Rubiera, per i morti d'amianto del suo ex stabilimento Icar, resta in parte fuori dai risarcimenti concessi alle parti civili nella sentenza del processo di Torino. Per gli avvocati D'Andrea e Pezzarossi si tratta di una sentenza molto articolata
RUBIERA
Il tribunale di Torino ha condannato Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier a 16 anni di carcere nell'ambito del processo Eternit per le vittime dell'amianto. Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di entrambi i reati di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Il dispositivo fa però una distinzione tra gli stabilimenti italiani, dichiarandoli colpevoli per quanto riguarda Casale Monferrato e Cavagnolo (Torino), mentre il reato sarebbe estinto per prescrizione per gli stabilimenti di Rubiera, in Emilia Romagna, e Bagnoli, in Campania.
LA REGIONE. "La sentenza emessa oggi – ha dichiarato la consigliera regionale Roberta Mori - è frutto di uno sforzo enorme della macchina della giustizia che ha contenuto in poco più di due anni il più grande processo mai celebrato in Europa per morti sul lavoro e ambientali. Credo che la condanna dei responsabili aziendali abbia reso parzialmente giustizia alle vittime, ma soprattutto renda ineludibile un’assunzione di responsabilità, privata e pubblica, per la salute e sicurezza dei lavoratori, per la qualità del lavoro e la tutela ambien Il tribunale di Torino ha condannato Stephan Schmidheiny e Jean Louis de Cartier a 16 anni di carcere nell'ambito del processo Eternit per le vittime dell'amianto. Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di entrambi i reati di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Il dispositivo fa però una distinzione tra gli stabilimenti italiani, dichiarandoli colpevoli per quanto riguarda Casale Monferrato e Cavagnolo (Torino), mentre il reato sarebbe estinto per prescrizione per gli stabilimenti di Rubiera, in Emilia Romagna, e Bagnoli, in Campania.
I LEGALI. Avvocato Bruno Pezzarossi: "Il tribunale ha ritenuto il capo B, cioè il disastro, prescritto fino al 1999 e per il cap A, l'omissione dolosa di strumenti antinfortunistici, ha dichiarato di non doversi procedere per Rubiera e Bagnoli, resta da capire per quale ragione. Non è vero però che Rubiera sia fuori dal processo e non sia stata riconosciuta la colpevolezza degli imputati. Tanto è vero che diverse delle parti civili rubieresi rappresentate da me e dall'avvocato D'Andrea si sono viste riconoscere un diritto al risarcimento del danno. Con quali criteri? Al momento non lo sappiamo. Probabilmente il tribunale ha riqualificato i reati rispetto a quella che era l'impostazione originaria della procura. E' una sentenza molto articolata che fa tantissimi distinguo anche negli accorpamenti delle parti civili. Per ciò che riguarda le parti civili costituite da Regione Provincia, Comune di Rubiera, Cgil regionale e provinciale e Fillea-Cgil, il solo imputato Schmidheiny è stato condannato al risarcimento del danno che dovrà essere risarcito in sede civile. Questo significa che non è stata ritenuta responsabilità da parte di De Cartier. D'altra parte è dubbio che potesse essere operativo come amministratore di fatto già negli anni Settanta. Resta comunque una sentenza importantissima".
CGIL. Questo il commento della segreteria provinciale della Camera del Lavoro: La delusione per l'esclusione dal risarcimento della maggioranza dei familiari delle vittime da amianto dello stabilimento ICAR di Rubiera, non annulla il valore importante e storico della sentenza del processo Eternit di oggi. Una sentenza che fa giustizia per migliaia di morti e che rappresenta un monito affinché la sicurezza nel e sul lavoro non sia considerata un costo.
Per la prima volta, infatti, è stato operato un accertamento di responsabilità dei proprietari dell'azienda.
Ora occorre attendere il deposito della sentenza per comprendere meglio Il lunghissimo dispositivo letto in aula, i motivi del non riconoscimento del danno ai familiari ed ai lavoratori nostri concittadini e quali azioni potranno-dovranno essere intraprese. La Camera del Lavoro di Reggio Emilia, sarà sempre al loro fianco.
LA PROVINCIA. Si tratta di una sentenza di portata storica che rende giustizia a tante vittime dell'amianto e ai loro familiari. Non possiamo tuttavia non accogliere con un certo rammarico la decisione del Tribunale di Torino, laddove il dispositivo fa una distinzione tra gli stabilimenti italiani. Il reato sarebbe infatti estinto per prescrizione per gli stabilimenti di Rubiera e Bagnoli". Così l'assessore provinciale Antonietta Acerenza commenta da Torino, dove si è recata con una nutrita delegazione reggiana, la sentenza del processo Eternit. La Provincia di Reggio Emilia, lo ricordiamo, si era costituita parte civile. Questa sentenza rappresenta un punto a favore della battaglia contro chi specula a scapito della sicurezza dei lavoratori. Certo, c'è ancora molta strada da fare perché le morti bianche sono ancora troppe, ma sono sicura che una sempre più rigorosa applicazione delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro possa, insieme alla fondamentale attività di controllo, concorrere a debellare questa piaga", conclude l'assessore.