sociali e politici interessati».

    «Chiediamo anche alle istituzioni reggiane - ribadisce la coordinatrice di Sel - di prendere posizione in questa battaglia di civiltà, proponendo ordini del giorno in tutti i consigli (i consigli comunali di tutta la provincia e il consiglio provinciale) per sollecitare l’immediato ripristino di questa legge e contribuire in tal modo alla necessaria pressione sul governo nazionale. Sappiamo che alcune consigliere comunali e provinciali si sono già attivate per promuove mozioni e odg da presentare ai diversi consigli locali e naturalmente ne sosterremo con forza l’iniziativa. La riconquista della legge 188 oggi, oltre alle ricadute concrete sulle condizioni di lavoro e di vita di lavoratrici e lavoratori, avrebbe il significato simbolico straordinario di riaffermare la libertà e l’autodeterminazione contro ogni forma di soggezione e costrizione: ciascuna donna e ciascun uomo deve essere artefice della propria vita e delle proprie scelte, in particolare delle scelte procreative che solo uno spirito illiberale e incapace di immaginare il futuro può contrapporre al lavoro. Si tratta non solo di riprenderci questa legge, ma di riaffermare con forza l’esistenza del corpo femminile nei luoghi di lavoro, perché il lavoro per noi (e per tutti) non sia solo da conquistare ma da rendere più simile a noi stesse. E di “smontare” - conclude - quegli ingranaggi impersonali e autoritari che sottomettono la vita alle disumane logiche del mercato».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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